01 ottobre 2016

San Girolamo, il santo della Vulgata e del celibato del clero


di Alfredo Incollingo

Ci sono santi ospedalieri, confessori e crociati; santi nobili e umili d'origine; santi di provenienza laica o chierici; ci sono poi uomini di Dio che furono in vita letterati e fini studiosi. Erano intellettuali che posero la loro intelligenza e la loro penna al servizio di Dio e il loro impegno li valse la qualifica di Dottore della Chiesa Cattolica: vennero naturalmente riconosciuti pilastri indispensabili del cattolicesimo.
San Girolamo è tra questi uno dei più ricordati. Lo conosciamo principalmente per la sua Vulgata, per il suo intenso lavoro di traduttore che ha permesso ai primi cristiani di conoscere le Scritture. Per noi cristiani d'occidente ha rivestito un ruolo decisivo per la conoscenza della Bibbia: la Vulgata, che abbiamo citato prima, è la sua traduzione latina del testo sacro.
Nacque a Stridone, in Illiria, nel 347, ma ancora adolescente si trasferì a Roma per continuare i suoi studi di retorica. Probabilmente, dopo un'attenta valutazione sul suo futuro, decise di abbandonare ogni mondanità per andare a Treviri, dove viveva una comunità di anacoreti che tanto aveva attirato la sua attenzione. Si fece eremita ad Aquilea, che ospitava una grande e rinomata cerchia di asceti. Questa esperienza lo deluse profondamente per le continue rivalità tra i superiori e i singoli membri della comunità.
Decise così di lasciare l'Occidente per l'Oriente, stabilendosi nel deserto della Calcide, in Siria, vivendo per due anni in totale isolamento. Il santo non trovò pace neanche in pieno deserto! Ad animare gli eremiti e i cristiani della regione, oltre alle classiche rivalità tra vescovi, si intromise anche l'eresia ariana che creò non pochi problemi alla Chiesa Cattolica. Girolamo fuggì ad Antiochia nella speranza di trovare un luogo adatto alle sue necessità spirituali. In città approfondì presso la scuola teologica locale lo studio della disciplina, venendo consacrato presbitero dal vescovo Paolino. Sempre per motivi di studio si trasferì a Costantinopoli, imparando il greco con San Gregorio Nazianzeno e venendo a conoscenza così di importanti opere teologiche.
Fu la sua profonda conoscenza della lingue ellenica a convincere Papa Damaso I a commissionargli la traduzione in latino della Bibbia dei Settanta, la traduzione greca della Scrittura. Dopo aver lasciato con Nazianzeno Costantinopoli, Girolamo fece ritorno all'Urbe nel 382. Venne nominato segretario del pontefice, indicato da questi tra l'altro come suo successore, e lavorò alla Bibbia in latino. La Vulgata sarà il testo di riferimento per la copia e poi per la stampa di tutti i testi sacri cristiani finora conosciuti, almeno fino al XX secolo, quando si preferì tradurre la Bibbia senza la mediazione greca (per ottenere un testo scevro da errori di traduzione).
Fu un personaggio attivo nella Curia romana, tanto da meritarsi gli elogi del Papa e l'inimicizia del clero per le sue riforme, controcorrenti. All'epoca, a Roma, era sorto un gruppo di nobildonne e di popolane volenterose nel dedicare totalmente la propria vita alla contemplazione, rinunciando a tutto, soprattutto alla propria sessualità. San Girolamo promosse questa iniziativa quale padre spirituale delle donne, convincendosi del necessario celibato per condurre un'esistenza completamente dedicata a Dio.
Prima delle leggi dell'imperatore Onorio il clero poteva sposarsi e avere concubine e le battaglie girolomite non furono gradite. Quando morì Damaso I, con un colpo di mano il clero romano elesse come suo successore il diacono Siricio, e Girolamo fu attaccato da più fronti e costretto all'esilio da Roma nel 385. Aleggiava sulla sua persona inoltre il sospetto di istigazione al suicidio: una giovane consacrata era morta forse per i troppi digiuni cui si sottoponeva, seguendo pedissequamente gli insegnamenti del santo.
Da Ostia, e con un gruppo di discepoli, ritornò in Oriente, nei pressi di Gerusalemme, dove si stabilì. Onde promuovere la sua riforma sul celibato fondò ben due monasteri, uno maschile e uno femminile, che seguiva le sue regole sull'astinenza e il rifiuto in toto della mondanità. Visse nel suo convento fino alla morte, dedicandosi alla traduzione della Bibbia, avvenuta nel 420, l'anno dell'approvazione della sua riforma con una legge dell'imperatore Onorio che imponeva il celibato a tutto il clero.


 

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