10 settembre 2016

San Nicola da Tolentino, il santo pio di Maria


di Alfredo Incollingo

Potrebbe sembrare strana e melodica questa affermazione su San Nicola da Tolentino: santo pio di Maria. Santo e pio lo fu certamente: di lui si ricordano le lunghe ore di preghiera, il digiuno severo e l'assistenza ai poveri. Possiamo aggiungere che fu umile, sempre parco e amante della povertà, spirituale prima e materiale dopo, donando ciò che aveva agli indigenti. Infine fu devoto alla Vergine Maria e si narra che vide un gruppo di angeli trasportare la Santa Casa a Loreto il 10 dicembre del 1294.
La vita di San Nicola è segnata fin da subito dalla presenza di Dio. I genitori erano pii cristiani, ma troppo anziani per avere un figlio e le loro incessanti preghiere alla fine furono esaudite. Un angelo in sogno avvertì la coppia di recarsi in pellegrinaggio a Bari, sulla tomba di San Nicola, per veder esaudite le proprie richieste. Miracolosamente, dopo il ritorno, ebbero un figlio che chiamarono Nicola per ringraziare il santo barese dell'intercessione. Nacque a Sant'Angelo in Pontano, nelle Marche, nel 1245, dove rimase fino a quando entrò nell'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino. Dalla tenera età mostrò una spiccata vocazione religiosa, sempre sostenuta dai genitori, e ancora giovane divenne canonico della chiesa locale per meriti scolastici.
Fu durante un servizio religioso che ebbe il sentore di dover abbandonare le cose terrene e diventare eremita. Un agostiniano, recitando la sua omelia, ricordò come la concupiscenza è padrona di questo mondo. Nicola non se lo fece ripetere due volte e, con l'approvazione dei genitori, entrò nell'ordine eremitico di Sant'Agostino.
Dopo aver lasciato Sant'Angelo Nicola fu ospitato in diversi monasteri marchigiani prima di fermarsi a Tolentino, nei pressi di Macerata, dove rimase fino alla sua morte avvenuta il 10 settembre del 1305. Nessuno aveva dubbi sulla sua santità e i fedeli lo riconobbero santo ancora prima che fosse canonizzato.
Fu un uomo pio, fin troppo severo con se stesso, sempre in penitenza e subendo le peggiori sofferenze pur di espiare le sue colpe. Altrettanto energica fu la sua opera di carità. Colpito da una grave malattia, ebbe in sogno la visione della Vergine Maria che gli disse di mangiare del pane intinto d'acqua per guarire per sua intercessione. Così accadde il miracolo, e San Nicola prese l'abitudine di sfamare gli infermi con del pane benedetto, raccomandando loro di aver fede in Gesù e Maria per esser guariti. Nacque così l'usanza dei “panini benedetti” che ancora oggi l'ordine agostiniano si accinge a donare seguendo un rito particolare, secondo il volere di San Nicola.

 

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