19 settembre 2016

Sindaci obiettori? La via delle dimissioni


di Amicizia San Benedetto Brixia

Premesso che, qualora i vescovi si pronunciassero con forza, io mi piegherei immediatamente alle loro disposizioni, mi permetto di intervenire sul problema delle nozze omosessuali e della crisi di coscienza dei sindaci cattolici. Non si tratta qui del sindaco della nostra città bresciana, il quale, pur potendo delegare la prima cerimonia gay del Comune, ha ritenuto anzi di doverla presiedere egli stesso, sostenendo di fatto la precedenza dello Stato sulla Chiesa. Su tali casi, nemmeno serve pronunciarsi, si giudicano da sé. Penso piuttosto ai sindaci cattolici che non sono disposti a celebrare matrimoni contro-natura (definizione da assumersi secondo il senso della morale classica), ma che si interrogano sullo scandalo religioso e sul degrado politico che deriverebbe anche solo da una loro concessione per via di delega. Si noti che non mancano nelle nostre zone sindaci, cui le opposizioni laiciste stanno già tendendo lacci insidiosi, col pretendere di palesare ufficialmente - a monte di qualsiasi richiesta di matrimonio omosessuale - quale vorrà essere la posizione del primo cittadino cattolico in carica.

Il card. Caffarra, se ho ben inteso, propende per una linea testimoniale dura: piuttosto le dimissioni che la delega. Sul principio non si discute: la celebrazione di situazioni amorali è comunque deleteria. P

erò, allo stato attuale, qualcuno potrebbe proporre una soluzione che tenga conto dell’urgenza politica: converrebbero le dimissioni di massa dei sindaci cattolici? Non converrebbe piuttosto una dichiarazione unificata, in cui i sindaci cattolici - almeno parte di essi, la parte fedele, il piccolo resto - dichiarassero ferma opposizione morale e religiosa alle leggi inique, pur disponendo per ragioni di prudenza politica dei delegati alle celebrazioni, al fine di scongiurare che tutti i seggi del Paese siano detenuti da acattolici e/o anticlericali? In fondo i precedenti non mancherebbero e gli sviluppi storici ad oggi non rincuorano:
“I rivoluzionari, persuasi che la maggior parte delle Religiose ignorassero le nuove disposizioni, che riguardavano la loro sorte, ordinarono alla municipalità di mandare in ciascun monastero degli ufficiali per leggere il decreto dinanzi alle comunità riunite e ricevere insieme le dichiarazioni di ogni singola sorella....
Frattanto un nuovo decreto incaricava gli ufficiali dei municipi di rinnovare nei monasteri l'elezione delle Superiore e delle econome. Lo scopo era evidente: si voleva gettare lo scompiglio nelle comunità religiose. Per somma sventura i membri del Consiglio municipale di Lione, sia per paura, sia per delicatezza di coscienza, avevano dato in gran parte le loro dimissioni, e furono sostituiti da uomini venduti al partito dominante dell'Assemblea nazionale.
A capo di costoro, nel gennaio 1791, si presentò al monastero delle nostre Suore il famoso Rolland, il più ardente fautore delle idee rivoluzionarie in Lione” (qui).

A ciò si aggiunga che sindaci cattolici nudi e puri rischierebbero di trovarsi isolati ed osteggiati, ignorati e dimenticati, non solo dagli avversari, non solo dai cittadini (sia pur religiosi), non solo dai media cattolici (cfr. A titolo di esempio il caso Avvenire), non solo dal clero, ma anche dai Pastori fino ai più alti seggi.

Tuttavia, noi di Campari & De Maistre rispondiamo di no a questa posizione, svelandone il tranello e prediligendo posizioni più solide e più vicine a quelle del Card. Caffarra (e del Catechismo): il male non ha diritto di esistere e noi non vogliamo affatto favorirlo. Nessun calcolo politico può essere più importante del valore della famiglia: non possiamo appoggiare questa posizione, così come non difendiamo quei politici che firmarono la legge criminale sull'aborto per non consegnare l'Italia ai comunisti. Che i sindaci si dimettano: per testimonianza, per riportare la legge in discussione alla Corte Costituzionale, nonché per evitare di lordarsi le mani cooperando al male.

 

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