19 settembre 2016

"Ultime Conversazioni": alcuni spunti di riflessione


di Francesco Filipazzi

Il libro "Ultime Conversazioni", la lunga intervista a Benedetto XVI appena uscita a firma di Peter Seewald, ha infiammato il dibattito nel mondo cattolico, riguardo quanto ci sarebbe scritto sulle motivazioni delle dimissioni del Papa tedesco. In realtà, a parte qualche spasmodico tentativo di ricercare fra le righe messaggi in codice, al riguardo degli argomenti scottanti che in questi anni stanno togliendo il sonno ai cattolici, non c'è scritto granché e, sotto questo aspetto, che il libro non riservasse colpi di scena era prevedibile. Qualche punto interessante però si può trovare, in particolar modo riguardo la persona Joseph Ratzinger.

Il volume parla della storia di un giovane sacerdote che, dopo il seminario, prese la strada dell'insegnamento totalmente ignaro di cosa la vita gli avrebbe riservato, ma sempre pronto ad obbedire alle chiamate che gli giunsero dall'alto. L'intelligenza brillante e il metodo con cui si applicò, portarono il teologo a diventare subito una specie di celebrità nel mondo accademico tedesco e la novità del linguaggio ratzingeriano ben presto lo portò ad essere considerato un "progressista". Quest'ultimo però, per chi conosce i suoi scritti e alla luce di ciò che spiega Benedetto nel ricordare la sua vita, non appare un aggettivo esatto. Un punto centrale del volume è probabilmente  questa distinzione che, se non tenuta in considerazione, rischia di trarre in inganno nella valutazione dell'uomo e del sacerdote. Il progressismo del giovane Ratzinger è infatti un metodo espositivo rinnovato, un nuovo approccio alla teologia, un linguaggio novecentesco applicato alla dottrina di sempre. Non è il progressismo deleterio di chi ancora oggi vuole negare verità di fede e rileggere il cattolicesimo in un'ottica mondana.

L'approccio teologico nuovo venne portato da Ratzinger al Concilio Vaticano II e inizialmente fu dirompente, ma ben presto lasciò il passo a chi, con la scusa di un nuovo linguaggio cercò davvero di fare della Chiesa una struttura svuotata e "moderna" nel senso stretto del termine. L'operazione modernista non riuscì, ma i semi del male vennero piantati.

 Lo stesso Ratzinger ammette di essersi interrogato poco tempo dopo, con i suoi interlocutori, sull'esito del Concilio. Già nel 1966 denunciò che gli avvenimenti stavano prendendo una brutta piega. Anche in ambito liturgico, il futuro Papa non fu d'accordo con il pensionamento frettoloso dell'antica liturgia, ritenendo che un rito millenario non potesse essere liquidato in poco tempo. Proprio per ricostruire un legame che riteneva spezzato, scrisse durante il suo pontificato, il Motu Proprio Summorum Pontificum.

Le critiche e le riflessioni post conciliari valsero al professor Ratzinger molti grattacapi, tanto che il suo amico Kung iniziò ad odiarlo e lo odia tutt'ora.

Ratzinger però non era solo un teologo di fama. La sua attività di insegnante lo portò ad avere a che fare con molti studenti dei quali curava anche l'anima. Un aspetto della storia di Benedetto poco conosciuto è proprio il suo rapporto con i giovani, dai quali a quanto pare era molto amato e cercato. In misura diversa, ma in qualche modo simile, un altro grande "pastore" di giovani fu Karol Wojitila e non è un caso che entrambi durante i loro pontificati abbiano saputo toccare le corde del cuore dei ragazzi di tutto il mondo.

A parte questi aspetti, nel libro non c'è molto e chi ha già avuto modo di leggere l'autobiografia troverà la possibilità di fare un veloce ripasso della vita e delle opere di Joseph Ratzinger, il cui ruolo storico e spirituale probabilmente sarà chiaro nei prossimi anni.


Scriveva Joseph de Maistre che l'Ordine, dopo la rivoluzione, non potrà essere identico a quello pre rivoluzionario. "Questa rivoluzione - scrive il Conte - non può finire con un ritorno all'antico stato di cose, che sembrerebbe impossibile, ma con la rettifica dello stato in cui siamo caduti". Ciò vuol dire che non si riporteranno indietro le lancette dell'orologio, ma che nascerà qualcosa di nuovo, nel segno della millenaria tradizione cristiana, mondato dalle eresie dell'oggi. A mio parere, mi si permetta un giudizio del tutto personale, la "rettifica" si baserà sugli scritti di un mite teologo tedesco che per un caso fortuito divenne Papa. Joseph Ratzinger ha fornito le fondamenta per permettere alle nuove generazioni di riedificare la Chiesa. Nei prossimi anni sarà evidente.
 

1 commento :

  1. Il commento più bello che abbia letto, complimenti.....non ho ancora avuto l'opportunità di leggere il libro, ma spero di farlo presto. Ratzinger resta un grande, forse il più grande degli ultimi secoli, il tempo e la storia, non di parte, gli renderanno l' onore e il posto che merita. Grazie.TB.

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