10 settembre 2016

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: San Michele Arcangelo, Gregorio Magno e la peste (Parte IX)


di Alfredo Incollingo

All'alba del medioevo un Papa coraggioso affrontò con fede e speranza le insidie di un mondo in decadenza: peste, cataclismi e guerre continue non fiaccarono il suo animo, ma lo stimolarono a combattere il male che lo circondava.
Il suo rifiuto del mondo, della tragicità della vita, non si concretizzò nella fuga, come era abitudine all'epoca. San Gregorio Magno, pur avendo vissuto per anni in solitudine, venne eletto pontefice a furor di popolo, senza mai accettare del tutto la carica che gli veniva riconosciuta. Eppure il suo malumore non intaccò la sua volontà che anzi si palesò in tutta sua forza. Il suo impegno nel soccorrere gli afflitti salvò Roma dalla miseria e da una catastrofe umana peggiore. Dovunque ci fosse bisogno del suo intervento caritativo e amministrativo, era presente con i collaboratori più fidati, per lo più monaci benedettini, dando ristoro a città depresse.
Roma rivisse e resistette al Tevere predatore, alle malattie flagellanti e ai barbari saccheggiatori. San Gregorio Magno non cedette e continuò a governare una città ormai in balia degli eventi. Bisanzio era lontana, i germani erano vicini e nessuno sembrava in procinto di venire in aiuto. Fu necessario che il Papa prendesse nelle sue mani le redini dell'Urbe e delle zone circostanti. La decisione fu sensata e salvò il Patrimonio di San Pietro e Roma da una sorte peggiore.
Nel 590 d.c. Papa Pelagio II era morto di peste e l'epidemia stava imperversando tra la popolazione. Il sentore popolare vedeva il flagello una punizione divina, ma Gregorio, appena eletto Papa, pur avvertendo lui stesso questa sensazione, agì per riportare ordine e alleviare il più possibile le sofferenze dei romani sopravvissuti.
Riuscì nel suo intento, dando non poco aiuto materiale e morale ai fedeli, ma, onde rimanere saldi nella fede e chiedere la misericordia di Dio, indisse per tre giorni diverse processioni che avrebbero attraversato gli ultimi quartieri popolati di Roma.
Da Santa Maria Maggiore le processioni attraversavano le strade deserte e, secondo la leggenda, dove passavano la peste spariva, salvando gli abitanti. San Gregorio era sempre in testa e guidava il suo popolo imperterrito.
In un giorno imprecisato il corteo sacro si diresse verso il Vaticano, attraversando il Ponte Elio (oggi Sant'Angelo). Il Papa sempre in testa apriva la processione e, durante la marcia, giunti di fronte al Mausoleo di Adriano (oggi Castel Sant'Angelo), ebbe una visione miracolosa. Diversi furono i testimoni del fatto: videro sulla cima della tomba imperiale l'Arcangelo Michele che rinfoderava la spada, prima di sparire.
I fedeli pregavano e lodavano Dio e il Papa, fermo e certo di ciò che aveva visto, interpretò l'evento quale segno della fine dell'epidemia. Effettivamente la peste smise di colpire i romani e il clima migliorò. Da allora il mausoleo venne dedicato a San Michele Arcangelo e fu trasformato in fortezza, difendendo il Vaticano e Roma nei momenti di pericolo. L'Arcangelo, simbolo di fortezza, veglia dal VI secolo sulla città, cercando di allontanare le forze del caos che da sempre la minacciano.
Il viaggio continua.

 

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