03 ottobre 2016

Perché ce l'hanno con la famiglia

di Giuliano Guzzo

Una delle domande che mi sento più spesso rivolgere, quando nelle conferenze espongo il modo con cui è trattata – sarebbe più giusto dire maltrattata – la famiglia dalle Istituzioni è la seguente: come mai? Per quale ragione la politica non fa nulla per la «cellula fondamentale della società»? Perché riducendo i tempi del divorzio e quindi banalizzandolo, mettendola di fatto sullo stesso piano, e quindi in concorrenza, con altre unioni o anche solo definendola, con un certo disprezzo, “tradizionale”, la si ha tanto con la famiglia? E’ in effetti difficile, dinnanzi al contesto attuale, non porsi questo tipo di domanda. A mio avviso sono almeno tre le ragioni di detta, manifesta ostilità nei confronti della «società naturale fondata sul matrimonio». La prima è, per così dire, di ordine “ecologico/ambientalista”.
Certi ambienti, da decenni, ritengono il sovraffollamento planetario da un lato e la scarsità di cibo dall’altro, calamità da contrastare. E quale modo migliore per ridurre le bocche da sfamare che prendersela con la famiglia? L’equazione meno famiglia uguale meno matrimoni uguale meno figli, del resto, è nota. Ovviamente il problema della fame del mondo non è responsabilità del numero delle famiglie che lo popolano. Secondo i dati della Fao e delle Nazioni Unite nel cinquantennio 1961-2011 il cibo prodotto nel mondo è più che triplicato, mentre la popolazione è “solo” raddoppiata. Questo significa che la povertà e la fame, oggi, sono anzitutto problemi di distribuzione e non di scarsità alimentare. Ci sono però molti ambienti, dicevamo, che la pensano diversamente.
Una seconda motivazione per cui la famiglia non viene aiutata è di matrice essenzialmente economica. Perché se da un lato è vero che il citato calo dei figli comporta l’invecchiamento della popolazione e l’invecchiamento della popolazione aumenta i costi fissi (assistenza/sanità/pensioni) – dove l’assistenza non è del tutto privatizzata e almeno fino a che non si procederà con l’eutanasia di massa -, dall’altro è indiscutibile come la disgregazione familiare e la mancata formazione di nuove famiglie portino allo stesso risultato: più persone single, cioè più persone sole. E più persone sole, in un’ottica cinica ma non senza logica, significa anzitutto una cosa: consumatori più performanti. Viceversa la famiglia ha un grave difetto, insopportabile per la mentalità economica dominante: fa risparmiare. Risparmio che, da virtù, sembra oggi divenuto quasi una colpa.
Terza ma non meno rilevante – e non alternativa alle altre due – ragione di ostilità nei confronti della famiglia sta in una sua funzione fondamentale di resistenza rispetto a qualsivoglia forza esterna: quella educativa. Finché c’è famiglia, cioè, i figli vengono educati prioritariamente dai genitori. Quando però la famiglia si indebolisce i figli – che sono i cittadini, i consumatori e gli elettori di domani – vengono educati dalla scuola, dallo Stato, dalla televisione…Ne consegue, senza con questo appellarsi a chissà quale oscuro complotto, come aggredire la famiglia dipingendola come superata e promuovendo unioni light, non vincolanti e perciò mai definitive, che espongano conseguentemente i figli al rischio di un’educazione non solida, costituisca un indubbio favore nei confronti di tutta una serie di poteri. Un favore che, è legittimo immaginare, sarà decisamente gradito.  

0 commenti :

Posta un commento