17 ottobre 2016

Esercizi di propaganda sbiadita


di Alessandro Rico

Con un articolo su La Stampa, un intervento su La Nuova Bussola Quotidiana e un editoriale di Marco Respinti sul suo blog personale, è cominciata la scorsa domenica una sorprendente offensiva dei cattolici “normalisti” contro i cattolici definiti "oppositori di Bergoglio". Ci rammarichiamo di non essere finiti nel calderone additato da Galeazzi e Tornielli sul quotidiano torinese, in mezzo a intellettuali o giornalisti di qualità, che si limitano a manifestare, argomentandolo, il proprio senso di smarrimento, dinanzi a certi discutibili orientamenti del nuovo pontificato.

Evidentemente non siamo né abbastanza allineati da essere corteggiati dai giornaloni nazionali, né abbastanza estremisti da meritarci l’appellativo di “adoratori di Putin”. Avete letto bene: insieme alla difesa a oltranza di Francesco, Galeazzi e Tornielli discutono della posizione filorussa che molti tradizionalisti hanno adottato nell’attuale crisi delle relazioni internazionali. Lo stesso filone intrapreso dai catto-liberali della Bussola e da Respinti. E mi viene da pensare, pur non essendo un giovanilista, che ragioni anagrafiche condizionino pesantemente la mentalità di certi pur spettabili colleghi, che probabilmente credono di vivere ancora all’ombra del Muro di Berlino.

Il pretesto per ridicolizzare i cattolici non conformisti è un presunto provvedimento anti-cristiano, recentemente varato dal regime di Putin. In realtà, la legge Jarovaja, dal nome della sua promotrice, era stata pensata per colpire non i cattolici, bensì le sette protestanti di stampo americano che iniziano a fare proseliti in Russia (e che hanno già sottratto molti fedeli alla Chiesa Cattolica in Sud America). Per quanto si debba riconoscere che la libertà religiosa costituisce un principio fondamentale dell’ordinamento politico di una nazione civile, non possiamo non sottolineare come il giro di vite putiniano paia rientrare nel quadro dell’accresciuto clima di tensione con gli Stati Uniti, che non è stata certo la Russia a esacerbare.

E mentre sulla Bussola Stefano Magni glorifica le operazioni militari della NATO, spiegandoci (e raccontando solo mezza verità) quanto Paesi baltici e Polonia abbiano ragione a temere l’espansionismo di Mosca, i cattolici che adorano gli USA, per parafrasare Galeazzi e Tornielli, paiono aver dimenticato qual è la situazione del cristianesimo americano, dopo due mandati di Obama e alla vigilia di quella che probabilmente sarà la presidenza Clinton. Planned Parenthood, matrimonio gay, campagne abortiste, studi di genere, la gigantesca ondata del politicamente corretto, una lunga battaglia legale su riforma sanitaria e contraccezione: sembra proprio che la libertà religiosa, che fin qui Respinti ha giustamente difeso contro l'aggressione dei Democratici, si stia inesorabilmente erodendo pure nel Paese che la sancisce solennemente con il Primo Emendamento costituzionale.

Peraltro, proprio in questi giorni sono emersi gli ultimi leaks che dimostrano come John Podesta, capo della campagna elettorale della Clinton e sedicente cattolico, avesse preparato una strategia per seminare zizzania tra i cattolici americani, fomentare i fedeli contro le gerarchie ecclesiastiche e spingere queste ultime ad abbracciare l’agenda progressista. Siamo sicuri che tra Putin e il Partito Democratico americano, il male peggiore sia il Presidente russo?

Inutile osservare che la tempistica, scelta dai nostri colleghi per scatenare il loro fuoco incrociato, è sospetta: USA e Russia sono ai ferri corti, Trump è alle strette e soprattutto papa Francesco, sempre prodigo di nuove nomine cardinalizie, sta evidentemente cercando di consolidare il suo “partito” in vista del futuro. Insomma, come cantava Franco Battiato: «Rimettiamoci la maglia, i tempi stanno per cambiare». D’altra parte, pur concedendo ai vari Magni, Introvigne o Respinti il beneficio dell’onestà intellettuale, non si può non lamentare la cecità ideologica che impedisce loro di rendersi conto che il comunismo è sepolto e che, oggi, la principale minaccia alla pace mondiale è rappresentata dagli Stati Uniti.

D’altro canto, è singolare che quei cattolici in luna di miele con il papa della misericordia, pensino di praticarla stilando liste di proscrizione contro studiosi, pubblicisti e blogger, proprio di domenica, proprio nel giorno del Signore. Da parte nostra, riteniamo che il più grande esercizio di carità che possiamo attuare nei confronti della Chiesa, insieme alla preghiera, sia criticare, secondo coscienza e fermo restando il riconoscimento dell’autorità del pontefice, tutti gli scivoloni di Francesco, che dovrebbero preoccupare di più quando riguardano materia di fede che non i destini del capitalismo. Non riusciamo davvero, per questo, a sentirci scismatici: è più scismatico chi difende la Tradizione, o chi si spende per demolirla?

 

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