08 ottobre 2016

I disvalori della sinistra


di Enrico Maria Romano

Un libro di alcuni anni fa, quindi già vecchio, descriveva gli uomini della sinistra dopo il crollo dell’URSS e del muro di Berlino come Uomini ex: ovvero ex socialisti, ex rivoluzionari, ex comunisti, ex proletari… e ora nulla più!
Ma c’è e ci deve essere per forza un collante storico che resti come zoccolo duro nell’evoluzione politica e ideologica dei vari partiti comunisti d’Occidente (come partiti-chiesa ma anche come partiti di massa). Altrimenti non si spiegherebbe l’evoluzione più o meno omogenea dei vari socialismi del mondo verso l’attuale corrente progressista planetaria che ha in Obama uno dei suoi fari e dei suoi leader indiscussi.
Cosa resta dunque dell’ideologia comunista, con tutte le sue sfaccettature storico-politiche (dai rivoluzionari sino ai socialdemocratici), nei partiti come il PD e negli analoghi partiti progressisti europei?
Secondo me due cose: la visione ideologica della realtà, per cui è la realtà a doversi adattare al pensiero (e non l’inverso) e il rifiuto speculare di religiosità e trascendenza.
L’articolo potrebbe finire qui tanto evidenti paiono, almeno ai nostri occhi, le asserzioni di cui sopra. Ma è bene dare, almeno in miniatura, degli esempi recenti, presi quasi a caso dal quotidiano pensiero dell’establishment sinistrorso.
Sul Corriere del 24.9.16 Massimo Nava attacca la destra francese e ciò non stupisce, ma anche la sinistra che farebbe poco contro l’avanzata populista di Marine Le Pen: “Il programma ideologico del Front National (…) è banalizzato, non più stigmatizzato…”. Tutti i minimi conoscitori dell’attualità politica transalpina sanno che non è affatto vero: forse è proprio l’eccessivo razzismo culturale iper-borghese della sinistra rispetto ai valori espressi dalla destra (Dio, cioè tradizione cristiana; patria, cioè preferenza per il cittadino sullo straniero; e famiglia, cioè famiglia tradizionale…) ad aver chiuso la sinistra in un angolo fatto di belle parole, di slogan vecchi come il ’68 e di Gay Pride inconcludenti e fastidiose. Ma, come direbbe Céline, passons!
La tensione utopica del pezzo di Nava sintetizza al meglio il peggio dell’ideologismo della sinistra odierna quando scrive così di Marine Le Pen (che, piccolo dettaglio, ha già preso più voti che i gollisti e i socialisti messi insieme): “In questo quadro, Marine Le Pen, banalizzata e di fatto non più corpo estraneo, non ha più bisogno di slogan politicamente scorretti e di arringhe sgradevoli. Dopo essersi liberata dal padre e dall’armamentario ideologico dell’estrema destra xenofoba, le basta ripetere a bassa voce ciò che la maggioranza dei francesi e degli europei pensa senza dirlo”.
Già! Ma non è un bene per i liberal del Corriere che una politica di primo piano, che prende milioni di voti, non usi più slogan sgradevoli e scorretti? E non è positivo essersi liberata dall’armamentario ideologico dell’estrema destra?
Come è possibile, dopo il crollo non del solo muro di Berlino, ma dell’utopia dell’euro e dell’Unione Europea come panacea di tutti i mali (economici, sociali, culturali), non capire che ciò che pensa la “maggioranza dei francesi e degli europei”, come scrive Nava, è dettato dalla realtà e quindi va non demonizzato (secondo la tradizione leninista) ma ascoltato e capito?
Ma cosa pensa poi questa cattiva e rozza maggioranza che la sinistra vorrebbe educare e rendere borghese, liberal e laica al modo del PD? Ebbene pensa che l’immigrazione attuale di massa sia un errore gravido di pessime conseguenze sociali; pensa che l’islam come tale, specie se diffuso per ogni dove in Europa, sia un problema, anche al di là del terrorismo; pensa che i soldi delle tasse vadano usati per ricostruire Amatrice più che per finanziare le lobby LGBT e l’indottrinamento dei bambini nelle scuole di Stato; pensa che l’euro non abbia dato i frutti sperati e che la Brexit non è stata ciò che i quotidiani della sinistra scrissero al tempo per mettere paure e allarmismi non innocenti; pensa che sia assurdo dichiarare un candidato alla presidenza americana più o meno un selvaggio o un nuovo Hitler (e presentare l’altra candidata come la Vergine Maria); e tante altre cose. Idee semplici forse ma che hanno una grande dignità: e vanno rispettate.
L’articolo di Nava è istruttivo per chi non si riconosce, come noi, nei disvalori della sinistra. Esso ci dice che malgrado tutti gli avvicinamenti verso il magmatico centro resta sempre una distanza incolmabile tra chi vuole servire la Verità e chi vuole fabbricarla a tavolino.

 

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