27 ottobre 2016

Il Catechismo in busta

(ovvero i 5 pippoli d’arancio teologali)

di Matteo Donadoni

"Quando il generale Lee depose le armi, mio zio tornò alla piantagione…"
(A.C. Doyle, Cinque semi d’arancio)

Già, prima o poi doveva accadere. Il mio parroco don Benvoglio, del quale vi ho parlato, è andato in pensione. Intendiamoci, solo da sacerdote, perché in qualità di docente otime manebit in cathedra. Francamente non mi mancherà l’ex parroco, e già questa è una notizia infelice. Ma, dato che l’infelicità è tenace come un mastino che ha fiutato l’usta e imprevedibile come trovare cinque pippoli d’arancio in una busta, ecco che in curia hanno pensato bene di mandarmi un nuovo parroco, che chiameremo qui “don Ariano”. Chissà se avrà influito sulla scelta una mia vecchia lettera in richiesta di un sacerdote con smanie tradizionaliste. Tanto ormai tutto ciò che riguarda il cattolicesimo applicato è per me un giallo. Forse sarebbe stato meglio scrivere allo zio Elias Openshaw piantatore, o che so, ai fratelli Marx.
Perciò, si può intuire che la mia assenza da queste pagine non è dovuta tanto alla mia scocciatura per il fatto che la vita sembra banale perché i giornali non dicono nulla, ma ad una disarmante vicenda insolita che mi ha causato uno choc dal riflesso parateologale coatto, per riprendermi dal quale ho rischiato di farmi anacoreta o almeno agrumicoltore.
Dunque, ora che sono passati i venti equinoziali e la pioggia autunnale sta spazzando le strade come il ponte di un brigantino, dobbiamo cercare di innalzare le nostre menti al di sopra del rollio della routine e darci da fare.
Ecco qui il mio cliente, l’uomo da cui l’epifenomeno che spezza la noia: un’ora e mezza di catechesi, o, per meglio definirla, di introduzione alla catechesi. Una catechesi mignon, un minibabà, un discorso che secondo don Ariano doveva farci venire, proprio a tutti, l’acquolina in bocca. Un idioma teologico gassoso e stucchevole come una Coca-Cola di sottomarca, che si è rivelato, invece, una dottrina in busta come i semi d’arancio del K.K.K. Letale.
Più che spremuto, però, è il caso di dire frullato. Nonostante sia ben conscio del fatto che la polemica sia un atto di carità, questa volta non ho saputo reagire; sono stanco di discutere con i sacerdoti che dovrebbero confermarmi nella fede e invece fanno di tutto per farmela perdere. Ho deposto le armi come il generale Lee e me ne sono andato via con l’acidità di stomaco. Ma, gastrite a parte, se quella catechesi fosse stata in busta, la busta conterrebbe questo biglietto (Telegramma prepagato. Da leggere):

I 5 PIPPOLI

La Bibbia non è la Parola di Dio, ma ne contiene il succo.
La chiesa non è la casa di Dio, ma Dio è in ognuno di noi. - Corollario: vietato inginocchiarsi.
Gesù ha infranto tutte le Regole della religione ebraica, non volute da Dio, ma inventate (sic!) dai sacerdoti per profittarsi economicamente del povero popolo di Dio. - Corollario: Gesù è venuto per distruggere la religione (sic!). - Corollario n°2: non si serve Dio, ma l’uomo.
(Ergo) Il tabernacolo non è il centro della chiesa e fa bene chi lo mette di lato (ma andrebbe tolto del tutto), ma è la tavola – che non è un altare! – il centro della chiesa.
(Ergo) Non c’è nessun sacrificio perché il perdono è gratis. Dio non sa cosa farsene dei sacrifici, soprattutto quelli animali dell’AT. Dio è amore, Dio è mio papà. - Corollario: idem con il punto 2, non mi inginocchio davanti a mio padre.

A questo siamo arrivati: la “chiesa dei pippoli”.
Ora, io non sono un eresiologo, ma a me pare che da questi cinque assiomi derivino almeno un paio di semplici considerazioni.
La prima è che l’intero iter para esegetico ben si affianca allo scandalo vaticano della diabolica statuetta rossa di quel Martin Luther (1483-1546), considerato ormai un mistico cristiano (vedi Edizioni Dehoniane), esposta al termine del pellegrinaggio (?) dei luterani a Roma svoltosi in vista delle celebrazioni dei 500 anni della sua epocale rampogna con le 95 tesi di Wittenberg. Affatto peculiare. Libero esame allo stato brado, l’altare è una mensa, la Messa una conferenza. D’altra parte il parroco ha esplicitamente detto che “inizialmente” aveva ragione Lutero. Ergo non ho nemmeno iniziato ad imbastire una discussione, non ci può essere dialogo teologico con un luterano: l’eresia luterana è teologicamente inconfutabile, in quanto un luterano non rifiuta un particolare articolo di fede, ma rinnega il principio di tutti gli articoli e cioè il principio stesso del magistero della Chiesa cattolica circa l’intera interpretazione della Bibbia. Non la Chiesa dà autorità divina, ma l’autorità del singolo avvalora l’esegesi. Romano Amerio lo definisce pirronismo protestantico. In soldoni vale tutto.
Tuttavia, se vogliamo ben vedere, secondo la chiesa dei pippoli, ex post, in definitiva Gesù è solo un uomo. Niente sacrificio uguale niente presenza reale. Infatti non l’uomo serve Dio, ma Dio serve l’uomo. Una teologia che non tiene conto del semplice fatto che è Dio a rendere amabile l’uomo e che il motivo di doverlo amare è scaturito dall’amore per Dio stesso. Una teologia ribaltata secondo la quale, di conseguenza, il Regno di Dio non è nell’aldilà, ma al di qua. Concetto non esplicitato ma accennato. Dunque, se il regno di Dio è al di qua, il fine della Chiesa non è salvare le anime, ma salvare i corpi. Definiamo questa dottrina somatolatria. Uomini che servono altri uomini e non Dio, a prescindere da Dio. Peccato, però, che questi sacerdoti loquacemente conturbanti, sempre indaffarati ad inzaccherarsi di materia fino alla barba, diversamente da quanto accadeva nei secoli della Chiesa antica, non guariscano più nessuno dalle malattie e non resuscitino più nessuno dalla morte.
Di conseguenza la religione di don Ariano è una metatesi – per non usare una parola simile – teologale che utilizza il cristianesimo per deviarlo, per piegarlo, ancorché a fin di bene (ragion pratica), ai propri interessi mondani, cancellando il mistero della costituzione ontologicamente teandrica di Cristo. Apposta ha fatto sequestrare ai bambini tutti i catechismi già pagati dalle famiglie (quelli CEI che già erano insulsi) per utilizzarne uno scritto dall’amico suo, fotocopiato. Pare, tuttavia, che questa sia la concezione che va per la maggiore ultimamente, ridurre la Chiesa cattolica da Corpo mistico di Cristo ad una fantomatica Amateur Mendicant Society.
Se così fosse, non serve essere Sherlock Holmes, la stessa tragica evidenza del reale lo impone, Gesù sarebbe morto invano. Dio avrebbe fallito. La povertà, infatti, è eterna. La prepotenza mutevole ma imperitura. La malattia un mostro camaleontico impalpabile ed invisibile fino al manifestarsi fenomenologico della sintomatologia patognomonica, quando può essere ormai tardi e si va a far compagnia al senno del poi. L’ultima ratio di un discorso del genere è un epitaffio nietzschiano.
L’ermeneutica secondo cui la Legge di Dio è invenzione umana diviene nullificante l’intera religione ebraica e di conseguenza cattolica, che ne è compimento. E poi, quale enunciato testamentario sarebbe succo e quale no? E chi lo deciderebbe? E se il perdono è gratis perché Dio sarebbe morto in croce? Ha mai sentito parlare di Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo? A volte anche a me vien voglia di mandare a giro semi d’arancio, così, a titolo esplorativo, ma non è da buoni cattolici deviarsi dai buoni fini dei primordi come un Ku Klux Klan qualsiasi. Perché la saggezza è discernimento pratico dei mezzi e non si concilia con l’abbandono del fine.
Un uomo curioso, don Ariano, nonché simpatico. Molto simpatico, anzi, mi sta decisamente simpatico, devo ammetterlo con travolgente perplessità emotiva. Non tanto perché ha portato la carambola, ma soprattutto per la sua genuina giovialità (almeno tale voglio sperarla, altrimenti ci sarebbe di mezzo una malizia sulfurea). E poi ha messo un flipper d’antologia. Amo i flipper. I flipper, metaforicamente parlando, sono l’eziologia di uno stile di vita. Palle d’acciaio. Eppur girano, girano e rimpallano, come pirotecnici solidi, come emozioni luccicanti dominate dalla mente in ragione di traiettorie ben ordinate e, ogni tanto, con uno sparo improvviso, hai vinto una partita.
Per ora ho abbandonato una parrocchia le cui vestigia cattoliche gemono, sconfitte dall’aggressività ariana in clergyman. Vago, reduce, in cerca di una Messa domenicale almeno decente. E a volte, come un soldato in grigio sconfitto e sofferente, medito in spirito eutimico su ciò che sarà e su ciò che avrebbe dovuto essere, sapendo che per la Legge della Conservazione Storica della Chiesa risorgeremo, vagliati come l’oro, purificati dai nostri peccati. Per ora torno anche io alla mia piantagione, anche se spirituale, cercando di salvare il seme, almeno sulla mia terra.
Un agrumeto a Bergamo non era decisamente un’avventura romanzesca, né una grande idea, d’altra parte.

 

3 commenti :

  1. Bello Ben scritto

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  2. Simpatico articolo. Ma preoccupati meno, il luteranesimo è agonizzante ed abbiamo ancora per fortuna molti preti cattolici santi e tosti.

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  3. Don Ariano o don Calvino? Mi pare ci siano assonanze ben più che evidenti......bisognerebbe divulgare il racconto di come morì il beato lutero, suicida impiccato alla testata del proprio letto, che dice? Non è la versione ufficiale PC della beatificazione p.v. di Lund, mi spiace, davvero tanto.......bell'articolo, esiziale.

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