17 ottobre 2016

Il martirio di Sant'Ignazio di Antiochia, il padre del cattolicesimo romano

di Alfredo Incollingo

Quando si raccontano le origini della Chiesa Cattolica ci soffermiamo sempre sugli eventi principali e sui personaggi più illustri: è naturale dare concretezza agli avvenimenti citando i protagonisti e gli episodi più emblematici.

Difficilmente ci si chiede chi fu il primo Padre della Chiesa a parlare di “cattolicesimo” e addirittura il primo teologo a chiamare la fede in Cristo “cristianesimo”. Chi fu quindi il primo in assoluto a utilizzare queste parole così evocative?

Non era un cristiano della prima ora, o almeno non crebbe in una famiglia cristiana e la sua conversione avvenne in età adulta; non era di Roma né europeo, diremmo oggi. Ci saremmo aspettati che tali termini fossero propri di personalità romane e cristiane dalla nascita. Invece no, la nostra anonima (per adesso) personalità è Sant'Ignazio d'Antiochia. Probabilmente nacque ad Antiochia e si convertì al cristianesimo in età adulta, forse dopo aver ascoltato le persuasive parole di San Giovanni l'Evangelista. Purtroppo non abbiamo molte notizie biografiche: è una personalità ignota per certi versi, ma possediamo lettere e scritti che ci testimoniano la sua grande fede in Gesù. Sono “lettere d'amore” per il Signore, sette in totale, che indirizza alle comunità cristiane (Smirne, Efeso...) che incontrava durante il suo cammino da Antiochia a Roma. Sant'Ignazio infatti fu arrestato nella città turca e condotto nell'Urbe per essere condannato alla pena più cruenta nella legislazione romana: la morte “ad bestias”, mangiato vivo da leoni e altri animali feroci.

Durante il suo cammino coatto verso Roma scrisse queste lettere alle comunità cristiane dei luoghi che attraversava. Rassicurava i fedeli e dimostrava un coraggio straordinario: accettava la sua morte per testimoniare la fede in Gesù, come Lui aveva fatto sul Golgota. Non bisognava temere la persecuzione, perché queste violenze testimoniavano lo “scandalo” che le parole di Cristo avevano suscitato tra i pagani: era la prova che la Verità è Gesù. Dai toni e dagli argomenti trattati si carpiscono molte informazioni sul suo profilo intellettuale.

Era sicuramente una personalità autorevole, colta e in grado di discutere apertamente di teologia. Il suo amore per il Signore si concretizzava nel suo impegno nell'organizzare la comunità cristiana, secondo un disegno che rispettasse il Vangelo. Fu uno dei primi a giustificare il Primato Pietrino e la tripartizione della Chiesa: vescovi, presbiteri e diaconi. Quando si rivolgeva alla comunità cristiana utilizzò per la prima volta il termine “cristianesimo”, per indicare la fede, e “cattolicesimo”, l'ortodossia, perché già all'epoca le eresie imperavano. I “docetisti” erano gnostici e negavano l'Incarnazione, parlando addirittura di un Cristo etereo e non fisico. Sant'Ignazio argomentò contro le loro falsità dimostrando la centralità di Cristo (Vero Dio e Vero Uomo) nella fede cristiana.

Era un “campione” della fede nei primi decenni dell'era cristiana e per noi ha quindi un grande importanza. Il suo servizio e il suo lavoro intellettuale ci raccontano la sovrumana devozione dei cristiani dei primi tempi, i quali, nonostante la persecuzione, non tradirono e seppero continuare il loro lavoro imperterriti. Oggi il loro esempio è per noi vitale: non subiamo persecuzioni violente, ma culturali fin troppe. Dobbiamo imparare a resistere e a rispondere e non a cedere continuamente. La memoria di Sant'Ignazio d'Antiochia sia per noi un momento di riflessioni sugli sbagli che commettiamo quotidianamente. Nel Martirologo Romano lo si ricorda il 17 ottobre.  

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