21 ottobre 2016

Il Missionario - La preghiera come unica arma


di Giulia Tanel

"Volevo fuggire dalle urla di mio padre e ora sono proprio quelle urla la mia unica speranza". Questa frase, solo apparentemente criptica, racchiude il senso del nuovo film portato in Italia dalla Dominus Production – già nota per Cristiada e God's not dead –, dal titolo Il missionario – La preghiera come unica arma (qui il trailer), in questi giorni nelle sale.
La pellicola narra infatti la maturazione verso un rapporto più maturo e profondo del protagonista con suo padre e dei diversi altri personaggi con il Padre, Colui che conosce anche i capelli del nostro capo e che ha sacrificato Suo figlio per la nostra salvezza.

Questa la trama de Il Missionario, di Marcelo Torcida, riportata sul sito di riferimento: "In un Paraguay diviso tra illimitata ricchezza ed estrema povertà, Juan è un adolescente irrequieto, che soffre per un profondo conflitto con il padre. Alla ricerca di divertimento, indipendenza e libertà, viene sopraffatto da una realtà avida e senza scrupoli, che priva gradualmente la sua vita di ogni senso. L'incontro con un missionario porterà alla svolta: in un turbinio di colpi di scena e forti emozioni, quando tutto sembrerà perduto, tutto sarà riconquistato. Toccare il dolore più profondo, porterà al ritrovamento dell'amore più grande".

La pellicola, pluripremiata, tocca i valori fondamentali, quei principi non negoziabili oggi così bistrattati: la vita, la famiglia e l'educazione. E, come dice il sottotitolo, fa anche una proposta di fede.
La vita, quella che l'adolescente Juan rischia di buttare al vento facendosi sopraffare dalle droghe (che erroneamente sentiamo definire "leggere", ma che invece hanno effetti collaterali non secondari); o quella vita che suo padre si è dimenticato di vivere, lasciandosi prendere dal denaro, tanto che uno dei protagonisti arriva a domandarsi: "Come possono avere tutto, e al tempo stesso non avere niente?"; o, ancora, quelle vite che i narcotrafficanti o i personaggi corrotti non hanno alcuna remora di spegnere per sempre.
La famiglia, il nido accogliente in cui ogni persona dovrebbe avere il dono di crescere, prima di rivolgersi all'esterno e spiccare il volo. Ma famiglia che può esistere solamente se tutti i membri che la compongono s'impegnano a rimanere uniti, evitando che si finisca con il vivere la quotidianità nella solitudine, pur abitando tutti sotto lo stesso tetto e mangiando seduti attorno al medesimo tavolo.
Infine, l'educazione. Questo ultimo aspetto discende in maniera diretta dai primi due: quando si ha una concezione alta della vita e della persona, nella certezza che ognuno è prezioso, e quando c'è una famiglia solida, con due genitori uniti e responsabili, la missione educativa è infatti di gran lunga facilitata. Il che, naturalmente, non corrisponde a dire che due bravi genitori non potranno avere un figlio scapestrato, ma semplicemente che il buon seme non andrà perduto, e prima o dopo emergerà.

Il Missionario – La preghiera come unica arma è dunque un film che fa riflettere. Una pellicola non scontata, anche se a tratti dalla trama forse troppo "didascalica", e in tal senso maggiormente adatta ad un pubblico adolescenziale.
Di certo, come gli altri film della Dominus Production, Il Missionario interroga lo spettatore in prima persona: che idea ho io della vita? La mia famiglia è unita solamente in senso fisico, o vi è un'unità più profonda? Come mai tanti adolescenti si lasciano "fregare" dalle droghe? Com'è possibile, da genitori e/o da educatori, accompagnare i ragazzi nella crescita, magari proprio quando sono nel pieno della ribellione? La fede è per me un "impegno" da assolvere, oppure è un aspetto costitutivo dell'esistenza, in grado di orientare la quotidianità? ... e l'elenco di domande potrebbe continuare. Non si tratta di quesiti scontati: la risposta che ognuno formula determina l'esistenza. Naturalmente Il Missionario offre una chiave di lettura: tutto sta nella disponibilità dello spettatore a prenderla in considerazione. Facendo silenzio attorno e dentro di sé, e così poter ascoltare Dio.

 

0 commenti :

Posta un commento