31 ottobre 2016

Le macerie di Norcia e dell'Europa


di Francesco Filipazzi e Alfredo Incollingo 

La mattina del 30 ottobre un terremoto ha definitivamente distrutto la Basilica di Norcia, uno dei simboli del monachesimo europeo. Qualcuno è partito in quarta cercando di spiegare che i terremoti di questi giorni e il crollo norcino siano una punizione per le celebrazioni di Martin Lutero programmate da Papa Bergoglio per il giorno successivo, il 31 ottobre. Questa appare però come una tesi piuttosto temeraria, anche solo per l'idea che una punizione per una eventuale apertura ai protestanti vada a colpire coloro che custodiscono la Tradizione cattolica pura e immutata, come i monaci di Norcia. Non si è mai visto che Dio punisca a casaccio sparando nel gruppo.
Ciò che però è vero e va detto senza timori, riguarda i tempi in cui viviamo. Il periodo storico attuale è stato descritto, ormai siamo quasi sicuri di questo, in numerose profezie, che hanno messo in guardia l'umanità. Il mondo sta cambiando, non siamo in grado di capire come, ma siamo in grado di cogliere i segni di questa mutazione, poiché siamo in grado di leggere i simboli e di percepire la loro forza. La data del 30 ottobre 2016 è per certi versi escatologica, come molti avvenimenti storici. Si pensi alla Riforma Protestante, alle rivoluzioni francese e russa, alla prima Guerra Mondiale. Alla distruzione del Tempio di Israele. Momenti in cui finivano epoche, si chiudevano delle storie e ne iniziavano altre.

Il Santo di Norcia
Nel medioevo un santo aveva dato speranza ad un'Europa prostrata e barbara, sconvolta da pestilenze, guerre e eresie. San Benedetto da Norcia e i suoi confratelli avevano fondato una vasta rete di monasteri, non solo nei luoghi civili, ma soprattutto nelle regioni più inospitali e selvagge. Alla ricerca perenne di eremi e deserti per invocare e pregare il Signore, i monaci portavano la Croce di Cristo in quei luoghi che sembravano abbandonati da Dio. Dove si stabilivano crescevano conventi, villaggi, scuole, ospedali e la terra era bonificata e coltivata; le lettere tornavano in auge e le popolazioni venivano alfabetizzate; i barbari erano convertiti e civilizzati; la sapienza antica era trascritta e tramandata ai posteri. I monasteri benedettini, seguendo l'insegnamento del santo norcino, divennero piccole isole di civiltà tra le tenebre dei primi secoli successivi alla caduta dell'Impero, contribuendo al risveglio dello spirito europeo sotto le insegne di Gesù Cristo. Questo racconto non è epica o fantasia, è la storia di un gruppo esiguo di confratelli, riuniti intorno ad un Santo, che riuscirono ad unificare culturalmente e spiritualmente un intero continente. Non c'era regione limitrofa della Germania o della Scandinavia che non facesse parte dell'ecumene europea senza la presenza di un monastero benedettino. Il sisma del 30 ottobre che ha devastato l'Italia centrale, facendo crollare la medievale basilica di San Benedetto a Norcia è stato un duro colpo per tutti i cattolici. Nella città umbra vide i natali il santo monaco e qui il giovane Benedetto forse ebbe la prima chiamata del Signore, prima di andare a Roma, dove di fronte alla mondanità del clero scelse una vita di preghiera e di penitenza. Il risveglio europeo ha per baricentro Norcia, questo piccolo paese dell'Appennino umbro, che è diventato il cuore religioso pulsante dell'intera cristianità occidentale. I monaci benedettini custodirono questi luoghi e l'antico rito romano che celebrava l'unica vera fede dell'intera Europa.
San Benedetto è il nostro padre spirituale e culturale, il vero artefice dell'unità europea che i burocrati di Bruxelles dovrebbero non poco invidiare. Il duro e intenso lavoro del santo e dei confratelli è stato vanificato nel corso dei secoli. L'Europa è oggi divisa e febbricitante: la Riforma luterana e i malanni del materialismo hanno spossato un continente che nel medioevo, tra alti e bassi, si sentiva partecipe di un unico destino.

Segni dei tempi
Il crollo della basilica norcina è un segno dei tempi, o quanto meno potrebbe essere inteso come tale. Il terremoto non è un castigo di Dio, ma, come scriveva Joseph De Maistre in Le serate di San Pietroburgo, è un fenomeno legato alla natura mortale dell'uomo. Mortale in quanto corrotta dal rifiuto del Bene divino. Un Dio di (vera) misericordia si sacrificherebbe per mondare i Suoi Figli (come ha già fatto) e non li ucciderebbe (come un Dio sovrano e tirannico). La Chiesa è in pezzi e i suoi servitori sono infedeli. L'immagine della Chiesa in rovina ci ammonisce per i nostri errori che hanno ridotto in frantumi la cristianità che San Benedetto ha contribuito a fondare. Eppure c'è qualcuno che tra le rovine rimane in piedi, anzi, in ginocchio. Non tutto è perduto e la mattina del 30 ottobre dopo il sisma un gruppo di fedeli ha pregato nella piazza e ha preservato una fede matura, senza cadere nel panico e nell'isteria castigatrice. Anche questo gesto così semplice è carico di valore perché ci ricorda che solo pregando e credendo si può vincere una guerra e affrontare le tempeste più ostiche. La chiesa è crollata e la si può ricostruire con il nostro aiuto, e San Benedetto è sempre lì, al cospetto del Padre, che prega per noi e per la salvezza del continente.
Dunque oggi cosa ci dicono le macerie di Norcia? La cristianità è sotto o sopra quelle macerie? Qualcuno è in piedi fra le rovine? Senza troppi giri di parole, dobbiamo essere consapevoli che un'epoca si sta chiudendo e che l'ecumene cattolico nei prossimi decenni dovrà essere rifondato. Ricostruire dopo il crollo. Teniamoci pronti.


 

1 commento :

  1. Ricostruire dopo il crollo.....giustissimo, ma non come vuole fare il vdr che ha indetto per il 2017 un giubileo straordinario per i fratelli protestanti, io di straordinario non ci vedo nulla, anzi, il 2017 è il centenario di Fatima, non della devastazione del cristianesimo perpetrata dal monaco ribelle ora santo e beato...

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