26 ottobre 2016

Menzogna o Verità – conversione dall’umanesimo ateo e dal politicamente corretto


di Riccardo Zenobi

Giovedì 13 ottobre si è tenuta una conferenza ad Ancona, organizzata dall’Associazione Oriente Occidente, il cui relatore, Danilo Quinto, non ha bisogno di presentazioni, essendo molto noto per la sua conversione a Cristo dopo una vita da radicale. Durante l’incontro si è parlato di come il politicamente corretto sia del tutto corrosivo con ogni cosa con la quale entra in contatto.

Per presentare questa realtà, l’incontro è iniziato con una metafora: il politicamente corretto è stato paragonato ad un acido, che scioglie qualunque cosa con la quale entri in contatto, e che si attacca come una ventosa a ciò che capita nel suo raggio d’azione, come una calamita che attira il metallo. Questo acido dissimula la sua azione dietro una maschera di “tenerezza”, dietro un sentimento egualitario, che disgrega tutto allo stesso modo, facendo perdere identità ad ogni cosa. Da qui il nome di acido tenerico.

Questo acido si è impadronito delle istituzioni laiche, e il posto delle leggi giuste è stato preso dalla loro amministrazione arbitraria. Chi ne conosce i meccanismi, ne governa l’uso, e sa che deve mantenere una parvenza di legalità per non svelarne l’utilizzo e il fine verso cui è usato.

Quanto detto ha un correlativo nella Chiesa cattolica: non c’è una sostituzione chiara e palese della Persona di Gesù e della Dottrina Rivelata (la Parola di Dio), ma si usano dei termini ambigui, esterni alla Rivelazione, che dovrebbero mascherare la sovversione in atto con termini mielosi e soggetti a ciò che Amerio chiamava “anfibolia”. L’obiettivo di tali forze è di dissimulare la falsificazione del Cristo operata tramite nuove espressioni.

Tornando alle istituzioni laiche, il 2 giugno 2016 è stato dichiarato che i fondamenti dell’Italia sono la libertà e l’uguaglianza – ossia il motto della rivoluzione francese. In tal modo si negano tutte le identità e le caratteristiche proprie dei popoli, che così diventano intercambiabili e ugualmente indifferenti per chi governa in nome dell’ideologia giacobina. Jan Patocka dichiarò, appena dopo la seconda guerra mondiale, che l’Europa non è né un’espressione politica né un’espressione geografica, ma è fondata sulla risposta di Cristo a Pietro alla domanda “Quo vadis Domine?”: Vado a farmi crocefiggere una seconda volta. Solo per questo motivo l’Europa è stata per secoli difesa dai cristiani. Ora si è annientata da sola, affidandosi alla massoneria.

Riportando le parole dell’indimenticato Mario Palmaro, chiediamoci: che cosa deve accadere ancora perché ci si indigni? Come singoli cattolici, e non come movimenti, i quali sono diretti da personaggi carismatici e basta. Cos’altro deve accadere?
Sono 50 anni che non ci battiamo per la Regalità sociale di Gesù Cristo, e per questo i cattolici non hanno alcun peso nel mondo politico: non abbiamo idea di cosa vogliamo, di quali sono i fini per cui lottiamo, e prendiamo per buona e intoccabile la peste del liberalismo (così la definì Pio XI nell’Enciclica Quas Primas del 1925). In un paese dove la parola “natura” è solo nei documentari di Piero Angela, e dove parlare di “natura umana” è vietato, come meravigliarsi che si affermino i famosi “diritti” LGBTetc? Tale situazione politica è la conseguenza della situazione ecclesiale, da decenni a questa parte.

Dio giudicherà questa generazione, compresi i suoi politici e i suoi ecclesiastici, ogni persona che l’ha guidata verso questa anticipazione dell’inferno in terra. Al singolo credente rimane quanto scritto nella lettera di san Paolo ai Galati: non deve essere menzognero, deve vivere in verità, ricapitolando in Cristo tutte le cose.

Per salvare la propria anima, la propria fede e la propria ragione, occorre usare il principio di non contraddizione, il quale è come il sale da mettere nella propria vita, che combatte l’acido tenerico. Seguire l’insegnamento espresso nella prima lettera di Pietro: comportatevi come uomini liberi. La sola strada da percorrere è quella di Gesù a Gerusalemme, sul Golgota: se ci si vuole salvare dal putridume, guardare la Croce. Il resto non conta nulla. Occorre amare la Croce, non gli uomini. Prima viene l’amore di Dio, poi attraverso di esso l’amore del prossimo. La Croce può concedere consolazione e gioia, trasformare il lerciume in perle di carità e amore. La Verità è il corpo di Gesù Crocefisso, e dobbiamo imitarlo. Santificando così la nostra vita, che diventa piena e degna di essere vissuta.

Come disse don Divo Barsotti, un grande mistico del novecento, chi si sente peccatore non è lontano da Dio: chi si sente santo lo è. Perciò non disperiamo: noi siamo TUTTI peccatori. E solo gridando la verità, che è Lui, possiamo confidare nella Sua misericordia.
 

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