18 ottobre 2016

Se CL non si schiera più


di Francesco Filipazzi

Che i vertici di Comunione e Liberazione siano ormai vittima di una deriva negativa e ben lontana dalle intenzioni del fondatore Don Giussani è assodato da alcuni anni. Nessuno ad esempio si aspettava un comportamento diverso da quello tenuto in occasione del Family Day, quando il nuovo "capo" Carron ha snobbato l'evento e preferito mantenere un profilo governativo, mentre invece i suoi militanti si organizzavano per andare a Roma autonomamente da lui. Di fatto ignorandolo.

Rimane però sconcertante che anche in occasione di avvenimenti meno sensibili, i vertici sentano il bisogno impellente di non schierarsi ufficialmente, per evitare di infastidire il potere. Prendiamo il referendum del 4 dicembre. CL in passato ha saputo elaborare proposte politiche di pregio, negli anni di governo e non. Oggi invece gioca al ribasso e non detta la linea, mentre i suoi esponenti di spicco sono in ordine sparso. Da un lato Maurizio Lupi che sostiene il governo e si schiera per il sì, dall'altro Mario Mauro si schiera per il no.

E i militanti? Ancora una volta sono più coerenti dei vertici e mentre al Meeting il parterre dei relatori al riguardo era in maggioranza per il si, soprattutto nell'area giovanile si registrava una propensione per il no.

D'altronde la linea Carron è questa. Non si deve fare egemonia e quindi, giustamente, se "devo nominare un primario, ne nomino uno bravo e non uno di CL", dice il successore di don Giussani, però non si capisce cosa c'entri con l'assenza totale di un'opinione su tutto.

È evidente che lo shock politico portato dal crollo formigoniano ha inciso moltissimo sulla natura di questo movimento ma sarebbe meglio recuperare un po' di coraggio. Pena la scomparsa.


 

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