29 ottobre 2016

Tifare Trump contro la dittatura del politicamente corretto


di Nicola Tomasso

Il voto americano non è soltanto un’epocale scelta tra una rappresentante delle potenze occulte mondialiste e un esponente della ricchezza imprenditoriale americana in salsa trivial-liberista. C’è qualcosa di più dietro questa sfida e riguarda la vergognosa e latente dittatura del politicamente corretto che si sta affermando in Occidente. Se pensiamo che Trump ha cominciato a perdere consensi a partire dalle pubbliche accuse di sessismo mosse dalla sua rivale, comprendiamo quale sia la vera portata delle presidenziali americane: spegnere gli ultimi gemiti della resistenza a questa patetica inondazione di moralismi, indignazioni ad orologeria e sciatti perbenismi. Trump rappresenta la virilità nell’accezione più naturale, radicale, radicata. Quella virilità ormai non più pervenuta nelle giovani generazioni occidentali, tutte intrise di ideologie della omologazione e dell’indifferenziazione dei sessi. Tra un tablet e uno smartphone, le nuove leve occidentali vanno fantasticando di diritti, d’uguaglianza, di libertà di genere, di rispetto delle diversità ed altre chiacchiere devirilizzanti. L’offesa perpetua del maschio moderno alla natura grida vendetta, e così il creato (o il Creatore?) punisce gli occidentali con il più alto tasso mai raggiunto di sterilità ed impotenza. In questo marasma gay friendly fanno capolino prepotenti come non mai animalisti e vegani, tutti intenti a sedersi nella poltrona della nuova dittatura antiumana occidentale, una sottocultura devastante e sterminatrice, in grado di rovesciare e mettere in discussione la realtà fin entro le sue forme strutturanti, come la sessualità e gli appetiti. Il risultato è un uomo privo della sua mascolinità, del suo istinto a procacciare, improduttivo e infecondo, incapace di essere padre. Ma pronto ad indignarsi, a partecipare a qualche marcia pacifista o ambientalista,  scagionante e catartica nello stesso istante, per sbandierare il suo rigore morale.  Alla legge naturale e al senso di colpa derivante dal peccato si sovrappone il nuovo codice etico: ambientalismo (rinuncia del dominio del creato), omosessualismo ( rinuncia del dominio di sé), multiculturalismo (rinuncia della propria identità culturale), politically correct (rinuncia della realtà e della onestà intellettuale). Il bisogno di redenzione dell’uomo viene sprigionato nelle ‘pubbliche virtù’ in questa gara imbecille a conformarsi agli standard che la nuova dittatura va imponendo. Intanto l’uomo è lì a svuotare se stesso, assaporando la mela dei nuovi serpenti e delle nuove Eve, vittima di un’ontologica macchia d’accusa che s’annida nel proprio animo: il suo potenziale omicida. La retorica del femminicidio inchioda, infatti, il maschio ad una condizione di assassino perpetuo, un criminale per natura. Ed eccolo obbligato a marciare, essere impotente, vittima della rieducazione a suon di campagne mediatiche dietro cui si nascondono i luciferini autori di questa devastazione umana. E così tutti indignati, tutti ipersensibili, tutti moralmente scossi dai comportamenti scurrili del magnate americano: bisogna essere d’animo integro ed integerrimo nella nuova religione del politicamente corretto. E guai poi a dire che le lobbies che finanziano la Clinton sono le stesse che promuovono la soppressione dei feti in tutto il mondo, la marcescenza della razza umana con i contraccettivi e il perdurare dei conflitti in medio-oriente. Sicuramente un programma fatto di confini e muri, orientato ad una politica isolazionista, come quello di Trump, spingerebbe a ritirare gli inutili contingenti americani in Siria, dove si fa finta di combattere l’Isis giocando a scherzetti diplomatici con la Russia. Ma guai a dire ad un pacifista che il Premio Nobel per la pace ha alimentato più che mai l’instabilità in medio-oriente, che la Clinton è sua degna erede e che con Trump il mondo potrà avere l’opportunità di respirare e di assaporare la quiete della pace: non sia mai che si indigni! La bandiera arcobaleno sventola dove tira il vento, nella corrente voluta dai massoni mondialisti: la più grande guerra che l’uomo abbia mai combattuto nei confronti di se stesso.
Donald Trump si sottrae, con una retorica anche a tratti spiacevole, a questo sistema offrendo agli elettori un modello di maschio capace di arricchirsi, procacciatore di donne, volgare, virile. Non il massimo per noi cattolici, ma provvidenziale per i tempi in cui viviamo. Il mondo occidentale ha l’occasione per porre un argine alla deculturazione diabolica messa in atto dalla sinarchia planetaria. La colga!

 

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