23 ottobre 2016

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: l'esorcismo del Pantheon (Parte XV)


di Alfredo Incollingo

Il Pantheon è oggi uno dei monumenti più ammirati e fotografati di Roma. E', lo possiamo dire con certezza, l'edificio più ingegnoso e antico della città: è lì da duemila anni e l'arte architettonica romana ha permesso all'intera struttura di rimanere in piedi per secoli. Inondazioni, terremoti, incendi e i continui lavori di ristrutturazione non hanno intaccato la sua solidità. E' il testimone chiave per comprendere la storia millenaria di una città che da sola ha civilizzato l'occidente europeo: l'oculo della cupola ha da sempre animato gli studiosi e tutti coloro che alzavano gli occhi ad osservare quella particolarità strutturale. Sappiamo infatti che manca la lanterna a chiusura della cupola per evitare il suo collasso; eppure nei secoli sono state avanzate diverse spiegazioni per chiarire i motivi di quella stranezza architettonica. Anche nell'età pagana, così come nella cristianità si è affermato che il Pantheon fosse una “terra franca” dove il Cielo e Terra si toccavano; qui gli dei e poi il vero Dio si mostravano in tutta la loro magnificenza come pura luce: quel fascio luminoso e pregno di pulviscoli che penetra nella penombra è l'essere divino nella sua essenza. Qui noi lo possiamo contemplare e trarne beneficio spirituale: il fedele che ne rimane investito viene colto in pieno da un'epifania, la quale ha dato adito al grande interesse passato e moderno per il Pantheon che di fatto non è stato demolito né del tutto abbandonato. Fu la sua aurea misteriosa e sacrale a preservarlo da possibili abbattimenti.
Quando nel 608 d.c. l'imperatore bizantino Foca donò il Pantheon a Papa Bonifacio IV si predispose la suggestiva cerimonia che doveva riconvertire questo luogo sacro da pagano a cristiano. Qui il Signore avrebbe spazzato gli antichi idoli e come luce non avrebbe esitato a mostrare la sua potenza e la sua misericordia. Da allora il Pantheon accoglie la celebrazione dell'Eucarestia rincarando la dose di mistero e di magnificenza che già di per se traspare nel rito.
Papa Bonifacio IV continuò l'opera del suo eccelso precedessore, San Gregorio Magno, che era morto quattro anni prima. La renovatio romana si concretizzò nella completa riqualificazione dei luoghi sacri cittadini: dove prima vi erano i templi romani, nella maggior parte dei casi furono fondate chiese o gli edifici furono totalmente riconvertiti. Adesso Cristo regnava e l'Urbe doveva accogliere il Suo messaggio di salvezza.
La consacrazione del Pantheon fu il culmine dell'azione rinnovatrice del Papa, il quale, il 13 maggio 609 d.c., compì un grandioso esorcismo. Le cronache raccontano del pontefice posto di fronte al portone appena aperto e delle sue preghiere per scacciare gli antichi demoni che si celavano ancora all'interno. Il baccano e le urla degli idoli atterrì la folla e solo il Papa ebbe la forza necessaria per resistere a quelle visioni demoniache. Una volta concluso il rito il Pantheon fu consacrato alla Madonna e ai Martiri (in realtà la chiesa è intitolata a Santa Maria dei Martiri, ma è comunemente chiamata Pantheon o Santa Maria Rotonda).
Nonostante i secoli lo splendore dei marmi e dei monumenti che il tempo ha sedimentato si sono conservati perfettamente e la calca dei turisti non pare li abbia minimamente danneggiati. Quando si viene a Roma si può rinunciare a tutto, ma non a visitare il Pantheon (e perché no, anche pregare lì).
Il viaggio continua.

 

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