08 ottobre 2016

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: le catene di San Pietro in Vincoli (Parte XIII)


di Alfredo Incollingo

L'apostolo Pietro venne martirizzato a Roma nel 67 d.c. dopo l'arresto e un periodo di detenzione nel Carcere Mamertino. Il suo martirio fu tra i più brutali della storia (venne crocifisso, ma a testa in giù!) e un oggetto ancora oggi ricorda quei drammatici eventi: le catene che furono usate per imprigionarlo. Sono conservate nella chiesa di San Pietro in Vincoli, conosciuta ai più per lo straordinario patrimonio artistico che la impreziosisce: celebre è il Mosè con le corna, di Michelangelo, e gli affreschi del Guercino. In questa sede ci interessa soffermarci però sulla reliquia pietrina che ha per noi cristiani un alto valore simbolico e di fede.
Partiamo dall'inizio, dalla fondazione della chiesa che risale secondo la tradizione al V secolo d.c. per volere dell'imperatrice romana d'Oriente Eudossia Licinia. L'antico appellativo “basilica basilissa” (è il titolo dato alla moglie del basileus, l'imperatore bizantino) ha non poco avvalorato questa tesi. In realtà si è scoperto un inizio ancora più remoto: la basilissa avrebbe edificato l'attuale chiesa su una precedente fondazione che è stata attribuita a San Pietro, in ricordo dei cristiani morti in seguito alle persecuzioni neroniane del 64 d.c. (anno del famoso incendio). Non sappiamo se ciò sia vero, ma è certo che San Pietro in Vincoli venne costruito su un “titulus”, uno dei primi luoghi di culto della cristianità (esclusivamente domestico e celato a occhi indiscreti).
Eudossia Licinia volle la chiesa per custodirvi le catene dell'apostolo che aveva donato a San Leone Magno nel 442 d.c.. Nel corso dei secoli l'edificio è stato ristrutturato includendo nella sua struttura le tracce della successione dei movimenti artistici che hanno animato la città di Roma. Le catene petrine sono oggi venerabili al di sotto dell'altare maggiore, dove sono conservate in una teca di bronzo. Secondo la tradizione i cristiani gerosolimitani le custodirono dal 69 d.c. e fu un loro patriarca, Giovenale, a donarle un giorno all'imperatrice Elia Eudocia; questa a sua volta le cedette alla figlia come dono di nozze (Eudossia Licina sposò l'imperatore romano d'Occidente Valentiniano III). In realtà i cristiani gerosolimitani possedevano solo una parte delle catene: infatti a Roma era custodita l'altra metà, nel Carcere Mamertino, dove San Pietro fu tenuto prigioniero. Quando Leone Magno ottenne l'altra sezione della reliquia, accostandole, miracolosamente si unirono senza l'apporto di un fabbro. Questo episodio scacciò ogni dubbio e si riconobbe la santità dell'oggetto, quale testimone del martirio del primo Papa.
Il viaggio continua.

 

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