15 novembre 2016

Fede, misticismo e scienze naturali in Sant'Alberto Magno


di Alfredo Incollingo

Nessun ordine monastico come i domenicani o i francescani sono stati così forieri di santi. La santità e il carisma di San Domenico di Guzman e di San Francesco d'Assisi sembrano aver contagiato i loro confratelli, anche nei secoli successivi.
San Tommaso d'Aquino, Sant'Alberto Magno, San Pio V e poi Santa Caterina da Siena hanno indossato l'abito domenicano in tempi diversi, ma sempre adempiendo con scrupolo alla vocazione religiosa e intellettuale della famiglia monastica. Non dobbiamo dimenticare che San Domenico, pur vivendo in povertà, era un fine intellettuale alle prese con i catari e le varie sette eretiche che minacciano l'intera cristianità. Dopo di lui schiere di domenicani hanno insegnato nelle principali università europee e hanno contribuito notevolmente allo sviluppo della filosofia e della scienza moderna.

Come vedremo, è impossibile parlare della storia del cattolicesimo (e della scienza) senza citare Sant'Alberto Magno, che è anche Dottore della Chiesa Cattolica, secondo il volere di papa Pio XI nel 1931. Nato in Germania intorno al 1200, si trasferì in Italia per continuare i suoi studi liberali a Padova. Nel 1223 entrò nell'ordine domenicano, perché rimase affascinato dal carisma dei frati di San Domenico ascoltando le omelie del beato Giordano di Sassonia, secondo maestro generale dell'ordine. Sant'Alberto Magno non ebbe solo scrupoli filosofici e scientifici, perché la sua fede era grande e sincera: nonostante i benefici che gli derivavano dai suoi tanti incarichi di prestigio (insegnò a Parigi e a Colonia, fu vescovo di Ratisbona e ottenne molti ruoli di rilievo all'interno dell'ordine domenica), scelse ormai in tarda età e affaticato da tanto lavoro intellettuale di dedicarsi totalmente a Dio, isolandosi dalla mondanità che lo circondava. Morì a Colonia il 15 novembre 1280 e venne canonizzato solo nel 1872 con grande apprensione dei vescovi tedeschi.

Dopo San Tommaso, Sant'Alberto Magno fu probabilmente il filosofo e il teologo più importante della storia medievale e uno dei più eccelsi della storia della Chiesa. L'aquinate fu un suo allievo e insieme portarono a compimento una rivoluzione nel pensiero filosofico occidentale!
Perché è definito il “Doctor Universalis? Perché nel 1941 San Pio XII lo proclamò “patrono delle scienze naturali”? L'opera filosofica di Alberto Magno rappresenta un momento di rottura con il passato: dopo di lui infatti la filosofia intraprese strade nuove e “moderne”. Il suo grande merito fu di aver facilitato l'integrazione del pensiero greco con la tradizione cristiana, un confronto iniziato nei primi secoli dell'era cristiana, ma mai giunta ad una conclusione definitiva prima di lui.
Sant'Alberto dimostrò la razionalità e la positività del pensiero greco, riconoscendo in Aristotele il campione della ragione. Era possibile conciliare ragione e fede, secondo Alberto Magno, perché la scienza non ostacolava l'anima nella ricerca della sua sorgente primaria, cioè Dio. Entrambe tentano di carpire la divinità, ma lo fanno con metodi diversi: la ragione scrutando il mondo visibile e la fede tramite la rivelazione di Dio nell'interiorità umana. A differenza di Sant'Agostino il santo tedesco riconosceva la differenza e l'autonomia della fede e della ragione, che operavano in sfere d'interesse diverse: la prima le questioni religiose e divine, la seconda la natura e la materia. Allo stesso modo la filosofia (intelletto) e la teologia (fede) erano discipline indipendenti nell'indagine, pur facendo parte comunque dello sistema gnoseologico.
E' possibile a questo punto tirare le somme della breve disamina su Sant'Alberto Magno, facendo tre osservazioni che riassumono ulteriormente il suo pensiero: in primo luogo si può cogliere nel domenicano l'importanza della scienza naturale e la sua autonomia d'indagine che è comunque conciliante con la teologia; in secondo luogo, a differenza di molti teologi e filosofi moderni, anche cattolici, la fede e la ragione sono due “sorelle” che amano lo stesso padre, con personalità molto diverse (nessuna gelosia e nessun odio tra loro); in terzo luogo si è parlato di una doppia anima della sua riflessione: una mistica, sviluppata dal suo allievo Maestro Eckart, e una teologica – naturalistica, ripresa da San Tommaso d'Aquino. Sono questi i due percorsi della teologia cattolica, che faranno la loro comparsa costantemente nella riflessione su Dio dal medioevo fino ai nostri giorni.

 

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