21 novembre 2016

Il “nulla salus extra ecclesiam” di San Gelasio I


di Alfredo Incollingo

La Chiesa è in crisi e noi non possiamo non constatarlo, anche se per un credente è un'ammissione difficile da fare. La soluzione qual è? Difficile a dirlo, almeno non è possibile esprimere giudizi certi nell'immediato. E' edificante però leggere le biografie dei santi papi dei primi secoli cristiani, che hanno affrontato pericoli e decenni molto più tormentati dei nostri: agirono con grande decisione e difesero l'ortodossia da chi ne minacciava l'integrità. Da loro potremmo apprendere la fortezza, la carità e a fare della fede il nostro vessillo: chi meglio di un santo padre dei primi secoli, così foschi e duri, potrebbe insegnarci a muoverci tra i rovi del presente?
San Gelasio I guidò la Chiesa in anni non certo felici per l'occidente e la nascente cristianità: dovette resistere all'eresia e alle pressioni imperiali che volevano controllare la Chiesa di Cristo e farne una “succursale” dell'imperatore. In tempi così tetri, dove diversi poteri e corporazioni tentavano di impadronirsi delle Chiavi di San Pietro, un pontefice che sappia rivendicare la verità del Vangelo fu una necessità impellente.
Papa Gelasio I era di origine africana e si trasferì a Roma durante il pontificato del suo predecessore, papa Felice III, ricoprendo diversi incarichi di rilievo nella curia romana fino alla sua elezione il 1° marzo 492.  I primi mesi del suo regno non furono sereni, dovendo affrontare una grave crisi politica e religiosa con il patriarcato di Costantinopoli: i contrasti vertevano intorno all'approvazione o meno delle tesi monofisite del vescovo Acacio, del tutto contrarie alla duplice natura del Cristo. L'imperatore d'oriente Anastasio e la chiesa orientale di Costantinopoli si impegnarono attivamente per difendere l'eresiarca e fecero di tutto affinché il papa seguisse il nuovo corso degli eventi: Gelasio I mal tollerò le ingerenze e respinse con decisione ciò che gli veniva proposto, in quanto era un atto inaudito e dissacratore l'ordire il controllo della Chiesa Cattolica, un gesto contrario allo stesso Vangelo. Il fallimento dei progetti imperiali fu inevitabile e le ripercussioni causarono un peggioramento dei rapporti tra i cristiani d'oriente e d'occidente, tanto da giungere allo scisma, risanato qualche decennio dopo da papa Ormisda. Nel difendere il cattolicesimo e la Chiesa Gelasio riconobbe nei suoi scritti la necessità di separare il potere spirituale da quello temporale: rifacendosi alla tradizione patristica e biblica e al diritto romano dimostrò questa esigenza e la netta superiorità del papa sul sovrano; mentre il primo doveva rendere conto direttamente a Dio delle azioni umane e insegnare la verità cristiana, al secondo spettava il governo della società, senza nessuna prerogativa spirituale. Il principe, essendo inoltre un membro della Chiesa, come tale doveva sottomettersi al pontefice e riconoscerlo come guida spirituale e morale: a sua volta il potere monarchico o imperiale trovava così la sua piena legittimazione. Nei fatti Gelasio esplicitava la frase paolina “nulla salus extra ecclesiam”: non c'è salvezza al di fuori della Chiesa! L'apologetica di Gelasio I ha consentito gli sviluppi successivi della Chiesa di Roma che è andata sempre più definendo la sua missione in Terra. Lo zelo del pontefice, che lo portò a sfidare l'imperatore, lo accosta ai grandi papi medievali e oggi, in questi tempi liquidi, un successore di San Pietro di tale fattezze gioverebbe notevolmente alla salute del cattolicesimo.  

0 commenti :

Posta un commento