18 novembre 2016

La dedicazione delle basiliche dei ss Pietro e Paolo: alcune riflessioni sull’attualità ecclesiale


di Roberto De Albentiis

Il 18 novembre, in ricordo della grande Dedicazione che Papa Urbano VIII fece nel 1626 della Basilica di San Pietro, si celebra la solenne festa della Dedicazione delle Basiliche romane dei Santi Patroni di Roma, i Principi degli Apostoli Pietro e Paolo; col tempo, a questo giorno si unì pure il ricordo dell’altra Dedicazione, quella che Papa Pio IX fece il 10 dicembre 1854 della Basilica di San Paolo.
Le Basiliche romane sono estremamente importanti per la storia e il culto della Chiesa romana, ma in special modo quelle degli Apostoli, essendo del resto la Chiesa costruita proprio sugli Apostoli, e soprattutto su Pietro e Paolo; nelle Basiliche romane si compiono le Stazioni di Avvento, Natale, Quaresima e Pasqua, e le Basiliche romane sono luoghi privilegiati di pellegrinaggio dei fedeli, soprattutto durante i Giubilei, come questo che si sta per chiudere.
Il Papa, Vescovo di Roma, è successore di San Pietro come capo visibile della Chiesa, ma, in qualche modo, lo è pure di San Paolo come dottore e missionario, e proprio per questo Paolo VI e Giovanni Paolo II, dopo secoli, decisero di intraprendere viaggi missionari; e in passato la festa dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno, era uno dei pochi momenti in cui il Papa celebrava personalmente la Santa Messa. La festa dei Santi Pietro e Paolo è importante tanto nella Chiesa latina quanto in quella greca, che anzi dispone in preparazione di essa un rigoroso digiuno, mentre in Occidente la sapienza della Chiesa ce ne fa festeggiare una seconda edizione in questo giorno.
In questo giorno particolare, in cui non possiamo non pensare al Papato e al Papa, successore a Roma proprio di Pietro e Paolo, vediamo la Chiesa  sempre più confusa e divisa, e quel che è peggio è che pare essere proprio il Papa causa (involontaria?) di questa divisione: è da almeno 700 anni, dal tempo di Papa Giovanni XXII, che aveva errato gravemente sul giudizio delle anime, che dei cardinali e dei teologi non muovono monizioni canoniche al pontefice, altrimenti sommo liturgo e sommo teologo. Eppure le ambiguità, quando non gli errori, di questo pontificato paiono essere così tanti che, juxta modo, nei modi opportuni e sempre rispettando e amando l’autorità, qualcuno deve intervenire; e del resto, in un famoso episodio, fu proprio San Paolo a riprendere San Pietro quando era caduto in errore.
Sia chiaro che la Chiesa appare in crisi e divisa non certo dall’avvento al soglio petrino di Papa Francesco: la crisi (dottrinale, dogmatica, liturgica, vocazionale, morale) nella Chiesa risale ad almeno cinquant’anni fa, e i due predecessori di Bergoglio non hanno potuto fare altro che mettere dei paletti, ma non certo risolverla pienamente; essa è una crisi prima di tutto di fede, e solo toccando la fede si è potuta toccare la morale, altrimenti secondaria e ancillare alla fede stessa. La Chiesa di oggi non appare forte e unita: le chiese e le piazze sono sempre più vuote, le vocazioni, anche nei Paesi di missione, hanno ripreso a calare, soprattutto l’insegnamento cattolico, per gli stessi fedeli, pare ormai essere diventato un optional, anzi, peggio, pare essere diventato indifferente, e purtroppo, spesso, ci si appella proprio al Papa, a prescindere dalle sue reali intenzioni (che, sono sicuro, sono buone, ma, purtroppo, anche volendo il bene si può ottenere un male), per giustificare tale situazione. E, ancora, si vede questa Chiesa, così misericordiosa a parole, non solo non correggere più gli errori, cosa essenziale per una vera opera di misericordia spirituale, ma, soprattutto, ricercare, emarginare, cacciare quelli che sono semplici fedeli rimasti legati all’insegnamento immutabile della Chiesa, e che sono ora sempre più disorientati, ora sempre più arrabbiati.
Il Papa stesso è dispiaciuto di ciò, di vedere divisioni e opposizioni, e sentire, per quanto in maniera informale e riservata, di una vera e propria demoralizzazione del Papa, per un fedele, ancorché a volte (e purtroppo sempre più spesso) critico con la linea di questo pontificato come me, è una cosa molto dolorosa; ma a questo dolore si somma il dolore di vedere che è stato spesso proprio il Papa regnante, volutamente o meno, a creare questo clima, e purtroppo ora si stanno ammassando i frutti, non solo nei confronti di Francesco, ma della Chiesa tutta, arrivata ad un momento estremamente difficile.
Noi vorremmo con tutto il nostro cuore che il Papa ci fosse padre, che ci istruisse e ci confermasse nella fede, che non ci criticasse sempre e a prescindere, anche quando non c’è bisogno, ma che anzi ci sostenesse tanto nelle nostre vite quotidiane quanto nelle nostre battaglie: noi vorremmo insomma che il Papa fosse davvero successore di San Pietro! E non vorremmo davvero più vedere la Chiesa divisa, indebolita, in preda all’ambiguità e allo scoraggiamento, come non vorremmo più vedere dei cardinali costretti a porsi in posizione diversa dal Papa o non vorremmo più sentire di un Papa triste e demoralizzato, come, anche, non vorremmo più sentirci tristi o demoralizzati per la Chiesa o per il Papa: perché se noi appariamo tristi o preoccupati (o, purtroppo, a volte, presi da erroneo zelo amaro) è perché noi amiamo la Chiesa e il Papa, crediamo e amiamo fortemente, e vogliamo da essa e per essa solo il meglio, come lo vogliamo per il Papa!
In questo giorno particolare, offriamo preghiere, digiuni e sacrifici per la Chiesa e soprattutto per il Papa: ci sia, Francesco, da padre e maestro, torni ad emozionarci come nei primi giorni del suo pontificato, ci mostri la vera Misericordia! Noi vorremmo essere i figli leali, obbedienti, anche consolatori, del Papa, e non vorremmo, invece, dispiacerci per lui e con lui. E preghiamo i Santi Pietro e Paolo affinché siamo sempre fedeli e obbedienti a questa madre autorevole e amorevole, affinché la ascoltiamo e la difendiamo, affinché perfino possiamo morire per essa!

 

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