10 novembre 2016

La rivolta delle masse


di Roberto De Albentiis

La sconfitta della Clinton, e di tutto l’establishment liberal (e anche neo-con, del resto il Potere non conosce etichette o differenze) che la sosteneva, ad opera di Donald Trump, è un fatto clamoroso: dopo anni di prese in giro, i cittadini americani si sono voluti riprendere il proprio futuro, mandando al diavolo sondaggisti, giornalisti, opinionisti, professionisti di partito, star del mondo musicale e cinematografico. Questa vittoria di Trump giunge dopo tante altre, pur se di segno diverso: le vittorie elettorali, in Europa orientale, in Ungheria e Polonia, e in Francia, di formazioni identitarie e comunitarie, l’incredibile vicenda elettorale austriaca, il referendum inglese sulla Brexit, la vittoria, nelle Filippine, di un altro impresentabile, Rodrigo Duterte, peraltro di sinistra e non certo attento ai c.d. principi non negoziabili e comunque sfanculatore (letteralmente; non gli piacciono i toni moderati e conciliatori) delle elites e dei grandi del mondo.
Che significa tutto ciò? Dopo decenni di predominio di asfittico pensiero unico (non si creda solo di sinistra, sia chiaro, anche la destra liberale rappresenta al meglio il pensiero unico globalista e mondialista, e del resto la stessa maggioranza liberale e conservatrice del Partito Repubblicano non voleva sostenere Trump), di propaganda asfissiante e martellante, subdola, fatta non solo attraverso le dichiarazioni ufficiali, ma pure attraverso gli strumenti di comunicazione di massa e il cinema, le masse paiono essersi svegliate e abbiano iniziato a reagire a questo pensiero totalitario, che vuole imporre ovunque individualismo, atomismo, immoralità, che vuole distruggere le religioni, gli Stati, le famiglie, per imporre ovunque il dominio del Capitale e del Consumo, consumo tanto di beni materiali quanto di (pseudo)diritti.
In un mondo che si vuole senza barriere o differenze, perfino personali, biologiche e antropologiche, pare invece che si voglia rivendicare con forza tali barriere e differenze, che, se ci si pensa bene, sono connaturate all’essere umano stesso; in un mondo in cui si vuole imporre ancora la moribonda e mortifera globalizzazione, che ha comportato proprio l’impoverimento delle masse (anche americane, non si creda che gli States, e ve ne parlo io che li ho visitati due volte e ho potuto vedere di persona la grande povertà che vi regna, abbiano ricevuto solo benefici dalla globalizzazione) e l’arricchimento di pochi profittatori, guarda caso profeti della “società aperta” e del nuovo “mondo libero”, ecco che le masse, pur se non coordinate, magari poco informate e votando movimenti e partiti non certo assimilabili tra loro, reagiscono. Reagiscono forse di pancia, come si dice, ma del resto non si campa di belle parole e di “diritti civili”, un lavoro, un tetto, un pasto servono a campare, gli sciocchi slogan non riempiono gli stomaci.
Non possiamo certo sapere come sarà la presidenza di Trump, che deve ancora iniziare, per quanto fare peggio di Obama e della Clinton sia difficile; non possiamo neanche sapere cosa riserverà il futuro “populista” o la prevedibile reazione dell’establishment, ma due cose sono chiare: la partita non è affatto chiusa, tutt’altro, e, soprattutto, se ci si impegna bene, può essere vinta, le elites possono essere sconfitte, se solo si è consapevoli di ciò e lo si vuole!
E le masse cattoliche, in tutto questo? Ora, non sono qui per parlare del voto cattolico dato a Trump o alle altre scelte “populiste”, ma per parlare di un fenomeno diverso: da tre anni pare essere arrivata, per la Chiesa Cattolica, una nuova “primavera” (certo permessa da quell’altra, quella “conciliare”; non si creda che i problemi siano iniziati con l’attuale pontificato, ma affondano le loro radici in almeno un cinquantennio precedente), che non ha certo portato frutti di vocazioni, anzi, e in compenso ha aumentato le fratture tra fedeli e la perplessità di molti. Ebbene, sempre più fedeli cattolici, anche, come vedo, chi prima mai aveva sentito parlare o parlato di “crisi nella Chiesa”, ora si fanno delle domande, reagiscono, come possono, in relazione alla loro cultura e al loro stato, al nuovo corso progressista della Chiesa, con le armi a propria disposizione: l’insegnamento catechistico e la preghiera. Se anche nella Chiesa si deve parlare di pensiero unico (che nulla ha a che vedere con l’unità di insegnamento dottrinale, anzi, spesso, pur se non ufficialmente, lo soffoca), altrettanto, ora, si deve parlare di una sorta di resistenza, silenziosa ma crescente, dei fedeli alle perniciose novità che si vogliono loro imporre.
La resistenza al pensiero unico mondano e ai governi terreni ci riguarda; più ancora ci riguarda, quando necessario, la resistenza al pensiero unico ecclesiale, non certo in nome delle nostre personali opinioni o dei nostri gusti, ma proprio in nome di quella fede che ci è stata donata col Battesimo. Oggi si festeggia San Leone Magno, uno dei più grandi Papi che la Chiesa abbia mai avuto: di lui, intervenendo al Concilio di Efeso, i Padri conciliari dissero: “Pietro ha parlato per bocca di Leone!”. Noi crediamo che sul trono di Pietro sieda oggi Francesco, e vogliamo, vorremmo che parlasse da Papa e Pastore ai suoi figli, per confermarli nella fede e non lasciarli soli contro le battaglie, terrene e interiori, che li aspettano; per citare un grande ecclesiastico missionario del secolo scorso, Monsignor Marcel Lefebvre, di cui lo stesso Papa Francesco ha detto di aver due volte letto e apprezzato la sua biografia, noi siamo sempre “per il Papa come successore di San Pietro a Roma. Tutti noi chiediamo che il Papa sia, infatti, il successore di San Pietro, non il successore di Jean Jacques Rousseau, dei massoni, degli umanisti, dei modernisti e dei liberali.”  

1 commento :

  1. Un'ora d'aria ce la prenderemo tutti prima o poi, se dopo ci faranno tornare nelle prigioni del libero comunpensiero globalrimbecillente non lo so, però l'anno prossimo ci sono elezioni in F e D, si vedrà, quanto a colui che siede in Vaticano, io non penso proprio che farà mai secondo i nostri pii desideri......aspettiamo che passino i cadaveri, la corrente sta diventando impetuosa.

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