15 novembre 2016

Sacred Art School: il ritorno di Cristo nell'arte




di Alfredo Incollingo

Avevamo l'impressione che ormai l'arte contemporanea fosse irrecuperabile, presa com'è dal suo minimalismo che è una parola dolce per dire nichilismo. Si parla spesso della funzione educativa e sociale dell'opera artistica, ma se questa è vuota di contenuto, il suo valore etico è pari a zero. Non tutto è perduto, per nostra fortuna! A Firenze esiste una scuola d'arte, la Sacred Art School, fondata nel 2012 che ha come obiettivo il ritorno di Cristo nell'arte, dopo secoli d'esilio. Ideatore della Scuola è stato lo scultore irlandese Dony Mac Manus, tra i soci fondatori c’è l’opera di s. Maria del Fiore, la Camera di Commercio di Firenze e alcuni artigiani e artisti fiorentini.
Mac Manus in un'intervista rilasciata al blog affermava: “Stiamo per partire con una scuola di arte sacra, la Sacred Art School - Firenze, perché vogliamo affrontare la crisi della cultura occidentale. Quando guardo alla storia dellʼarte vedo che la più alta manifestazione di ogni cultura è nell'arte sacra, sia essa greca, egizia, azteca, indiana o africana. Quindi, se vogliamo affrontare la crisi culturale dell'occidente, il modo più efficace è quello di recuperare lʼarte sacra. Tutte le culture derivano dalla fede e quindi, prima di recuperare la nostra cultura, dobbiamo ritrovare la nostra fede. La cultura occidentale poggia su quattro pilastri: il mondo greco, quello romano, quello giudaico ed infine quello cristiano, che trovano la massima sintesi nella Chiesa Cattolica, il luogo dove l'artista "sacro" cerca l'ispirazione. Abbiamo scelto Firenze come principio di questo Rinascimento dell'arte visuale per la sua ricca tradizione e la sua capacità di ispirare: è il luogo dove gli artisti si sentono più a loro agio, è la Mecca dellʼarte!”
Potrebbe sembrare un'operazione anacronistica e futile il recupero di un'arte cristiana, perché la nostra epoca è profana e spietata nel rapportarsi nel sacro, che pare sparito dal nostro orizzonte esistenziale: a smarrirsi non è il suo sentore, quando piuttosto la nostra capacità di percepirlo, ottenebrati come siamo. I fondatori della Scuola mirano a recuperare quei linguaggi capaci di parlarci di Dio, quei segni che solo l'arte riesce a fornire. Il problema è linguistico e non solo contenutistico: questa operazione di recupero è anche un modo per riscoprire le nostre radici cristiani, anche nell'arte, queste fondamenta da lungo tempo dimenticate.
Esiste quindi un rapporto tra arte e fede? Sempre nella stessa intervista Mac Manus affermava che “la fede è lʼidea, lʼarte è il linguaggio. Senza unʼidea non abbiamo niente da comunicare. Questa è la radice della crisi nell'arte contemporanea, come abbiamo visto prima. Ci sono molti artisti che non hanno niente da dire perché non credono in niente, e ci sono altri artisti che credono, ma non possiedono un linguaggio che consenta loro di comunicare questa fede. Ciò che proponiamo nella nostra Scuola è l'insegnamento del linguaggio artistico, potenziato dallo studio della filosofia e della teologia dei Grandi Maestri del passato.” Solo questo ritorno alla fede potrà salvare l'arte moderna da se stessa, perché ormai sta precipitando in un baratro senza fondo.
Gli ottimi propositi purtroppo non bastano! C'è bisogno di incoraggiare, anche con i nostri aiuti economici, i 25 allievi che la scuola sta formando: a tal fine si terrà dall'otto novembre al dodici dicembre 2016 una mostra (la prima!) presso il Museo dell'Opera del Duomo a Firenze intitolata “In una Carne, il senso del corpo”. Questa esposizione terminerà il 12 dicembre con un workshop dedicato al tema “Arte sacra e corporeità” cui prederanno parte importanti relatori esperti in teologia e in arte. Lo scopo della mostra, oltre a far conoscere questi giovani artisti, è di far conoscere il lavoro di formazione della scuola e raccogliere i fondi per continuare l'attività didattica. La teologia del corpo di San Giovanni Paolo II fa da sfondo alla mostra, perché le opere esposte ci parlano del corpo e del linguaggio corporale, della necessità di rivederli alla luce della fede: solo relazionandoli a Dio infatti sarà possibile ridare un significato a queste parole oggi svuotate di ogni valore.
E' vero che il cristianesimo ha svalutato il corpo e la corporalità? Falsità belle e buone, diffuse con intenzioni tutt'altro che disinteressate. I grandi capolavori dell'arte sacra fanno ampio sfoggio del linguaggio corporale perché è nel mistero del “Dio Incarnato” che si concretizza la nostra fede: Dio si è fatto uomo, ha avuto un corpo e tramite esso ci ha salvati.
San Paolo, i Vangeli e il sacrificio di Gesù sulla Croce ci sottolineano che esso è una via privilegiata per salvarci, tanto che l'Apostolo delle Genti lo definiva un “tempio” e come tale andava trattato: è peccaminoso non il corpo, ma il suo uso sbagliato, dando sfogo ai propri bassi istinti. Inoltre il cristianesimo, in linea con la tradizione ebraica, usa un linguaggio corporale e le metafore in tal senso abbondano nel linguaggio ecclesiastico: pensiamo alle formule dell'Eucarestia, alla definizione della Chiesa quale corpo di Cristo e di noi quali Sue membra...
Il cristianesimo non si vergogna del corpo, ma lo celebra e lo esalta quale creazione di Dio e quale mezzo di salvezza: le opere dei giovani artisti della Sacred Art School rappresentano questi fondamenti teologici e, seguendo gli insegnamenti di San Giovanni Paolo II, danno un senso all'anatomia umana, alle movenze corporali e al corpo stesso.
Per aderire alla raccolta fondi a sostegno del programma di formazione di giovani artisti cristiani c’è tempo fino al 7 dicembre partecipando al crowdfunding sulla piattaforma Eppela a questo link.

 

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