04 novembre 2016

San Carlo Borromeo tra nuove e vecchie eresie


di Alfredo Incollingo

Nessun cattolico è al sicuro da eresie, nonché da aperture dottrinali di dubbia origine e di significato incerto. Stiamo assistendo in molti casi a tentativi di compromette l'ortodossia, la verità, con il mondo perché la prima possa piacere (adeguarsi) alla moltitudine. Si spera che, confondendosi con la modernità, si possano aumentare i consensi, come se la Chiesa fosse un partito. A quanto pare, almeno in Europa, i risultati sono scarsi. La Chiesa, andando verso il mondo, ha perso ogni carisma? La società contemporanea ha già i suoi idoli e una Chiesa modernista è solo un orpello? Ci sono tante domande da porsi e tante risposte da trovare.
Il cattolico oggi giorno ha un gran da fare per capire quale sia l'ortodossia e deve destreggiarsi tra nuovi eresiarchi e uomini di Chiesa infedeli. A chi può rivolgersi nelle sue preghiere per chiedere la sua salvezza e quella della comunità dei credenti (cristiani cattolici)? A San Carlo Borromeo naturalmente, che per tutta la sua vita ha combattuto la riforma protestante e ha partecipato attivamente alla riforma della Chiesa.

Nato da una nobile e potente famiglia lombarda (Ancona, il 2 ottobre 1538), i Borromeo, a soli 12 anni, per volere paterno, entrò nell'ordine benedettino nel 1547, ricoprendo ruoli di rilievo all'interno dell'abbazia di Arona. Il giovane Carlo, nonostante le direttive familiari, mostrò una fede e un animo caritatevole che male si conformava alle pretese politiche del casato. A soli 21 divenne dottore in diritto civile e canonico e nel 1559, quando suo zio, il cardinale Giovanni Angelo Medici di Merigliano, venne eletto papa, prendendo il nome di Pio IV, si trasferì a Roma sotto la sua protezione. Carlo venne nominato cardinale a 22 anni e ricoprì a lungo diverse cariche di governo con numerosi benefici e laute ricompense. Spendeva le sue ricchezze in palazzi, servitù e in feste che dovevano celebrare la sua magnificenza e il suo casato. San Carlo visse anni di dissoluzione e di mondanità fino al 1562, quando alla morte del fratello Federico, ebbe un momento di crisi spirituale e comprese le vanità di cui si circondava. Abbandonò ogni dissolutezza per dedicarsi ad una vita di preghiera e penitenza. La sua conversione si rifletté sul suo operato, adesso più meticoloso e attento alle verità del Vangelo. A Milano e durante i lavori del Concilio di Trento partecipò attivamente alla riforma della Chiesa e seppe elevare le voci di opposizione verso qualsiasi tentativo di compromettersi con il fronte protestante. Spesso fu tacciato di fanatismo o di essere eccessivamente intransigente, ma questi inopportuni biasimi non limitarono la sua azione riformatrice. Nel 1563 fu consacrato vescovo, divenendo a tutti gli effetti pastore delle anime nella diocesi di Milano: qui si prodigò maggiormente nella riforma del clero dando l'esempio all'intero mondo cattolico. Le istanze del concilio furono difese e amplificate dall'operato di San Carlo e dal successore di suo zio, papa Pio V Ghisleri, che darà concretezza alle decisioni prese a Trento.
Nel 1566 si ritirò a Milano dando anche qui avvio ad una vasta opera di riforma che procurò non poche ostilità del clero. Il suo lavoro procedette dalla scrematura del corpo sacerdotale fino alla riorganizzazione della diocesi: l'iniziativa fu che d'esempio a tutti vescovi cattolici furono i suoi viaggi d'ispezione e pastorali che compì nel territorio milanese. Visitò tutte le parrocchie, controllando la moralità del corpo sacerdotale e quella dei fedeli. La sua fede e il suo servizio erano un pericolo per i corruttori e per chi si era arricchito con la mal gestione della diocesi. Il 26 ottobre 1569 quattro frati dell'Ordine degli Umiliati attentarono alla vita del santo, perché vedevano in pericolo i loro privilegi e questo gesto causò la repentina chiusura dell'ordine.
La cura per i suoi fedeli fu sempre al centro della pastorale di San Carlo, che non indietreggiò neanche di fronte alla peste: nel 1576 l'epidemia colpì Milano e i notabili della città, compreso il governatore spagnolo, fuggirono per evitare il contagio. San Carlo tornò in città e si adoperò per la cura dei malati e per limitare il più possibile il contagio, non si arrese mai e perpetuò le istanze riformatrici del Concilio di Trento viaggiando instancabilmente. Ormai anziano e provato dalle fatiche dei duri anni di vescovado, morì a Milano il 3 novembre 1584.
In tempo di crisi e di eresia, nei giorni di relativismo e di decadenza della Chiesa dobbiamo pregare per la nostra salvezza, invocando la protezione di San Carlo, lui che seppe riformare e ridare vitalità alla Chiesa nonostante i tanti nemici (soprattutto interni!) e i momenti di difficoltà. Nel 1610 venne canonizzato da papa Paolo V.
 

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