06 novembre 2016

San Leonardo di Noblac, il santo che spezzò le catene della nostra prigionia


di Alfredo Incollingo

Nel cupo medioevo, tra foreste e paludi, nei villaggi deserti e nelle città cadenti i santi erano gli unici che sembravano in grado di frenare e combattere le forze del male che avevano costituito il loro regno nei luoghi abbandonati dagli uomini o tra essi. La loro santità era una luce di speranza e di salvezza nelle tenebre e l'Europa risplendeva di questi lumi (parola infelice oggi) nella notte. Erano personalità solitarie, ma capaci di confrontarsi con il popolo e i potenti e non dispensavano di fare carità, mostrando una fede senza pari, anche tra gli stessi chierici.
San Leonardo di Noblac fu un eremita, alla ricerca di deserti dove poter parlare direttamente con Dio, ma era anche un uomo della società del suo tempo, per giunta di origini nobiliari, muovendosi nei meandri di un mondo segnato (ancora) da molte ombre e poche luci (almeno nei primi secoli del medioevo).
San Leonardo nacque in Gallia da una nobile famiglia, molto vicina alla corte del re franco Clodoveo, che fu il suo padrino di battesimo. Il rampollo di un potente casato avrebbe dovuto seguire per tradizione la via delle armi e entrare nella cavalleria; invece il giovane Leonardo preferì seguire la sua vocazione religiosa e abbracciare gli insegnamenti del vescovo San Remigio di Reims. Per concessione reale poté liberare tutti i prigionieri che avrebbe incontrato per strada durante il suo apostolato. Sfruttò ampiamente questo beneficio, liberando uomini e donne ridotte in uno stato animale, privi di dignità e di libertà. San Leonardo è oggi celebrato per la sua carità verso i prigionieri innocenti, condannati alle vessazioni ingiustamente: non a caso il suo culto divenne noto quando anche per sua intercessione il principe Boemondo I di Antiochia nel 1103 fu liberato dalle carceri musulmane. Da quella fatidica data tutti coloro che furono scarcerati dopo una detenzione non meritata si recarono in pellegrinaggio a Noblac per ringraziarlo, pregando sulla sua tomba.
La santità dell'eremita lo precedeva nel suo cammino per la Francia e già era riconosciuto santo dai fedeli. Si ritirò definitivamente dal mondo nella regione del Limosino, abbandonando il frastuono di corte e della mondanità. Tra le foreste impenetrabili della regione fu chiamato d'urgenza dal re Clodoveo per aiutare il parto della regina Clotilde: grazie alle sue preghiere il dolore fu lenito e la regina diede alla luce un erede al re. Per riconoscenza il sovrano gli concesse una vasta proprietà fondiaria, dove fondò un oratorio, il primo nucleo del futuro monastero di Noblac. Una leggenda racconta l'origine del nome del convento e successivamente della città che sorse intorno ad esso: si racconta che il santo scavò una buca nel terreno e miracolosamente questa si riempì d'acqua permettendo di costruire un pozzo, detto “nobiliacum” per ricordare l'atto di donazione reale. L'evoluzione linguistica ha poi trasformato questo nome in “noblac” e così verrà chiamata la città che è sorta intorno al monastero (Saint Leonard de Noblat). La vita di San Leonardo è avvolta nel mistero: molti episodi della sua biografia ci sono giunti sotto forma di leggende e ignoriamo molte cose sulla sua giovinezza e sulla data della morte, che si suppone sia il 6 novembre, giorno in cui lo si ricorda nel Martirologio Romano. Perché è importante ricordare San Leonardo nelle nostre preghiere? Prima di tutto perché è un santo e in secondo luogo in questi tempi di crisi abbiamo bisogno del suo aiuto: San Leonardo lo dobbiamo invocare per liberarci dalle catene del materialismo, del nichilismo e dell'ateismo; è invocato dalle partorienti per facilitare il parto e oggi, più che mai, gli chiediamo il soccorso per questa società che disconosce i figli.

 

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