14 novembre 2016

Se Gramsci avesse letto (bene) Chesterton


di Lorenzo Roselli

Cosa lega Antonio Gramsci, ideologo del Partito Comunista Italiano e Gilbert Keith Chesterton, frizzante intellettuale e apologeta cattolico britannico?
Apparentemente nulla oltre alla contemporaneità e, in parte, la ferma opposizione al capitalismo.

Eppure, il filosofo di Ales conosceva molto bene l'opera chestertoniana e ne stimava profondamente il genio. Considerava infatti Chesterton un chiaro esempio di letteratura nazional-popolare inglese, categoria linguistica che Gramsci creò ad hoc per attaccare gli intellettuali italiani post-risorgimentali e del suo tempo. Questi non erano stati capaci di rappresentare, né di percepirsi parte integrante del popolo perché ad esso contrapposti. Scrive in proposito nei Quaderni dal carcere:

« […] In Italia gli intellettuali sono lontani dal popolo, cioè dalla nazione e sono invece legati a una tradizione di casta, che non è mai stata rotta da un forte movimento popolare o nazionale dal basso: la tradizione è libresca e astratta e l'intellettuale tipico moderno si sente più legato ad Annibal Caro o a Ippolito Pindemonte che a un contadino pugliese o siciliano.»
Come imputare a Gilbert Keith Chesterton la stessa ignominiosa colpa? Come vedere nell'autore di Ortodossia e Uomo Vivo, capace di riscontrare il significato del mondo e dell'umana esistenza in un miserabile ubriacone, una totale estraneità dal popolo, in tutte le sue contraddittorie e straordinarie sfaccettature?

Ma è al personaggio più noto dell'intera produzione di Chesterton, Padre Brown, che Gramsci dedica l'encomio più sentito allo scrittore inglese.

In una lettera a Tatania (Tania) Schucht, sorella della moglie Julia, Gramsci la ringrazia per avergli spedito in carcere alcuni libri delle avventure di Padre Brown. Nel celebrare la maestria narrativa della serie sull'investigatore in talare, Gramsci si abbandona a considerazioni di vario tipo, fra cui un paragone tra l'approccio investigativo cattolico di Padre Brown opposto a quello squisitamente protestante di Sherlock Holmes.

« Carissima Tania,
sono stato contento della venuta di Carlo. Egli mi ha detto che ti sei rimessa abbastanza, ma vorrei avere più precise notizie sulle tue condizioni di salute. Ti ringrazio per tutto ciò che mi hai mandato. Non mi sono stati ancora consegnati i due libri: la «Bibliografia fascista» e le novelline di Chesterton che leggerò volentieri per due ragioni. Primo perché immagino che siano interessanti almeno quanto la prima serie e secondo perché cercherò di ricostruire l'impressione che dovettero fare su di te. Ti confesso che questo sarà il mio diletto maggiore.
Ricordo esattamente il tuo stato d'animo nel leggere la prima serie: tu avevi una felice disposizione a ricevere le impressioni più immediate e meno complicate dai sedimenti culturali. Non eri neanche riuscita ad accorgerti che il Chesterton ha scritto una delicatissima caricatura delle novelle poliziesche più che delle novelle poliziesche propriamente dette. Il padre Brown è un cattolico che prende in giro il modo di pensare meccanico dei protestanti e il libro è fondamentalmente un'apologia della Chiesa Romana contro la Chiesa Anglicana. Sherlock Holmes è il poliziotto «protestante» che trova il bandolo di una matassa criminale partendo dall'esterno, basandosi sulla scienza, sul metodo sperimentale, sull'induzione. Padre Brown è il prete cattolico, che attraverso le raffinate esperienze psicologiche date dalla confessione e dal lavorio di casistica morale dei padri, pur senza trascurare la scienza e l'esperienza, ma basandosi specialmente sulla deduzione e sull'introspezione, batte Sherlock Holmes in pieno, lo fa apparire un ragazzetto pretenzioso, ne mostra l'angustia e la meschinità. D'altra parte Chesterton è grande artista, mentre Conan Doyle era un mediocre scrittore, anche se fatto baronetto per meriti letterari; perciò in Chesterton c'è un distacco stilistico tra il contenuto, l'intrigo poliziesco e la forma, quindi una sottile ironia verso la materia trattata che rende più gustosi i racconti. Ti pare? Ricordo che tu leggevi queste novelle come se fossero state cronache di fatti veri e ti immedesimavi fino ad esprimere una schietta ammirazione per padre Brown e per il suo acume meraviglioso, in modo così ingenuo che mi divertiva straordinariamente. Non devi però offenderti, perché in questo divertimento c'era una punta di invidia per questa tua capacità di fresco e schietto impressionismo, per così dire. A dirti la verità, non ho molta voglia di scrivere: ho il cervello svaporato.
Ti abbraccio affettuosamente. »

Chissà se da sincero estimatore di GKC quale era, Antonio Gramsci si sia mai informato sulle tesi economico-politiche esposte ne Il profilo della ragionevolezza e la proposta distributista. Che pur da una prospettiva critica possa esserne rimasto sedotto, almeno quanto lo era dall'arguzia dell'intellettuale del paradosso? E sia mai che quel sorridente e attempato pensatore cattolico, che si prendeva il privilegio di chiamare affettuosamente l'Aquinate “Tommy”, possa aver acceso nel suo animo una flebile luce di Fede cristiana?

 

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