30 novembre 2016

Storia, mistica e pratica dell'Avvento


di Amicizia San Benedetto Brixia

Dal sito di Familia Christi, vado a riprendere alcuni interventi interessanti, relativi a stralci di riflessioni che dom P. Gueranger ha sviluppato attorno al mistero dell'Avvento. I link rimandano alle fonti e al sito originario, che qui mi permetto di rielaborare sinteticamente e personalmente. Muoviamo le prime annotazioni a partire dalla storia del tempo di Avvento.
Si dà, nella Chiesa latina, il nome di Avvento al tempo destinato dalla Chiesa a preparare i fedeli alla celebrazione della festa di Natale, anniversario della Nascita di Gesù Cristo. Il mistero di questo grande giorno meritava senza dubbio l’onore d’un preludio di preghiera e di penitenza: cosicché sarebbe impossibile stabilire in maniera certa la prima istituzione di questo tempo di preparazione, che ha ricevuto solo più tardi il nome di Avvento. Tale tempo conosce una evoluzione graduale sotto tre profili: l'intreccio di pratiche di pietà e uffici liturgici; la durata, oscillante dalle cinque settimane (antico uso, oggi osservato da alcuni riti francesi), le quattro settimane (uso classico, presto affermatosi) e le sei settimane (in rito ambrosiano e mozarabico); il carattere penitenziale, che porterà l'Avvento a configurarsi quale rigorosa “Quaresima di san Martino” intorno al V secolo, per poi assumere toni non più di digiuno quanto di astinenza nel Basso Medioevo. In ogni caso, la storia conferma l'impegno di una preparazione penitenziale al fine di cogliere al meglio i frutti natalizi. Su tale base si può costruire una mistica del tempo di Avvento. In essa si afferma che il "mistero della Venuta di Gesù Cristo è insieme uno e triplice. È uno, perché è lo stesso Figlio di Dio che viene; triplice, perché egli viene in tre tempi e in tre modi". Tali tempi e modi trovano nitida spiegazione attraverso le parole di Pietro di Blois: “Vi sono tre Venute del Signore, la prima nella carne, la seconda nell’anima, la terza con il giudizio. La prima ebbe luogo nel cuore della notte, secondo le parole del Vangelo: Nel cuore della notte si fece sentire un grido: "Ecco lo Sposo!" E questa prima Venuta è già passata, poiché Cristo è stato visto sulla terra ed ha conversato con gli uomini. Noi ci troviamo ora nella seconda Venuta: purché, tuttavia, siamo tali che egli possa venire a noi; poiché egli ha detto che se lo amiamo, verrà a noi e stabilirà in noi la sua dimora. Questa seconda Venuta è dunque per noi una cosa mista d’incertezza; poiché chi altro fuorché lo Spirito di Dio conosce coloro che sono di Dio? Coloro che il desiderio delle cose celesti trasporta fuor di se stessi, sanno bene quando egli viene; tuttavia, non sanno né donde viene né dove va. Quanto alla terza Venuta, è certissimo che avrà luogo; incertissimo il quando: poiché non vi è niente di più certo che la morte, e niente di più incerto che il giorno della morte. Al momento in cui si parlerà di pace e di sicurezza, dice il Savio, allora la morte apparirà d’improvviso, come le doglie del parto nel seno della donna, e nessuno potrà fuggire. La prima Venuta fu dunque umile e nascosta, la seconda è misteriosa e piena d’amore, la terza sarà risplendente e terribile. Nella sua prima Venuta, Cristo è stato giudicato dagli uomini con ingiustizia; nella seconda, ci rende giusti mediante la sua grazia; nella terza, giudicherà tutte le cose con equità: Agnello nella prima Venuta, Leone nell’Ultima, Amico pieno di tenerezza nella seconda” (De Adventu, Sermo iii). A livello liturgico, l'attesa intensa della Terza venuta e l'invocazione timorosa della Seconda venuta si esprimono con un sensibile tono di lutto - nei colori violacei, nell'omissione del Gloria in excelsis e del Te Deum, nella sospensione degli Alleluia feriali, nel congedo sobrio del "Benedicamus Domino" -, in cui però sia il canto alleluiatico domenicale, sia la vivacità concessa alla terza Domenica "Gaudete" tolgono quel senso di gravità, specifico di altri momenti e luoghi liturgici della Chiesa. L'Avvento non è da confondersi, per intenderci, col tempo di penitenza quaresimale davanti al Cristo crocifisso, piuttosto esprime l'unione dei fedeli ai sentimenti dei "veri Israeliti che aspettavano il Messia sotto la cenere e il cilicio, e piangevano la gloria di Sion scomparsa, e “lo scettro tolto a Giuda, fino a quando non venga colui che deve essere mandato, e che forma l’attesa delle genti” (Gen 49,10)". Infine possiamo sostare sulla pratica del tempo di Avvento. Detta pratica riposa sopra due imperativi spirituali: la preghiera e la conversione. E innanzitutto, è per noi un dovere di unirci ai Santi dell’Antica Legge per implorare il Messia, e soddisfare così quel debito di tutto il genere umano verso la divina misericordia. Onde animarci a compiere questo dovere, trasportiamoci con il pensiero nel corso di quelle migliaia di anni rappresentate dalle quattro settimane dell’Avvento, e pensiamo a quelle tenebre, a quei delitti di ogni genere in mezzo ai quali si agitava il vecchio mondo. E' tanto dolce, al termine del Giubileo della Misericordia, riscoprire queste parole di dom Gueranger, manifesto dell'antica coscienza ecclesiale: la Misericordia è un dono necessario all'umanità corrotta, dono che la Chiesa ha da invocare per il bene dell'intera umanità; sulla tragedia della storia umana, significata dal numero cosmico ed empedocleo delle quattro settimane, su di essa si distende copiosa la preghiera di intercessione del popolo sacerdotale, del popolo dei redenti. L'abate prosegue col secondo imperativo: "Compiuto questo primo dovere, penseremo alla Venuta che il Salvatore vuol fare nel nostro cuore: Venuta, come abbiamo visto piena di dolcezza e di mistero, e che è la conseguenza della prima, poiché il buon Pastore non viene soltanto a visitare il suo gregge in generale, ma estende la sua sollecitudine a ciascuna delle pecore anche alla centesima che si era smarrita. La preghiera dunque assolve al soccorso generale di cui l'umanità è bisognosa, ma non esaurisce il compito di rinnovamento personale, cui provvede l'impegno individuale di conversione. La vita cristiana è dunque chiamata a crescere al modo in cui il Natale ci mostra Gesù Bambino nella sua umana nascita e crescita. Ma, come nella sua apparizione in questo mondo il divino Salvatore si è dapprincipio mostrato sotto le sembianze d’un bambino prima di giungere alla pienezza dell’età perfetta che era necessaria porche nulla mancasse al suo sacrificio, egli intende prendere in noi gli stessi sviluppi. Ora è nella festa di Natale che si compiace di nascere nelle anime, e diffonde per tutta la sua Chiesa una grazia di Nascita alla quale, purtroppo, non tutti sono fedeli". Davanti a tanto ideale i cristiani sono chiamati ad interrogarsi e a verificare lo stato del loro avanzamento interiore: ne troveremo di fervorosi, di tiepidi e fino di spenti. I primi e i secondi saranno variamente sedotti dalle armonie e dalle dolcezze natalizie, ma i secondi si troveranno interpellati dall'ineludibile giudizio che il Giudice sarà tenuto a compiere alla sua prossima Venuta. E se la tenerezza e la dolcezza di questa misteriosa Venuta non vi attraggono, perché il vostro cuore non potrebbe ancora comprendere la fiducia o perché avendo per lungo tempo ingoiato l’iniquità come l’acqua, non sapete che cosa significhi aspirare mediante l’amore alle carezze d’un padre di cui avevate disprezzato gli inviti, pensate alla Venuta piena di terrore che seguirà quella che si compie silenziosamente nelle anime. Sentite lo scricchiolio dell’universo all’avvicinarsi del terribile Giudice. L'Avvento si afferma dunque quale via purgativa, momento dolce e terribile di quel reiterato appello che Gesù, giudice misericordioso, sempre ci rivolge, al fine di trovarci pronti per accoglierlo quando busserà alla porta del nostro spirito.

 

0 commenti :

Posta un commento