21 novembre 2016

Teologia del diavolo


di Roberto De Albentiis

Voi teologi avete rotto, dovreste andarvene al diavolo! Anzi, visto che, magari, qualcuno di voi ne proporrebbe la riabilitazione (magari è anche lui un “cristiano anonimo”, o aveva anche lui dei “pensieri apprezzabili”), vi ci trovereste bene! Da decenni il popolo di Dio deve sopportare una vera e propria piaga: quella del teologo alla moda. Intervistato, presente in ogni spazio mediatico, sostenitore di opinioni a là page, coccolato da quel mondo che pure il cristiano, memore delle vere parole del vero Gesù (che, no, non era un guru buonista e pacifista al miele), dovrebbe combattere, il teologo moderno è il primo nemico della fede, sua e soprattutto dei fedeli, specialmente quelli più semplici e ignoranti, verso cui però Gesù, quando camminava per la Palestina, mostrava amore e predilezione, mentre mostrava un enorme disprezzo, Lui che è bontà infinita e incarnata, verso i farisei, i dottori e gli scribi.

Voi che negate la divinità di Cristo, voi che negate la divina ispirazione delle Scritture, arrivando a disconoscere passi o perfino libri biblici (tranne quelli che fanno comodo a voi, ovviamente), voi che disprezzate la fede degli umili, che non hanno comprato i vostri libri, voi che falsificate il messaggio cristiano, voi che negate l’aldilà e soprattutto l’inferno (cui però condannate, con tanto amore, chi non “accoglie” e non è “inclusivo”), veramente, andatavene al diavolo! Siete voi un Agostino, un Crisostomo, un Aquinate? E anzi, siete voi i primi a sputare fango su di loro per giustificare le vostre elucubrazioni, quelle che un grande, e vero, teologo del secolo passato, Cornelio Fabro, chiamava a ragione “porno-teologie”; e del resto, molte di queste moderne teologie, che di Theos, di Dio, non parlano manco per scherzo, servono a sdoganare i peggiori vizi privati, anche carnali.
Sono troppo duro, poco “misericordioso”? Beh, se voi non avete rispetto per Dio, negando la Sua unicità, negando la Sua onnipotenza o la Sua giustizia, riducendoLo ad un pensiero tra i tanti, a volte perfino negandoLo totalmente, perché io dovrei avere rispetto per voi? Voi non collaborate con la Chiesa a rendere più accessibile la verità o ad edificare i fedeli, ma contribuite ad abbassare la Chiesa, e perfino Dio, ad un livello fangoso e terreno, soprattutto confondete i fedeli, i semplici, che non possono difendersi dalle vostre vane scemenze. Perché la teologia, se non parte dal dogma e al dogma ritorna, diventa un coacervo di scemenze, fino ad arrivare al panteismo, alla teologia della “morte di Dio”, alla teologia queer (ancora porno-teologia!), al sociologismo spiccio, tutta roba che non dà gloria a Dio e non edifica i fedeli, ma anzi Lo abbassa e li confonde.

Ne ho incontrati molti, di voi teologi moderni (e specifico moderni, perché nulla ho contro i sani teologi, che non demoliscono il dogma né vanno in cerca di stupidi applausi), gente che con aria di superiorità disprezzava i fedeli che recitano il rosario, che negava la veridicità delle parole evangeliche, che negava la Trinità o la Divinità di Cristo, che si dimostrava favorevole all’aborto o al sacerdozio femminile, che vomitava bile su San Pio X, lui, il piccolo grande Papa contadino che più di cento anni fa vi aveva smascherato; ebbene, per voi ho solo disprezzo, per voi, per le vostre opere vuote, soprattutto per il vostro sviare i fedeli. Voi non credete più all’anima, e se non vi pentite perderete la vostra, ma diamine, lasciate stare le anime degli altri, non sviatele!
La teologia serve solo per l’esistenza e l'azione di Dio e soprattutto per darGli gloria, e per portare quante più persone a conoscerLo e amarLo; una teologia che non fa ciò è un veleno, è non solo inutile, ma perfino dannosa. A me, semplice fedele, che vuole rimanere semplice, bastano il Catechismo e i libri di devozione e agiografia, che mi spiegano agilmente, con parole semplici e soprattutto con piccoli ma efficaci esempi mirati, la cosa più importante: salvarmi l’anima e andare in Paradiso! (che, sì, esiste eccome, non è una mera rappresentazione psicologica o un prestito di antiche mitologie)

 

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