12 novembre 2016

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: Domine, quo vadis? (Parte XVI)


di Alfredo Incollingo

San Pietro riuscì a fuggire dal Carcere Mamertino grazie all'aiuto di due carcerieri da lui stesso convertiti durante la prigionia, i santi Processo e Martiniano; ormai libero l'apostolo non perse tempo e fuggì da Roma lungo la via Appia. L'imperatore Nerone, per sviare ogni sospetto, aveva accusato i cristiani di essere i responsabili dell'incendio che aveva distrutto i quartieri popolari dell'Urbe, dando l'opportunità al popolo di sfogare la sua rabbia su una setta (all'epoca) che già era vessata da pregiudizi e minacce. San Pietro prese la via Appia per tornare probabilmente in oriente e lì trovare un sicuro rifugio: fu un atto di viltà, dettata dalla natura umana, ma il Signore vedendo il Suo apostolo lasciare la sua missione, si parò di fronte a lui, nel luogo dove oggi si trova la chiesa di Santa Maria in Palmis o del Domine quo vadis.
Immaginiamo per un attimo San Pietro che a fatica, provato dall'età e dalle numerose prove, procede a passo svelto, allontanandosi il più possibile dalla città che (per il momento) rifiuta la fede cristiana e mal tollera i cristiani (alla faccia dei tolleranti romani)! Si ferma per riposare e riprende subito la marcia per non perdere minuti preziosi. Ha naturalmente paura che i soldati romani o qualche delatore lo possano trovare. Un fulmine dal cielo o un bagliore del sole più forte del solito attira la sua attenzione. Il Signore gli si para di fronte e lo biasima delle sue mancanze. Tralasciamo però le scene grandiose, perché San Pietro può avere semplicemente incontrato per strada un uomo, un anonimo viandante, come tanti che percorrevano l'Appia. L'apostolo però non poteva non conoscere la sua identità. Infatti gli chiede in latino: “Domine, quo vadis?” (Signore, dove vai?). Gesù risponde: “Vengo a Roma per farmi crocifiggere di nuovo”. Le parole semplici ed incisive di Cristo, cui siamo abituate, sono un grave biasimo per l'apostolo, il quale comprendendo il suo errore, riprende la strada verso Roma, accettando il martirio.
Di quell'evento oggi c'è rimasta una sacra reliquia: si tratta di una lastra di marmo con impresse le orme dei piedi del Signore quando, apparso a San Pietro, lo ammonì del suo tentennamento (l'originale oggi è conservato nella basilica di San Sebastiano fuori le mura). Il reperto venne conservato in una cappella costruita nel IX secolo. Qualche secolo dopo, nel milleseicento, furono approntati una serie di cantieri che trasformarono la struttura medievale in una magnifica chiesa, Santa Maria in Palmis o del Domine quo vadis.
Il viaggio continua.

 

0 commenti :

Posta un commento