02 dicembre 2016

Il martirio di Bibiana, santa della purezza


di Alfredo Incollingo

Nonostante la tolleranza religiosa imposta dall'imperatore Costantino (313), la minaccia delle persecuzione non era svanita. I cristiani non erano al sicuro da attacchi esterni e il potere ancora bramava di distruggere la Chiesa di Cristo. Con l'imperatore Giuliano l'Apostata la comunità cristiana era piombata di nuovo nel terrore: nuove restrizioni e nuovi arresti gravavano sui fedeli di Gesù e ormai si preannunciava una nuova ondata di condanne a morte in odio alla fede. In molte province dell'impero i cristiani più reticenti furono martirizzati. E' il destino che fu riservato a Santa Bibiana, una giovane nobile romana che venne arrestata e condannata a morte per il suo credo. La sua famiglia discendeva da un ricco casato consolare e dai tempi di Costantino aveva abbracciato il cristianesimo. Per questo motivo, quando divenne imperatore Giuliano, Flaviano, il padre di Bibiana dovette abbandonare il suo incarico prefettizio e, sorpreso mentre seppelliva alcuni confratelli, venne ridotto in schiavitù e infine ucciso.
La famiglia, certa della sorte che le sarebbe toccata, si chiuse in casa in preghiera, aspettando i soldati, che non tardarono a fare irruzione nella loro abitazione. Dapprima fu loro riservata la morte per inedia, ma miracolosamente sopravvissero; poi si optò per altre condanne più efficaci. Dafrosa, la madre di Bibiana, venne decapitata, mentre la sorella, Demetria, venne rinchiusa di nuovo in prigione dove morì senza mai rinnegare la sua fede.
Bibiana venne risparmiata, ma fu affidata a una donna lasciva, esperta nell'arte d'amare e nella seduzione. Si voleva convertirla al paganesimo con la mondanità e il sesso, ma a nulla valsero le numerose tentazione cui fu sottoposta. Bibiana rifiutò qualsiasi lusinga e pregava intensamente. La sua fede era infatti più salda della malvagità dei suoi aguzzini. La sua tenacia le causò la morte: venne legata ad una colonna e fustigata con delle “piombate”, ovvero dei fasci di verghe con pallini di piombo. Il supplizio fu cruento e il suo corpo martoriato fu abbandonato per strada tra i cani randagi, gli unici ad avere pietà, evitando di mangiarlo e di annusarlo. Un prefetto, mosso da compassione, provvide alla sepoltura.
Quanti cristiani in Africa o in Asia vengono uccisi per la loro fede? Ancora oggi i martiri si contano a migliaia e niente pare arrestare la furia anticristiana che si manifesta purtroppo a fasi alterne nella storia. Santa Bibiana ci rammenta tutto ciò e la sua fortezza è per noi un esempio: è un monito a resistere nella fede tra le tante lusinghe del mondo.

 

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