22 dicembre 2016

Qualche nota su "Misericordia et misera"


di Amicizia San Benedetto Brixia

La lettera apostolica pubblicata a conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia presenta alcune caratteristiche decisamente positive, prima fra tutte la brevità, cui il pontefice dell’essenziale ci aveva ormai disabituati. Ciò ha avuto come seconda dimensione positiva che il sottoscritto potesse riuscire nell’impresa di leggere il testo.
Belle le considerazioni in genere e bello il passo di aggancio agostiniano (n.1), in cui si ricorda che c’è Misericordia divina precisamente in quanto in noi c’è miseria, anzi in quanto noi siamo miseri, i miseri.
Ho molto apprezzato la ratifica dei permessi relativi all’assoluzione dal peccato di aborto e alla piena legittimazione della pastorale penitenziale della Fraternità Sacerdotale San Pio X (n.12). Personalmente avrei ribadito che, benché da tutti assolvibile, il peccato di aborto continua a soggiacere alla scomunica latae sententiae. L’uso del linguaggio giuridico della Chiesa più che mai avrebbe giovato a dire la carità nella verità, sottraendosi tanto ad abusi clericalisti quanto a strumentalizzazioni laiciste.
Apprezzabilissimo il paragrafo n.5 in cui si tratteggia la presenza del tema della Misericordia nella liturgia. Noi avevamo cercato di fare qualcosa di simile, scorrendo però il Messale di San Pio V.
Resto invece distante dall’approccio del n.10, che fatico ad interpretare: il Papa tace alcune puntualizzazioni che nella mia esperienza pastorale non risultano né inutili, né dannose, al contrario. Sulla scelta consapevole di Francesco di tralasciare talune considerazioni si riconosce facilmente uno dei tratti di questo pontificato: la premura di non scandalizzare, preferendo rimandare l’annuncio dell’ineludibile verità, al trauma di sottoporla in modo più o meno diretto ad un pubblico tanto fragile da essere impreparato ad accoglierla. Confesso che su tale istanza prediligo seguire alla lettera Gv 6: l’annuncio scandalizzante di alcune verità cristologiche non deve intimorirci - questa la mia considerazione soggettiva - perché confidiamo che Gesù stesso accompagnerà i fedeli nel tragitto di fede, che va dall’annuncio, allo scandalo, alla Pasqua, alla Pentecoste e dunque alla ritrovata e piena accettazione di fede da parte di tutti i discepoli e gli uomini di buona volontà.
Ciò detto, fatico nel comprenderei le seguenti espressioni: “Gesù davanti alla donna adultera scelse di rimanere in silenzio per salvarla dalla condanna a morte” e “non c’è legge né precetto che possa impedire a Dio di riabbracciare il figlio che torna da lui”. L’ultima espressione non chiarisce del tutto cosa si intenda per “torna(re) da lui”: il pubblico peccatore recidivo che entra in confessionale senza intenzione di emendarsi è “tornato da lui” o è solo tornato in chiesa? Quanto alla prima, che acquisterebbe maggior incidenza in altri contesti, a me risulta poco chiara nel presente: il sacerdote deve tacere la legge divina? Il Catechismo va considerato dubbio e imperfetto come l’antica legge farisaica? Il prete deve evitare di rimproverare i penitenti per il fatto di essere lui stesso peccatore? Gesù peraltro tace davanti agli accusatori, ma non tace di fronte all’adultera. Insomma i passi in questione non mi aiutano. Lo dico per una ragione semplice: ciò che non viene chiarito sarà, nella migliore delle ipotesi, dimenticato.
Mi sono permesso queste sottolineature negative, confortato dall’esempio della Civiltà Cattolica che in queste settimane non ha mancato di contraddire il Magistero di Benedetto XVI, pontefice emerito vivente: personalmente saluto con simpatia la libertà di criticare le parti non infallibili dei pontefici ad salutem animarum.
Mi confidava una parrocchiana che il Giubileo della Misericordia ha portato tra le sue conoscenze dei frutti tangibili di riavvicinamento alla Confessione: personalmente non posso confermare questa osservazione, né ho più scorto commenti relativi al famigerato “effetto Francesco” ventilato alcuni anni fa, ma sinceramente mi auguro che esso abbia proseguimento e che il soffio giubilare diffonda le sue spore per molte stagioni ancora.
Nella confusione contemporanea, in cui troppi sacerdoti e vescovi mi paiono sottostare a logiche di contrapposizione politica, a danno dell’itinerario di santificazione spirituale dell’umanità, ribadisco il mio interesse solo per questo secondo aspetto e mai per il primo. In tale prospettiva ho voluto condividere i miei pensieri sull’ultimo documento pontificio.  

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