31 dicembre 2016

Opinionista diventi pazzo. Il 2016 orribile dei giornalisti semicolti

di Francesco Filipazzi
 
Un anno difficile per i giornalisti semicolti. Questo è stato il 2016, che fra la Brexit, la vittoria di Donald Trump e il No al referendum costituzionale, ha donato momenti indimenticabili, mostrando i nervi saltati di coloro che sulla narrazione del buonismo e del renzismo ci hanno costruito una carriera.
Lo sconfitto di prim'ordine è stato Beppe Severgnini, al quale va il pensiero di tutti. La sua reazione scomposta alla vittoria della Brexit rimarrà negli annali del "come non essere super partes". Insulti riversati verso tutto e tutti, classismo esasperato verso coloro che abitano nelle zone rurali, un provincialismo dalle origini culturalmente profonde nei confronti di chi abita nella City e nei suoi grattacieli. Il bambino di campagna che rimane a bocca aperta di fronte alle luci e alle grandezze della metropoli vive in Severgnini e per questo non possiamo che volergli bene.
La Brexit però è stata solo un aperitivo. La portata più succulenta è stata la vittoria della Nemesi alle elezioni Usa. Donald Trump ha rovinato la psiche di tutti i commentatori. Severgnini è passato in secondo piano (nonostante si sia profuso comunque in dichiarazioni comiche), per lasciare il posto a Rula Jebreal, una giovane e rampante paladina della società aperta, anzi sbragata, che in diretta su La 7, di primo mattino a risultati quasi definitivi a favore del magnate , dichiarava (con tono da bambina delusa per i giocattoli rotti dal fratello più grande) "non andrò in USA per molto tempo". I 2 secondi di esitazione da parte dei colleghi in studio, che mascheravano  un enorme  chissenefrega mentale, non sono forse stati notati dai telespettatori che si strozzavano con il caffé per colpa dell'attacco di risa. Il delirio è proseguito per giorni, per la gioia dell'Asse del Male che ormai regna sui social network.

Probabilmente verrà scolpita nei manuali di propaganda l'ingenua dichiarazione di Giovanna Botteri, di stanza fissa oltre oceano. La poverina non si capacitava, in diretta, del perché avesse vinto Trump con tutta la stampa mondiale contro. "Cosa succederà a noi giornalisti?".

Ma proseguiamo, tornando all'eroico Severgnini. In Austria, dopo varie peripezie, l'uomo nero Hofer perde le elezioni. Il Nostro twitta, essendo lui molto prolifico sul social network dell'uccellino azzurro, qualcosa il cui senso è (anche se espresso in modo diverso, non sia mai che ci inventiamo frasi altrui) "la civiltà è salva, la mia rivincita è vicina, fra poche ore festeggeremo il si". Poche ore dopo vince il no e di Severgnini si perdono le tracce per molte ore. Ci pensa però Fabrizio Rondolino a tenere alta la bandiera, stando a Rai Tre a urlare contumelie contro Brunetta e fronteggiando un furibondo Gasparri. Si verrà a sapere dopo che proprio Rondolino e consorte, a quanto afferma Telese su La Verità, sono stati artefici di molta della sfiga di Renzi in questo referendum.
Un anno orribile da dimenticare dunque per tutti i giornalisti radical chic. Il 2017 attende la corsa delle bionde Le Pen in Francia. Ordinate il Maalox.
 

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