01 dicembre 2016

Pioggia di ricatti. Ma non si doveva discutere del «merito» della riforma?


di Giuliano Guzzo
Se vince il No, governi tecnici in vista. Se vince il No, ben otto banche italiane rischiano di fallire. Se vince il No, l’Italia finisce dritta dritta nelle mani di uno, Grillo.  Il variegato fronte a favore della riforma costituzionale Boschi-Verdini, dopo averci tartassati sulla necessità di valutare nel «merito» il provvedimento su cui domenica saremo chiamati a pronunciarci, ormai da giorni – è palese – ha scelto di giocarsi la squallida carta del ricatto. Il che dovrebbe far riflettere tutti quanti, e parecchio, sul fatto che questa riforma, venduta come talismano del cambiamento e che piace da matti Matteo Renzi come al ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, – tutta gente, fateci caso, mai eletta dal popolo italiano , prima che su ragioni poggi su interessi.
Quali interessi, vi chiederete. Per esempio quelli delle banche. Oh, dirà qualcuno, ecco il solito complottista. Ecco, prima di pensare una cosa simile leggetevi bene le sedici pagine del documento del maggio 2013 della J.P. Morgan (banca il cui consulente, Tony Blair, è stato casualmente ricevuto a Palazzo Chigi da Renzi e Ministri) sulla situazione economica dell’Europa – laddove, parlando anche dell’Italia, si lamenta l’esistenza di «poteri esecutivi deboli» e «stati centrali deboli rispetto alle regioni», presunti “problemi” affrontati dalla riforma Boschi-Verdini -, poi ne parliamo. Del resto, lo stesso martellante ricorso ai ricatti di queste ore per far passare questa riforma dimostra che gli interessi superano di gran lunga le ragioni. Direi, quand’anche la riforma contenesse qualche passaggio condivisibile (in oltre 40 articoli riformati, non lo si può escludere), che è quindi un ottima ragione per bocciarla, non vi pare?
 

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