27 dicembre 2016

Se l'attivista "democratica" esulta per la tragedia di Soci

di Marco Mancini

Lei si chiama Aya Homsi, ha 30 anni ed è un’italo-siriana residente a Bologna. Figlia di genitori originari di Aleppo, dopo lo scoppio della guerra civile siriana ha assunto gli abiti di fervente attivista anti-Assad, fondando il gruppo FB “Vogliamo la Siria libera” e organizzando eventi e manifestazioni di sostegno all’opposizione del c.d. Esercito Siriano Libero.
In virtù di tale impegno Aya è ben presto assurta agli onori delle cronache: interviste per l’ineffabile Rai News ed altre testate (vedi qui e qui), articoli elogiativi sulla “ragazzina dagli occhi enormi e dallo spirito combattivo”, addirittura la partecipazione come speaker al Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia (2012).

Insomma, Aya è riuscita a ritagliarsi il ruolo, ormai particolarmente ricercato dai media mainstream, di giovane attivista con un bel faccino in lotta per la libertà e per i valori della democrazia contro il crudele dittatore Bashar al-Assad. Coronamento di questa sua carriera la presenza sul palco, accanto all’allora segretario Pierluigi Bersani, in una manifestazione contro il regime siriano organizzata dal PD nel marzo 2012.
Passata la fase acuta della “rivolta”, ben presto degenerata in una guerra in cui le forze di opposizione sono state fagocitate dagli islamisti radicali come Al-Nusra e ISIS, Aya è passata un po’ di moda, salvo tornare nuovamente alla ribalta ai tempi del sequestro delle attiviste Greta e Vanessa, di cui confermò i contatti con l’Esercito Libero Siriano (cioè i gruppi armati ribelli). Già in quell’occasione si lasciò scappare una frase infelice sul fatto che Al Nusra e ISIS fossero da considerare, in qualche modo, un male minore rispetto al regime di Assad, considerato il “primo terrorista” che aveva portato il Paese all’esasperazione (e quindi, in qualche misura, legittimato la fiammata integralista).

La liberazione di Aleppo da parte dell’Esercito Arabo Siriano insieme agli alleati russi, iraniani e libanesi (Hezbollah) deve aver nuovamente risvegliato i bollenti spiriti della fanciulla “dagli occhi enormi”: così la mattina della Vigilia di Natale, sul proprio profilo FB, la nostra Aya si è pronunciata nella maniera che vedete sulla tragedia del volo russo precipitato nel Mar Nero, che ha provocato la morte di 92 persone, tra cui 64 membri del Coro Alexandrov (ex Coro dell’Armata Rossa):


“Babbo Natale esiste”: l’attivista “democratica” commenta così la tragica morte di 90 persone, le quali non avevano alcuna responsabilità diretta nei fatti siriani, ma si limitavano a portare conforto alle truppe russe di stanza al fronte o addirittura, come nel caso della dott.ssa Elisaveta Glinka, conosciuta come “Lisa”, erano impegnate in attività di natura umanitaria. Seguono i commenti, dello stesso tenore, di altri “attivisti” anti-Assad e dei loro tirapiedi italiani: ironia di pessimo gusto sul fatto che il livello artistico del Coro fosse ormai “sprofondato” e risate a crepapelle.
Qui non c’è nessun rispetto non solo per la vita umana, ma neanche per una delle istituzioni più storiche della musica e della cultura russa, universalmente stimata in patria come all’estero. Non v’è nulla che segnali l’appartenenza di questi figuri alla comune civiltà umana.

Questa, dunque, è la gente che per anni si è presentata come la Siria “libera e democratica” in lotta contro il dittatore. Questa è la feccia umana accreditata da media mainstream ed elite politiche occidentali come “opposizione moderata”, vittima delle violenze del regime siriano. Non stupisce che molti di loro abbiano finito per schierarsi con l’ISIS. E che diranno ora tutti coloro che ne avevano tessuto le lodi? Che dirà il povero Pierluigi Bersani, ora che ad Aleppo la gente scende in strada festante e che i cristiani sono tornati a festeggiare il Natale dopo cinque anni? Che diranno Obama e Hollande, ora che nelle aree abbandonate dai loro terroristi “moderati” emergono già le prime tracce di fosse comuni? Al Festival del Giornalismo di Perugia continueranno a invitare l’eroina Aya, o cominceranno a trattarla per quello che è, cioè la propagandista di gruppi armati dal curriculum poco commendevole?

Ai posteri l’ardua sentenza. 

 

2 commenti :

  1. Bravo Marco! comunque non se la fila più nessuno la poraccia.

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  2. Che dire!? La "signora" si commenta da sola .
    Certe persone miserabili erano e miserabili restano...

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