04 dicembre 2016

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: la cattolicissima Fontana dei Quattro Fiumi (Parte XIX)

Visita di Innocenzo X alla fontana
dei quattro Fiumi


Alfredo Incollingo
La Pace di Westfalia del 1648 aveva posto fine alla Guerra dei Trent'anni (1618 - 1648) che aveva devastato il continente europeo. I cattolici erano stati vinti, con il beneplacito di re e principi “doppiogiochisti” (pensiamo alla Francia che aveva spalleggiato i luterani!), e il papato doveva sopportare una cocente sconfitta. Eppure, nonostante i tempi presagissero un destino sempre più marginale, Roma seppe resistere e riaffermare con orgoglio la sua natura apostolica e universale, sperando di recuperare quella centralità politica che era stata compromessa.

Papa Innocenzo X si rese conto mestamente della vittoria luterana e degli intrighi dei sovrani cattolici che avevano disertato il fronte romano. Avrebbe dovuto ammettere la sconfitta di Roma e invece al contrario tentò di infondere un nuovo spirito di rivalsa nei fedeli e nei principi. Lo fece con l'arte, perché da sempre la bellezza era un veicolo indispensabile per difendere i propri valori e per fare una classica e efficace apologetica. Commissionò così ad un genio del seicento, Gian Lorenzo Bernini, la costruzione di una fontana monumentale in Piazza Navona, di fronte la chiesa di Sant'Agnese in Agone.

Dal marmo prese forma la Fontana dei Quattro Fiumi che è il cattolicesimo in pietra: le forme, le decorazioni e i rimandi raccontano la Chiesa Cattolica in pochi e avvincenti concetti. Le quattro statue alla base dell'obelisco rappresentano i fiumi maggiori dei quattro continenti allora conosciuti: il Rio della Plata (Americhe), Nilo (Africa), Gange (Asia) e Danubio (Europa). Non sono semplici decori a tema geografico, ma indicano le direzioni dell'apostolato cattolico e l'universalismo che abbraccia tutte le genti che vivono sui continenti (allora) conosciuti. Il luteranesimo aveva frammentato la cristianità e aveva disperso la tradizione. Era tempo che Roma ricordasse ai potenti e ai fedeli la sua vocazione, sfuggendo alle grinfie di quanti la volevano addomesticare.

La presenza degli stemmi papali e dei simboli araldici di Innocenzo X personalizzano le intenzioni celate nell'opera d'arte. E' questo papa a reagire alla sconfitta e ed il papato che deve guidare la riscossa delle nazioni cattoliche. Oggi i turisti affollano Piazza Navona e ritrattisti di strada animano il “salotto romano” per eccellenza, ignari della storia e dei significati dell'opera beniniana. Noi invece no, sappiamo l'enorme valenza storica e religiosa che quel monumento e con deferenza ci accostiamo a lui. Il viaggio continua.  

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