11 dicembre 2016

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: Costantino, Sant'Elena e la reliquia della Vera Croce (Parte XX)

di Alfredo Incollingo
Quando Costantino fu acclamato imperatore nel 306, sua madre Elena divenne una sua consigliera di fiducia e lo “sponsor” ufficiale delle sue riforme. L'anziana donna stette accanto a suo figlio nei momenti salienti del principato, impegnandosi per accordare il consenso dell'aristocrazia e del popolo alle sue scelte di governo. A tale scopo viaggiò molto per l'impero, specie in Oriente, e dovunque andasse parlava a nome dell'imperatore, predisponendo che tutto fosse conforme alle direttive di Costantino. Come suo figlio, anche Elena era cristiana e si spese per la costituzione della Chiesa Cattolica che da poco era emersa dal buio delle catacombe nel 313 con l'Editto di Tolleranza di Milano.

In una data imprecisata la principessa, che sarà successivamente canonizzata, si recò a Gerusalemme per riportare alla luce le reliquie della Passione di Gesù. Da secoli l'esatta ubicazione del Santo Sepolcro si era perduta e la Croce o Vera Croce, lo strumento del martirio di Cristo, era stata smarrita, forse distrutta dai romani.

Elena convocò gli anziani della comunità cristiana gerosolimitana, sperando che costoro le potessero fornire le informazioni che cercava. Nulla di fatto: anche i cristiani in Terra Santa non sapevano quali fossero i luoghi della Passione. Fu un ebreo, Giuda, a guidare la principessa nel ritrovamento del Sepolcro e della Croce. La guida poi si convertì al cristianesimo, assumendo il nome di Ciriaco. Le tre croci del Calvario erano state sepolte dai primi cristiani per evitare che fossero distrutte dai romani: purtroppo il tempo fece perdere il ricordo del nascondiglio. L'imperatore Adriano invece aveva ordinato che il Sepolcro fosse ricoperto di terra e al di sopra venne costruito un tempio dedicato a Venere. In questo modo sperava di interrompere il pellegrinaggio dei fedeli alla tomba di Cristo.
Elena predispose la demolizione del tempio e lo scavo che fece emergere la spelonca. Dopo secoli i cristiani poterono entrare nel luogo della sepoltura di Gesù, prima della Resurrezione. Venne edificata su di essa l'omonima basilica per preservarla e tuttora è visitata da milioni di fedeli. Furono riportare alla luce anche le tre croci. Il problema spinoso adesso era di identificare la Vera Croce. Probabilmente fu possibile riconoscerla dal “titulus”, ovvero dall'intestazione “INRI”, che fu lasciata per permettere facilmente di rinvenirla.
La Croce venne poi divisa in due parti: un pezzo finì a Costantinopoli, smarrendosi poi nei secoli, e un altro a Roma, nella basilica papale maggiore di Santa Croce in Gerusalemme, dove rimangono tre frammenti. Qui le reliquie della Passione di Cristo sono esposte ai fedeli e da secoli sono oggetto di una grande devozione popolare. A Roma, come a Gerusalemme, specularmente, il pellegrino può rivivere i momenti drammatici della Passione accostandosi a oggetti che hanno impressi in sé i segni della violenza subita da Gesù. Il viaggio continua.  

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