08 gennaio 2017

Discorsi da pub sulla bellezza femminile ed altre amenità

di Giorgio Enrico Cavallo
Mi perdonerete se mi dedico ad un discorso da “cristiani al pub”, ma suppongo che a molti farà piacere. Parliamo di donne. Di belle donne. Parliamo di bellezze da sogno, di quelle che noi altri cattolici “old style” ci limitiamo ad apprezzare – eh! – senza mai fare un passo oltre il consentito. Ecco, parliamone così, come quattro amici al bar. La discussione cade su “miss Helsinki” 2017. Alcuni dei miei quattro amici già immaginano una ragazza sorridente, bionda e candida come la neve. E invece googlando tra un boccale e l’altro, ecco la sorpresa: miss Helsinki si chiama Sephora Ikalaba, ed è nera. Un po’ lontana dagli stereotipi sulle bellezze finlandesi.
E niente, il discorso su di lei finisce qui, perché ai quattro amici cattolici non interessa che la ragazza sia nera o bianca: è sempre figlia del Dio Altissimo e, come tale, è nostra sorella. Punto. Fine della storia.

Ma i quattro amici al bar non sono il classico esempio di cattolici con i paraocchi, che oggi sembrano essere così numerosi e – ahimé – pure dannosi. No. I quattro amici ragionano. Valutano la realtà che li circonda si pongono delle domande. E uno chiede all’altro: «Ma senti un po’, è normale che miss Helsinki sia nera? Cioè: non sarebbe giusto che in Finlandia le miss fossero finlandesi e che in Congo fossero congolesi?». Sacrosanta verità: altrimenti, perché chiamare un concorso di bellezza: “miss Helsinki”? Chiamiamolo con un anonimo: “miss più bella delle altre”, e tanti saluti.

Un altro amico si domanda, a stretto giro: «Ma secondo voi è normale che in Occidente non ci sia più un canone di bellezza riconosciuto?». Domanda interessante. Perché è innegabile che non c’è solo lo scherzetto di una miss nera in una nazione dove il sole si vede, praticamente, soltanto d’estate. No. Se ci guardiamo in giro, scopriamo che i canoni estetici sono cambiati; e cambiati molto. In meglio? Mah, certamente in modo caotico: donne che si credono uomini, uomini che si credono donne. Pubblicità di intimo femminile per i maschietti e donne (?) transgender barbute che diventano icone di bellezza. Ci rendiamo conto che è un tantino oltre misura? Ma – direte voi – siamo solo cattolici al bar e per di più bigotti. Forse avete ragione. Ma amiamo apprezzare le cose al loro posto: più sono al loro posto, più sono belle. L’ordine delle cose è voluto da Colui che le ha ordinate, che ha detto che in Finlandia le donne sono di pelle chiara e che i sessi sono due, non un numero compreso tra 1 e infinito. 

Ed ecco che salta fuori il più sveglio del gruppo. «Ma come? Non avete capito? È un complotto, ci vogliono togliere l’identità!». No, caro amico: non “ci vogliono” togliere l’identità. Perché se finiamo per credere al complotto, crediamo anche che esista un gruppo composto da chissà chi che controlla ogni cosa, ordina le guerre, legifera, giudica e – già che giudica – invia dei suoi loschi emissari a giudicare delle ragazze in un concorso di bellezza del quale, altrimenti, noi tutti saremmo all’oscuro.

Se proprio vogliamo credere ad un complotto, crediamo a questo: siamo noi stessi che ci vogliamo togliere l’identità. Noi occidentali abbiamo paura della nostra identità: da cultura filosofica che ragiona e disquisisce sull’identità dell’uomo – grandiosa eredità della classicità – siamo diventati una non-cultura che volutamente nasconde la testa sotto la sabbia. Non solo non ragioniamo, ma abbiamo paura di ragionare perché… non sappiamo più farlo. E volete sapere quando abbiamo perso il «ben dell’intelletto?». Quando abbiamo dimenticato Dio. Perché è guardando a Dio che sappiamo distinguere il bene dal male, il giusto dallo sbagliato. È guardando a Dio che sappiamo chi siamo e qual è la nostra identità. Che sappiamo apprezzare l’ordine e non il disordine. Anzi: sappiamo che il disordine odora di zolfo, perché mina l’ordine voluto da Nostro Signore per il mondo.

Siamo dunque noi stessi occidentali che ci puniamo. Che puniamo la nostra miseria di esseri super-tecnologici che non sanno comunicare con la tecnologia nient’altro che immagini di gattini. Ci puniamo perché dall’alto di tutta la nostra potenza, siamo uomini senz’anima, prima ancora che senza testa. E i giudici di Helsinki beh… vai a sapere che avranno pensato. Ma di certo avevano un certo disordine nella testa anche loro.
«Sì, ma perché tutta ‘sta filippica per un concorso di bellezza?», salta fuori l’ultimo amico, quello che non aveva mai parlato prima. «Se non vi piace questo mondo disordinato e caotico, agite come i buoni cattolici: pregate e date il vostro buon esempio. E piantatela di prendervela con le miss finlandesi che tanto, alla lunga, fa anche male alla vostra autostima». È vero. Inutile dirlo: ha ragione lui.  

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