21 gennaio 2017

Francia. In Marcia per la Vita

Enrico Maria Romano
Anche quest’anno Parigi vedrà migliaia e migliaia di cittadini che sfileranno, malgrado il freddo e il rischio di attentati, per gridare ai quattro venti che uccidere un essere umano innocente e indifeso non è mai ammissibile. Le democrazie contemporanee, sorte grazie alla ‘liberazione’ dell’Europa ad opera dei sovietici e degli americani, si sono trasformate rapidamente in luoghi poco sicuri per vivere (vista la criminalità, il terrorismo, la libertà di drogarsi e la disoccupazione galoppante) e altresì poco sicuri per nascere (a causa della legalizzazione universale dell’aborto e la stessa pratica, occultata, dell’infanticidio).

Il fatto che i medesimi paesi ‘liberati’ nel 1945 siano in pochi lustri divenuti i primi Stati al mondo ad attuare una politica di genocidio legale verso i non-nati, ed i paladini dei diritti a geometria variabile (eutanasia, suicidio assistito, divorzio express, nozze gay, contraccezione, bestemmia in pubblico, etc.) fa ben capire il senso e la portata di una ‘liberazione’ piuttosto regressiva che redentiva… Ma lasciamoci alle spalle il triste passato e guardiamo, con realismo, al futuro che viene. La Chiesa cattolica è rimasta forse l’unica religione del mondo a condannare per principio ogni aborto volontario, per qualunque ragione venga praticato. Incluso stupro, malformazione del nascituro o problemi psicologici della partoriente. In questo la Chiesa sta col grande Ippocrate e ne considera imperituro il Giuramento, che vieta(va) ad ogni medico di dare farmaci abortivi alle donne. Le varie chiese e sette della Riforma hanno cambiato dottrina, le une dopo le altre, smentendo così regolarmente i loro stessi profeti (Lutero, Calvino, Zwingli, Melantone, etc.). Poco chiari sono gli insegnamenti in proposito di Ebrei e mussulmani, insegnamenti che vanno da una condanna netta ad una netta apertura, in base alle scuole teologiche e alle tendenze del momento.

L’aspetto significativo della Marcia parigina di quest’anno è che essi si colloca in concomitanza con una nuova legge targata Partito Socialista, ed in corso di definitiva approvazione, che vieterà ogni tentativo di persuasione e di convincimento verso chi vorrebbe abortire. Perfino i siti internet pro life saranno censurati se consiglieranno alle donne di non abortire o se metteranno in risalto il rischio per la donna di traumi post-abortivi.

François Hollande, che in quest’anno 2017 tornerà a vita privata, rimarrà certamente negli annali della politica francese ed europea come uno dei peggiori presidenti della storia: totalmente incapace di dare risposte ai veri problemi sociali (come l’immigrazione di massa e la disoccupazione), ideologicamente orientato e inetto come un clown.

In tal quadro però, la logica massimalista dei socialisti e delle sinistre sta producendo sempre più una diffusione forzosa della cultura di morte, come la bollò, a più riprese, Giovanni Paolo II. Dopo il divorzio, il divorzio express (con il quale ogni anni ci si può sposare e divorziare, un numero indefinito di volte!) e quindi il rifiuto del matrimonio come tale, in nome della convivenza e della liquidità degli affetti. Dopo il Pacs, approvato nel 1999 (sorta di unioni civili senza adozioni, per tastare il terreno), il matrimonio tra omosessuali nel 2016 con la legge Taubira, con la parificazione assoluta dei genitori gay con i genitori adottivi eterosessuali. Si poteva pensare che sull’aborto, non si andasse avanti, ma si tornasse almeno parzialmente indietro. Visto per esempio il progresso medico dell’ultimo trentennio e la dimostrazione del dolore del feto, con lo spegnimento, in moltissimi aborti dopo il terzo mese, di un cuoricino che batte…

E invece no! Dopo l’aborto legalizzato nel 1974 come extrema ratio (fino alla decima settimana dal concepimento), si è passati all’aborto fino alla dodicesima settimana, poi all’inasprimento delle misure contro chi fisicamente cerca di impedire un aborto. Ed ora alla penalizzazione di chi parla, predica o semplicemente scrive contro l’aborto.
Tout se tient, direbbero a Parigi oppure, con Shakespeare, “c’è una logica in questa follia”.
La logica sta nell’essere arrivati a sopprimere la libertà (di pensiero, di parola e… di nascita), in nome della Liberté del 1789. Segno che questa fallace divinità laica della Rivoluzione francese, non era fondata sul terreno buono della ragione, ma su quello magmatico dell’ideologia e dell’arbitrio.
Uniamoci idealmente ai francesi per questa Marcia e facciamo nostro il motto: per la vita, sempre e comunuque!  

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