19 gennaio 2017

Il sinodo sui giovani... ma parlano solo i vecchi


di Riccardo Zenobi

Pastorale giovanile; pastorale per i giovani; portare i giovani a Messa; adesso un Sinodo sui giovani: la Chiesa sembra ossessionata dal farsi capire ai giovani, e fa l’impossibile per “dialogare” con loro. Ma tutto ciò è destinato al fallimento, Sinodo incluso, per un semplice motivo: i vecchi soloni del Vaticano non hanno alcuna idea di cosa voglia o interessi profondamente un giovane.

Con ciò non si vuole generalizzare: ci sono sacerdoti e perfino vescovi che stanno sempre a contatto con i ragazzi e con la categoria “giovane adulto” e riescono anche a comprendere quali sono le aspettative di un comune giovane. Ma, diciamocelo francamente: costoro sono una rarità. Sono così pochi che, a parte don Maurizio Botta (l’autore di “le domande grandi dei bambini”, quel sacerdote amico di Costanza Miriano) non sembra ci siano altre figure che abbiano una qualche notorietà. Inoltre, capire i giovani non è facile né per chi sta a contatto con loro, né per gli stessi giovani. Figuriamoci per degli intellettuali di curia che sono stati giovani nel 1950 – altra epoca, altre persone, altro mondo. E questo è uno dei motivi per cui ogni iniziativa “dall’alto” verso i giovani è fallita miseramente: non si parla lo stesso linguaggio, non ci si capisce.

Un altro motivo, e ben più grave, è parzialmente connesso: gli uomini di Chiesa non sanno COSA dire e comunicare ai giovani. E qui c’è da mettersi le mani nei capelli: ci si aspetterebbe che un pastore d’anime annunci Cristo a chiunque, opportune et importune, che abbia quindi almeno chiaro l’oggetto della predicazione ai giovani. Invece no, nemmeno questo è più possibile dirlo. Francamente, c’è da constatare che i curiali sono i primi a credere che ai giovani non interessi più Cristo, e quindi invece di annunciare Lui, si mettono a fare concorrenza alle discoteche “animando” la Messa. Dimenticano che se uno vuole divertirsi va comunque in discoteca, e non a Messa – anche perché sarebbe del tutto da sfigati: come giudicate uno che osasse pensare “vado a Messa per divertirmi, in discoteca mi annoio”? Siate onesti! Non si può fare concorrenza alle discoteche sul loro stesso terreno, ne esce solo uno scimmiottamento ridicolo.

Per quanto possa sembrare assurdo, la “pastorale giovanile” ha preso questa strada suicida, ha messo Cristo tra parentesi e ha scelto di fare da “alternativa” proponendo uno svago e un divertimento di minore intensità, come se uno che si vuole divertire avendo la possibilità di andare a Las Vegas optasse per un campo scuola. E a dominare nel “Sinodo sui giovani” sarà questa mentalità: ormai i vecchi sono convinti che i giovani siano solo “gente che fa sesso”, dando a questa espressione un significato che non corrisponde più alla realtà, in quanto certa gente è rimasta ferma agli anni '60 (era l’epoca in cui anche loro erano giovani), quando il sesso compulsivo aveva un significato ideologico, era un gesto di ribellione e di anticonformismo, un modo per esprimere delle idee molto radicali.

Oggi i giovani consumano pornografia in quantità industriale e fanno sesso per provare piacere, non per altro. Ormai anche il piacere sessuale ha perso di gusto e di spessore, perché è fine a sé stesso, e non rimanda più a qualcosa oltre i genitali. Il sesso è diventato anonimo, e per provare piacere occorre stordirsi di sesso e pratiche estreme (condite con alcool e droga). Ma questo solo per disperazione. Molte persone non hanno ancora capito che siamo giunti a questa situazione perché i giovani non hanno più alcun motivo per vivere, non hanno più alcuna ragione di vita – e quindi preferiscono morire di overdose, o tamponare il tutto con lo sballo. Credete davvero che l’adolescente medio faccia queste cose per anticonformismo, per andare contro la “morale borghese”? Illusi. Siete rimasti non al ’68, ma agli anni ’50. Ora la morale imperante è quella radical chic, che tutti conosciamo, e i giovani non fanno altro che conformarsi a quello che gli adulti danno loro.

L'adolescenza è l'età del conformismo, nella quale si vuole trovare un gruppo a cui appartenere, perché si è troppo deboli e insicuri per essere liberi stando da soli, e quindi ci si vuole adeguare al gruppo, si vuole trovare una identità e delle idee per cui vivere. Se non vengono trovate, ci si dispera e si finisce nella droga e nel pensiero radical chic borghese.

L’essere giovani non vuol dire essere “gente che fa sesso”: i giovani vogliono e pretendono cose in cui credere, per le quali vivere. L’adolescenza comincia quando per vivere non bastano più i genitori, ma ci vuole dell’altro: delle idee, un gruppo di appartenenza, un riferimento qualunque. Purtroppo i gerarchi curiali tutto ciò non lo vedono, e non lo comprendono. Non hanno capito che i giovani sono disperati perché non sanno a chi dar retta. E la Chiesa cosa farà con questo “Sinodo sui giovani”? Se tanto mi dà tanto, ci sarà un altro documento ridicolmente prolisso, ambiguo e vuoto di contenuti e di idee, che nessuno leggerà per intero che magari sdoganerà pure i rapporti prematrimoniali e la contraccezione, magari in una nota a piè pagina. I giovani non hanno bisogno di questo. I giovani hanno bisogno di Cristo, e di Fede. Ecco perché sono disperati: nessuno dà loro ciò di cui hanno bisogno, e quindi maturano odio contro tutti, perché non vengono compresi da nessuno, genitori e insegnanti in primis.

La ricerca di un’appartenenza è l’essenza dell’adolescenza. Tutti noi del blog lo sappiamo, perché ci siamo passati in tempi recentissimi. Che ciò venga compreso anche dai pastori d’anime, e che capiscano che da adolescente o si appartiene a Cristo o ci si appassiona a qualche idolo distruttivo.  

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