12 gennaio 2017

La fine (e l'eclissi) del Tempo di Natale


di Roberto De Albentiis

Celebrate la Circoncisione di Gesù e la Maternità di Maria, l’Epifania e il Battesimo di Gesù e la Sacra Famiglia, inseriti ormai nel Tempo dopo l’Epifania, ci avviamo ormai all’esaurimento delle festività natalizie e alla ripresa della normalità tanto nella vita ecclesiale quanto civile, in attesa dei periodi pre-quaresimale - la Settuagesima, ove e quando ancora celebrata - e quaresimale, che ci porteranno alla grande festa di Pasqua (la Solennità delle Solennità, perché, sì, è la Pasqua la festa più importante e centrale della vita cristiana); perché parlare ancora del Natale, per quanto ormai liturgicamente agli sgoccioli?
Facendo una mia ricerca personale, per diletto, sul Natale nella Germania nazista (nell’Unione Sovietica sapevo non essere celebrato, anche se sono rinvenibili alcune cartoline natalizie, qualcuna del tempo della guerra addirittura con Stalin, con neve, stelle e alberi luminosi, ma senza nessun accenno al trascendente), mi sono imbattuto in quanto segue: “Le origini ebraiche di Gesù e la commemorazione della sua nascita come Messia ebraico era disturbante per le credenze razziste del Nazismo.

Tra il 1933 e il 1945, gli ufficiali governativi provarono a rimuovere questi aspetti del Natale dalle celebrazioni civili e si concentrarono sugli aspetti pre-cristiani della festa. Inni e decorazioni furono secolarizzati”; ancora, gli inni vennero poi sostituiti dai canti del partito NSDAP, il nome della festa venne cambiato in Julfest, propagandandone le origini germaniche pagane, la stella degli alberi natalizi venne sostituita con una svastica o una runa, Santa Claus (che nei Paesi nordici, anche se protestanti, è San Nicola di Bari) venne sostituito con Odino, le parole di inni belli e popolari come Stille Nacht vennero arbitrariamente cambiati, fino ad arrivare a presentare il Natale come festa del Fuhrer, salvatore della Germania.

Perché vi sto dicendo questo? Fate uno sforzo immaginativo: non stiamo ormai vivendo anche noi, da decenni, via via in maniera sempre più forte, una vera spoliazione e un vero stupro del Natale? Non stiamo assistendo a cambi arbitrari dei canti natalizi (che non possono più contenere alcun richiamo a Dio, a Gesù – di Cui pure si starebbe celebrando la festa – , alla Madonna, agli Angeli), al cambio del nome, del significato (la celebrazione di una generica “solidarietà” o cose simili) e degli auguri della stessa festa (diventata in alcuni Paesi “Vacanze di fine inverno” o “Festa delle Luci”)? Non stiamo assistendo alla ricerca di celebrazioni farlocche di Natali “inclusivi” e altre menate? Non stiamo assistendo a tutto ciò ad opera di ufficiali governativi, uomini di cultura, perfino, incredibile a dirsi, uomini di Chiesa? E dire che nella Germania nazista di cui stiamo parlando il clero, tanto cattolico quanto protestante, e i fedeli hanno lottato, pagando a volte anche duramente, per il mantenimento della natura cristiana del Natale!

Che differenza c’è, mi si dica, con quanto accaduto nella Germania nazista? Sto paragonando il totalitarismo laico e liberale odierno a quello nazista? Mi verrebbe da rispondere di sì, perché alla fine gli effetti, anche se in maniera più patinata e quindi più ipocrita, sono gli stessi (basti pensare allo sdoganamento di  aborto ed eutanasia), o perfino che quello liberale è peggio, perché quello nazista manteneva e sfruttava, quantomeno, qualcosa di buono pre-esistente (il patriottismo, la religiosità, l’importanza della famiglia e della gioventù) che quello liberale oggi annienta senza pietà. Lascio al lettore qualsiasi libera considerazione, tanto su queste cose quanto sul tema del Natale.
Nel periodo della Germania nazista la popolazione, tanto in Patria quanto al fronte (sono bellissime le immagini fotografiche dei soldati che, pur in guerra, addobbano l’albero di Natale e preparano il presepe, e non ci si scordi che proprio nel Natale del 1942 un soldato tedesco dipinse la bellissima Madonna di Stalingrado), manteneva comunque il carattere cristiano della festa, perché sapeva che solo quello era il suo senso originario, e per questo i tentativi nazisti furono velleitari; ma oggi? Oggi c’è una grande ignoranza religiosa diffusa, causata non solo dalla cattiva istruzione scolastica o dal consumismo, che certo hanno le loro grandi colpe, ma soprattutto dall’eclissarsi del sacro ad opera della stessa Chiesa, che sempre più ragiona come il mondo, arrivando però a scordarsi di Chi, quel mondo, è l’unico a salvarlo, il Bambino Gesù. Bambino che, però, è anche Re, e così appare, a Maria e Giuseppe, ai Pastori e ai Magi, nella mangiatoia, che ha la valenza di un trono regale!

Vogliamo salvare il Natale cristiano? Per citare uno slogan cristiano statunitense, “Put Christ in your Christmas!”, manteniamo il carattere cristiano della festa di Natale: prepariamoci con l’osservanza dell’Avvento e la celebrazione della Novena, andiamo in chiesa il 25 e il 31 dicembre e il 1° e 6 gennaio, facciamo auguri e auguriamo pace e solidarietà e serenità nel Nome di Colui che è Re e datore di tutte queste cose, Gesù Cristo! E ricordiamoci che è Gesù Cristo la vera Luce del mondo, e che soprattutto il Bambino che festeggiamo è il nostro Re, Re personale, familiare e sociale! Re davanti al Quale ogni religione e filosofia, ogni sistema economico, politico e culturale, ogni esistenza deve inchinarsi e accoglierLo!

 

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