20 gennaio 2017

Libri. "Presente!", se la fede fascista fu in concorrenza con la Fede cattolica

di Francesco Filipazzi 

Caduti e martiri, sacrari, commemorazioni e riti. In Italia e in Europa queste parole non sono appannaggio esclusivo della Chiesa cattolica, ma sono parte integrante della vita e della storia di molti movimenti politici e aree ideali che hanno vissuto il '900 con un trasporto tale da sembrare quasi religioso. Un aspetto da non sottovalutare, nell'analisi della storia delle idee, qualora si volesse cercare un perché ai bagni di sangue che hanno contraddistinto il secolo scorso, in tempi anche recenti come gli anni '70.

Nel nostro paese, il movimento che più di tutti ha assunto una veste per certi versi spirituale è stato sicuramente il fascismo, che già durante il Ventennio ha attribuito al culto dei propri morti un ruolo chiave nell'immaginario del regime. A parlarne è Fernando Massimo Adonia in "Presente! La Marcia su Roma, l’uccisione di un fascista a Catania e le trame di un ministro", edito da Eclettica nella collana Secolo Breve. Il testo, parte dall'uccisione di un ragazzino, Carlo Amato, durante i moti avvenuti nel periodo della Marcia su Roma. Da lì il testo, un'inchiesta giornalistica tout court, si dipana spiegando le dinamiche molto complesse del fascismo siciliano, che riflettevano il gran calderone da cui trasse linfa vitale il fascismo nazionale, soffermandosi sul ruolo che soprattutto l'idea del martirio ha avuto nell'immaginario del movimento mussoliniano. Il titolo del libro è eloquente, "Presente!", la cerimonia che tutt'ora i movimenti neofascisti tributano ai caduti negli anniversari delle uccisioni.

L'uccisione di Carlo Amato è in effetti uno degli episodi archetipici, sul quale venne costruito quello che Adonia chiama "Edificio del martirio", cioè quell'insieme di momenti e commemorazioni di vario tipo che sono andati poi a rinverdire nel tempo un'immagine iconografica che fu, con molte altre, alla base dell'immaginario fascista. Calzano dunque a pennello le parole di Emilio Gentile, riportate nel libro, al riguardo "Anche quando celebrava riti di morte, il Fascismo voleva dare a essi il carattere di vitalità e di fede nel futuro. Qui non troviamo dominante il tema della mestizia e del rimpianto. Attraverso la forma austera e marziale della cerimonia, il dolore veniva contenuto nelle forme di un atto di devozione alla patria, lenito dalla fede nell’immortalità nella comunione della religione fascista. Il sangue del martire era linfa rigeneratrice che ridava vita alla nazione e alimentava la sua rinascita. Trasfigurando i riti di morte in sacramenti di vita, il Fascismo volle dare risalto mistico al senso di comunione, che rimase alla base della concezione fascista del partito, e venne da questo poi proiettato sulla concezione della nazione organizzata nello Stato totalitario".

Non per niente negli anni successivi verrà ideata una vera e propria Scuola di Mistica Fascista, ideata da Niccolò Giani e che ebbe fra i suoi aderenti quel Julius Evola che forse più di tutti ha travalicato dall'ambito politico in quello religioso, segnando indelebilmente generazioni di neo e post fascisti.

Il fascismo dunque non fu un semplice governo ventennale o una semplice ideologia, anche se va detto che in Italia tutto ciò che abbiamo appena trattato attecchì fino a un certo punto, laddove invece in Germania, dove la Chiesa cattolica era molto meno presente per via della radicata eresia luterana, il nazismo riuscì ad accendere attorno a sé una tensione religiosa molto più profonda. Nell'Italia del Papa ciò non è mai avvenuto del tutto e la religione civile di natura mazziniana vagheggiata da Mussolini ha dovuto scendere a patti (lateranensi, ça va sans dire) con l'essenza cattolica profonda del popolo italico.

Il valore documentale del libro è indubbio, poiché oltre all'aspetto di natura spirituale-ideologica del fascismo, fornisce una visione dell'Italia dell'epoca da una prospettiva siciliana, il che può apparire innovativo data la preminenza delle narrazioni disponibili, per ovvi motivi, degli scenari lombardi, romagnoli e romani.

Concludiamo questa brevissima disamina, con un po' di amaro in bocca mentre leggiamo di un episodio avvenuto il 4 settembre 1922. Gli animi sono caldissimi mentre a Catania si sta concludendo il congresso regionale della Gioventù Cattolica, ma i fascisti, anticlericali, vogliono creare problemi. "Bastano infatti dei canti inneggianti al «Papa-Re», accompagnati dagli «Hip-Hip-Urrà», a trasformare la processione del Santissimo Sacramento in un pomeriggio di guerriglia urbana". Secondo i resoconti della questura, i giovani cattolici al posto di farsi intimidire trasformano la processione in una manifestazione politica del PPI. "Inizia così la guerriglia tra i palazzi del centro. I fascisti vogliono assaltare la sede dell’Udl, ma i cattolici sono attrezzati e pronti allo scontro, altro che chierichetti". Le legnate dureranno tutta la giornata. Quando la gioventù cattolica aveva le palle e non era una manica di ciabattoni piagnucolanti. Magari al prossimo sinodo se ne potrebbe parlare.

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