17 gennaio 2017

Post verità? Macché, siamo nell’epoca della menzogna


di Giorgio Enrico Cavallo

Lunedì scorso era il “blue Monday”. Il giorno più triste del mondo. Quello in cui sette miliardi di persone sarebbero in preda ad una fortissima depressione collettiva. Il giorno delle lacrime facili. Il giorno preferito dal cantante Mariottide. Perché? Perché lunedì 16 gennaio 2017 sarebbe stato il giorno più triste dell’anno? Vai a saperlo. O meglio, vallo a chiedere a tal Cliff Arnall, psicologo dell’Università di Cardiff, che avrebbe calcolato con una «complicata equazione» (fonte: la Stampa) il giorno più nero dell’anno. D’accordo, io non capisco niente di matematica: ma solo a me tutto ciò sembra un po’ assurdo? Come è possibile calcolare con un’equazione lo stato d’animo della gente?
E infatti non è vero. Il «blue Monday» non esiste. Lo stesso Cliff Arnall non sarebbe uno psicologo. E l’equazione – o presunta tale – sarebbe nata per una campagna pubblicitaria. Eppure la notizia è rimbalzata su tutti i giornaloni italiani. La Stampa, Repubblica, il Corriere. Basta digitare «blue Monday» su Google e vedere cosa salta fuori. Dei tre citati, solo Repubblica si prende la briga di definire l’equazione uno «pseudo calcolo matematico» e rivelare che la vicenda è frutto di «un'operazione pubblicitaria». Gli altri pigliano per oro colato questa tristissima storiellina. E tanti saluti alla verità dell’informazione.
Ah, la verità dell’informazione. Se perdo tempo a scrivere del «blue Monday» è perché si tratta di un deprimente esempio – permettetemi di giocare con gli aggettivi – di giornalismo-spazzatura. Un giornalismo che ritiene di poter pubblicare tutto – ma proprio tutto – ciò che di peggio passa il convento, senza nessuna analisi, senza nessun controllo, senza nessun vaglio critico. Ovviamente, sempre restando a livello della fuffa: perché guai a pubblicare notizie interessanti, soprattutto guai ad uscire dal mainstream! I lettori potrebbero perfino… leggerle!
No, ovviamente no. I giornali hanno smesso di riportare l’informazione sforzandosi di dire la verità. La verità, spesso, è noiosa. La verità il più delle volte fa male. Così, le notizie possono essere “animate” creando particolari succosi laddove in realtà il fatto di cronaca nudo e crudo è molto diverso; e, se la verità ha il brutto vizio di essere scomoda ci sono due strade: o non pubblicare la notizia oppure stravolgere la realtà dei fatti. Entrambe le modalità sono praticate con generosità dai parolai occidentali: così, oggi nessuno di noi sa quasi nulla di ciò che è davvero importante – ad esempio, provate a capire come vengono spesi davvero i soldi delle nostre tasse – e di converso sappiamo tutto su eventi di cronaca completamente deformati, come il recente caso della guerra siriana insegna.
Già questi due aspetti basterebbero per far inorridire chiunque sia iscritto all’ordine dei giornalisti – come il sottoscritto – e sia dotato di una seria autocritica professionale. Ma non basta: perché una lunga schiera di riviste specializzate nella fuffa insegna che esiste anche la verità… che non esiste. Non solo quella edulcorata. Non solo quella artefatta. C’è pure quella che «non esiste».
Sorpresi? Ma lo sapete benissimo! Il gossip, d’altronde, vive di voci di corridoio, pettegolezzi, smancerie, ciarle, sentiti dire e di bugie conclamate. Basta andare dal dentista e sfogliare una di quelle deliziose riviste patinate che vengono lasciate sul tavolino della sala d’attesa per anestetizzare il cervello dei pazienti prima dell’operazione. In una rivista di 100 pagine – povera Amazzonia! – si passa con una leggerezza sorprendente di palo in frasca, dalla politica alla cronaca nera, dall’amorazzo della velina alle foto in costume della soubrette sorpresa in Costa Azzurra. Verissimi scatti “rubati”, ovviamente. E noi ci crediamo pure.
Il blue Monday è l’ennesimo pourparler pubblicato perché i giornali hanno venduto la loro anima – se mai nei hanno avuta una – al demone della menzogna. E, visto che il demone della menzogna da solo non paga gli stipendi, ecco che prima di tutto si sono venduti al demone dei soldi. Perché se il titolista si inventa che «oggi è il giorno più triste dell’anno» tu, lettore, sei sorpreso e vorresti saperne di più. Non importa che sia una fesseria grossa come una casa: tu, lettore, ci clicchi sopra. Apri quella maledetta notizia scritta in barba alla verità e creata apposta per guadagnare. Tu, lettore, se clicchi su quelle notizie paghi la redazione ed implicitamente approvi la linea editoriale che crea il falso e nasconde il vero.
Siamo, in definitiva, nell’eclissi della verità; e non dico niente di nuovo: ci stanno dicendo da tempo che viviamo nell’epoca della «post-verità». Epoca nella quale l’opinione pubblica è influenzata da informazioni di dubbia attendibilità, se non del tutto artefatte. Ma anche questa affermazione è una mezza verità. Perché se vogliamo essere precisi e chiamare le cose con il loro nome, edulcorare le notizie e dire il falso non significa dire una «post-verità». Significa semplicemente essere bugiardi. Siamo sinceri, dunque: l’epoca attuale non è quella della «post-verità» ma quella della menzogna.
Come ogni cristiano dotato di un po’ di cognizione sa bene, c’è solo un padre della menzogna. E non è certamente il Padreterno. Il Nemico, il Tentatore, il Divisore: ecco il menzognero per definizione. Che ha tutto l’interesse a farci vivere lontani dalla Verità che è Dio.
Sto esagerando? Mica tanto. Per delle «verità» falsissime il mondo di oggi è sottosopra. Dalle guerre scatenate con scuse risibili alla follia del gender, siamo tutti avvolti dalla menzogna. E badate bene: gli altoparlanti della menzogna sono proprio i giornali, che come abbiamo visto hanno venduto la loro prerogativa principale – l’informazione il più possibile vicina alla verità – per diventare menestrelli della bugia. Bugie che non si eliminano – come vorrebbe qualche creativo che sembra uscito dall’universo distopico di Orwell – istituendo degli psicopoliziotti che facciano guerra alle bufale. La menzogna si combatte solo in nome di Colui che l’ha già vinta, perché ha vinto il male: Cristo. Solo riconoscendo il primato di Cristo nella nostra vita troveremo il coraggio di essere sempre dalla parte della verità. E magari – chissà – anche il giorno più triste dell’anno, con la sua vuota retorica depressiva, sparirà: Cristo porta la gioia, infatti. Non la tristezza. E soprattutto: mai la menzogna.
 

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