30 gennaio 2017

Se un prete chiede scusa agli omosessuali anche quando non deve


di Giorgio Enrico Cavallo

«So che tanti pensano che la prima parola da dire sarebbe “scusa”, per le incomprensioni, la freddezza, la rigidità, una Chiesa troppo Chiusa che non ascolta. Dovrebbe farlo qualcuno più importante di me. Io invece vi dico grazie, perché voi, con la vostra ostinazione, ci avete dato la possibilità di pensare a una Chiesa grande, la Chiesa che noi sogniamo». Eh già. Di che ci sorprendiamo, in fondo? Il “tana-libera-tutti” della Chiesa cattolica contemporanea, porta anche ad affermazioni di questo tipo. A dirle, don Gian Luca Carrega, delegato del vescovo di Torino Cesare Nosiglia per la pastorale delle persone omosessuali, intervenuto al funerale della prima coppia omo «sposata» (?) civilmente grazie a quel capolavoro della legge Cirinnà. Inutile dire che queste esternazioni decisamente “atipiche” (eufemismo), hanno trovato il plauso del Torino Pride, che ovviamente le ha sfruttate per la crociata omosex contro la De Mari. Ma questa è un’altra storia.

Ciò che fa tremar le vene e i polsi (scusi, messer Dante) non è tanto che la diocesi di Torino abbia perso, per l’ennesima volta, l’occasione di tacere; pazienza, ci siamo abituati. Ciò che sgomenta è che un sacerdote delegato dell’arcivescovo possa replicare il solito cliché della Chiesa severa, oscurantista, omofoba e compagnia briscola. Forse, il nostro ha sentito troppi sermoni provenienti da quel di Bose.

Eppure, la Chiesa ha sempre avuto posizioni molto chiare e precise. E questo non solo con gli omosessuali: per rinfrescare la memoria di qualcuno, basti ricordare l’episodio della lapidazione dell’adultera e la frase… lapidaria: «Chi è senza peccato, scagli la prima pietra» (Gv 8,7). Dovremmo ormai sapere queste cose ad nauseam: la pastorale si è profusa in una infinità di documenti, i giornalisti hanno avuto tutte le conferme del caso con una miriade di interviste rilasciate da cardinali e papi nell’ultimo mezzo secolo. Una tra tutte, pescata a caso nel mare magnum di internet: gli omosessuali «non devono essere discriminati perché presentano quelle tendenze. Il rispetto per la persona è assolutamente fondamentale e decisivo». Parole di Benedetto XVI.  La Chiesa condanna, dunque, il peccato: poiché «maschio e femmina li creò», non c’è spazio per una terza via. Come più volte specifica il Catechismo della Chiesa Cattolica [2360], «la sessualità è ordinata all'amore coniugale dell'uomo e della donna». L’omosessualità, in sé, è una tendenza sessuale «disordinata» [2358], ma le persone omosessuali «devono essere accolt[e] con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» [2358].

Se dunque può esserci l’ostilità di qualche sacerdote, non si può accusare la Chiesa tout court di essere troppo chiusa. Le sue posizioni possono non piacere; è comprensibile che qualcuno non accetti la condanna della tendenza omosessuale; ma non si può dire che la Chiesa sia chiusa e che non accolga l’omosessuale in quanto essere umano.

Talvolta, però – ed è opinione anche del sedicente priore di Bose, per il quale (profetizzo) si stanno predisponendo le cose per una sua chiamata ad un più alto ruolo in seno al Vaticano – si afferma che nella Bibbia e in particolar modo nell’insegnamento di Cristo nulla si dica sull’omosessualità. Ergo, fate un po’ come ve pare. Ma se una parte della Chiesa va dietro alle affermazioni di Enzo Bianchi, almeno noi cerchiamo di mantenere i piedi per terra. Mi permetto di fare alcuni esempi.

Si pensi alle parole di Cristo in riferimento a coloro che non accoglieranno il Verbo di Dio: «nel giorno del Giudizio il paese di Sodoma e Gomorra sarà trattato meno severamente di quella città» [Mt 10,15]. Il parallelo con le due città distrutte per i loro peccati doveva essere ben compreso dagli ebrei di allora; e va detto che Sodoma non sarà di certo risparmiata nel giorno del Giudizio; semmai, Gesù utilizza il parallelo con la distruzione di Sodoma – punizione esemplare dell’Antico Testamento – per evidenziare come l’incredulità davanti al Vangelo abbia conseguenze peggiori di quelle che provocarono la distruzione delle due città peccaminose. E inoltre: «Non capite che quanto entra per la bocca, passa nel ventre e va a finire nella latrina? Ma quel che esce dalla bocca viene dal cuore, ed è questo che contamina l’uomo; poiché dal cuore vengono i cattivi pensieri, gli omicidi, gli adulteri, le fornicazioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie: queste cose contaminano l’uomo, ma il mangiare senza lavarsi le mani non contamina l’uomo». [Mt 15, 17-20]. Non meniamo il can per l’aia dicendo che “non si parla di omosessuali, dunque va tutto bene”: il rapporto tra due uomini/due donne non è forse ciò che con una parola oggi non molto bella, ma di certo efficace, viene definito una fornicazione?

Dubbi? «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola». [Mt 19, 4-5].
Gli esempi potrebbero continuare, ben più a lungo di quanto un piccolo articolo possa ospitare. Ma poiché questi sono passi evangelici che i nostri pastori dovrebbero ben conoscere, oltre a ben conoscere il Catechismo e possedere i dovuti mezzi cognitivi per comprendere che va accolto l’uomo, ma condannato il peccato; ecco: ci si domanda perché voler sempre andare oltre, invocando la resa delle armi della Chiesa dal punto di vista della morale sessuale anche se è evidente che qualora ciò avvenisse, sarebbe la fine della Chiesa cattolica. Ah, ma forse i nostri pastori… vuoi vedere che c’è davvero qualcuno che sta pensando… che vorrebbe… Lungi da noi pensar male, ovviamente. Viviamo in un’epoca in cui la Chiesa Cattolica non è dilaniata da nessun conflitto interno, in cui i pensieri mondani non scalfiscono la granitica fede dei nostri pastori e in cui siamo guidati dal migliore dei papi possibili. Per cui: va tutto bene ed è  tutto sotto controllo.

 

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