10 gennaio 2017

Singer per i reati d’opinione. Ma il primo condannato dovrebbe essere lui


di Alessandro Rico

Molti dei nostri lettori avranno sentito parlare di Peter Singer, il teorico dei diritti degli animali, della disobbedienza civile, il filosofo di Princeton che sostiene si debbano destinare in beneficienza tutti i proventi del proprio lavoro che non siano strettamente necessari alla sussistenza. Insomma, un figlio del profondo disordine morale che alberga negli Stati Uniti, l’estremo approdo del bigottismo del protestantesimo, benché distorto. Un simbolo della putrescenza dell’accademia americana, che ha ormai diffuso le sue metastasi in tutto il mondo occidentale. Ebbene, Singer non poteva perdere l’occasione di esprimersi a proposito del dibattito sulla post-verità, aperto dalla sinistra di ogni Paese, scioccata da Breixt, Trump e dall’incombente spettro lepenista.
In un articolo online, Singer attribuisce surrettiziamente la vittoria di Donald Trump alle fake news circolate su internet, come quella secondo cui Hillary Clinton e il suo braccio destro John Podesta fossero implicati in un giro di pedofilia. La proposta dell’autore di Liberazione Animale è geniale nella sua semplicità: ripristinare i reati d’opinione, cui l’America ha fin qui preferito la tutela costituzionale della libertà d’espressione.
Ora, quel che colpisce della sinistra à la page è il suo rifiuto categorico di assumersi la responsabilità delle proprie sconfitte. Con il pensiero postmoderno, essa ha di fatto generato la post-verità. Ha demolito quella geografia di strutture di autorità, dalla famiglia alla Chiesa, che costituivano l’orizzonte di senso dell’uomo comune ai tempi dei corpi intermedi; con la difesa della disobbedienza (in)civile ha rigettato pure l’autorità dello Stato; ha promosso una visione oltranzista della democrazia, che per sua natura dovrebbe essere refrattaria al governo dei tecnici; e infine ha “decostruito” lo stesso concetto di verità sul quale si era da sempre fondato il pensiero occidentale. La identity politics, che ha definito le coordinate della sua agenda politica dagli anni Settanta in poi, ha prodotto solo assurdità che oggi la sinistra si vede costretta a imporre per decreto legge, o manipolando i bambini nelle scuole statali con l’educazione gender: la neolingua femminista, le strampalate teorie queer, gli uteri in affitto e il transessualismo infantile.  Ma ora che sono stati fagocitati dal mostro che essi stessi avevano creato, i progressisti si sono impaludati nella crociata contro la post-verità.
E pensare che alla fine degli anni Novanta, cioè in tempi non sospetti, James L. Nolan aveva pubblicato un libro dal titolo The Therapeutic State, nel quale aveva accusato i coniugi Clinton di sfruttare a scopi elettorali l’identificazione con le minoranze vittime di discriminazioni: noi comprendiamo il vostro dolore, quindi il potere che ci affidate è per il vostro bene. Peccato che, durante l’ultima campagna elettorale, Wikileaks abbia fatto emergere come Hillary si sia inverecondamente vantata, dinanzi a una platea di banchieri, di essere una milionaria, del tutto scollegata dai bisogni e dalle preoccupazioni delle persone comuni. Insomma, i primi mentitori seriali sono proprio i progressisti. Che essendo dei bugiardi, non lo vogliono ammettere.
Così i clinici catalogano le cinque fasi psicologiche attraversate dai malati terminali: diniego, rabbia, patteggiamento, depressione, accettazione. La sinistra sta passando rapidamente dal diniego alla rabbia. Bruciate le prime due tappe, sembrerebbe in procinto di estinguersi. Speriamo che non ci trascini tutti lungo il crinale della sua agonia.
Quanto alla proposta di Singer, vogliamo pure ammettere di essere d’accordo: si faccia ampio ricorso ai reati d’opinione. A patto, però, che anche Singer si sottoponga alla rigida scure censoria: un anno di lavori forzati per aver sostenuto, come tempo fa denunciai su questo blog, che i bambini affetti dalla Sindrome di Down vanno soppressi. È una misura coerente con l’utilitarismo di Singer: se la smette di dire sciocchezze, il genere umano ne trarrà beneficio. Avremo sacrificato la libertà d’espressione di uno per il bene del maggior numero.

 

1 commento :

  1. Credo che non ci sia nulla di più distante tra l'essere vero filosofo e l'essere Peter Singer. Seguendo il suo cognome sarebbe meglio che cantasse piuttosto.

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