04 gennaio 2017

Voler essere santi non vuol dire essere fondamentalisti


di Daniele Barale

Guardiamoci attorno, ora, di fronte a noi non si nota un atteggiamento pratico della maggior parte dei cattolici, dal semplice fedele al sacerdote, fino al cardinale. Non è possibile riconoscere un cristiano da un normale devoto al mondo consumista, cioè da un qualsiasi non credente. Da sottolineare, perfino Papa Francesco ne parla spesso: consumismo che cosifica, mercifica le persone, rendendole schiave, cancellando la loro irriducibile dignità, per merito di Cristo; consumismo alimentato da “imperi dal volto sconosciuto” (perfino Tornielli ne ha parlato nel libro Papa Francesco: questa economia uccide).

Dicevo, non è possibile riconoscere un cristiano da un normale devoto al mondo consumista, cioè da un qualsiasi non credente, perché guardano gli stessi programmi televisivi, le stesse pubblicità, fanno la spesa negli stessi supermercati. La Fede in Dio che si è incarnato come può non incarnarsi nella vita quotidiana? Provi ad "incarnarla" per il bene tuo e loro, i tuoi fratelli, ed ecco che spuntano Maurizio Vitali di Nuova Europa, Andrea Tornielli e Giacomo Galeazzi di Vatican-Insider con i loro articoli pieni di rimbrotti per te.

La Chiesa, la sposa di Cristo, la Sua tradizione gloriosa e bimillenaria ti dicono che fai bene, anzi, fare opere come soddisfare la fame, la sete materiale e spirituale dei poveri, scendere in piazza per difendere la famiglia, proteggere i giovani da ogni ideologia spacciata per educazione (per esempio il gender), aver cura dei tesori di una patria, di un popolo e di conseguenza lottare contro ogni menzogna e legge iniqua, non solo è giusto ma necessario affinché la Fede resti viva e non muoia. San Giacomo (2,14-24.26) docet. Oggi è facile sentir dire: “ma chi te lo fa fare, tanto con questi gesti non cambi il cuore e la mentalità del tuo prossimo”; “la testimonianza e l'impegno pubblico devono essere separati, altrimenti rischiamo di sollevare muri”... Ovviamente, le osservazioni sono sempre lecite, allo stesso tempo, non è detto che siano sempre giuste.

E in questo caso non lo sono, perché l'insegnamento e all'attività dello stesso Cristo, degli Apostoli e dei Santi dimostrano il contrario: “Le forze che cambiano il corso della storia sono le stesse che cambiano il cuore dell'uomo”. Citazione che si trova ne La ballata del cavallo bianco di Chesterton e che don Giussani ricordava spesso. E ancora, i veri cristiani, essendo uomini dotati di sano realismo, come i benedettini, sanno bene che il male imperversa nel mondo e perciò occorre costruire le mura per custodire cosa c'è di più caro, la Fede, fondamentale per difendere l'uomo dalla corruzione del diavolo. Tranquilli, quel tipo di mura prevede porte, le stesse che han permesso ai monaci del periodo dei regni romano-barbarici di uscire per incontrare il prossimo, educarlo e compiere, senza mai separarle, opere spirituali e materiali, le stesse che han permesso di creare le fondamenta della più grande civiltà del mondo, quella europea. Motore e centro di tutto questo era ed è Cristo; a cui il monaco si univa nel Sacrificio Supremo della Santa Messa, e qui gli era possibile capire il vero significato della misericordia e della giustizia di Dio: misericordia e giustizia vere, rivelate da Cristo e non suggerite da una mera e sentimentale compassione. Frutto meraviglioso di tutto questo, la Carità. Ecco perché molti storici sono concordi nel definire  il periodo tra il 1050 e il 1300 come quello in cui è regnato un grado di solidarietà internazionale forse mai eguagliato nella storia.

Anche se sei nel giusto, e vivi quanto detto poc'anzi, Vitali, Tornielli e Galeazzi ti rimproverano lo stesso, accusandoti di essere un integralista, fondamentalista. Perché sei troppo zelante nel rispettare i compiti spettanti ad ogni cristiano, nel leggere giornali, seguire siti ed ascoltare autorevoli personalità, quali Monsignor Negri, il Cardinal Caffarra, Giuseppe Rusconi, Sandro Magister; che in modo ragionevole e nel pieno rispetto del Papa, del diritto canonico (penso al canone 212), e per amore dei fedeli, sottolineano alcune criticità dell'attuale pontificato. Temo che  l'attacco dei tre giornalisti non sia frutto di casualità, ma parte di una strategia accurata e impiegata da tempo.

Fateci caso: appare sempre ammantata di logica la giustificazione che le persone come i giornalisti appena citati usano per processare chi etichettano come avversario: ne sanno qualcosa Livi, cacciato nel marzo 2012 da Avvenire, per aver distrutto, filosoficamente e teologicamente, il peana - un inno di vittoria - di Enzo Bianchi nei confronti dell'eretico compare Küng, Vittorio Messori massacrato per aver espresso in modo ragionevole perplessità sull'attuale pontificato, Sandro Magister "espulso" dalla sala stampa vaticana, per aver spiegato un giorno prima dell'uscita la Laudato sì, quando ormai molti ne parlavano da giorni, se non settimane... etc... poi arriviamo alla fine del 2016, alla lista di proscrizione, con tanto di schemino colorato per ebeti; i motivi principali? Putin, Salvini, Le Pen nipote, e quello che Vitali fa dire al prof. Introvigne nel primo articolo speciale di Nuova Europa sul presunto fondamentalismo cattolico; nel quale si sostiene che le divisioni, i problemi oggi nella Chiesa siano causati da chi critica il Papa; ovviamente, senza distinguere chi lo fa con ragioni vere, lecite, da chi lo fa per ideologia.

Dunque, le giustificazioni addotte sinceramente fanno ridere e sono prive di logica - per logica intendo ciò che è radicato nell'oggettività: aspetto di vedere i documenti che attestano i finanziamenti putiniani; ed è poco probabile che coloro che conoscono e custodiscono la tradizione della Chiesa si facciano irretire da Salvini, Putin and co, giacché conoscono bene i limiti di questi - perché sono semplici pretesti (da ministero della censura, e quelli di Nuova Europa dovrebbero saperne qualcosa, dato che aiutavano i dissidenti) per imbavagliare chi non è gradito ad una certa fazione all'interno della Chiesa, quella che Fulton Sheen definirebbe come  pròdromo della "contro-chiesa, la scimmia di Dio". Andiamo più a fondo, oltre l'elenco di siti e nomi. Ovvio che quegli articoli nascondono un avvertimento minaccioso e meschino ai cattolici autentici. Colpiscono alcuni per dare una dimostrazione di forza a tutti.


E mentre ti rimproverano, ingiustamente, perché cerchi quei giornalisti, teologi , prelati che hanno il coraggio di dire la Verità, per amore di Cristo e della Chiesa, i cattolici sono sempre più in balìa della confusione: i media, il laicismo imperante, l'ecumenismo senza Cristo e Maria, il secolarismo e il protestantesimo dentro la Chiesa non danno loro tregua. Credo di poter sostenere che si è diffusa l'abitùdine, grazie proprio al comportamento ambiguo e irresponsabile dei sedicenti cattolici, a dividere l'esistenza in due zone: da una parte l'anima con la Santa Messa, le Preghiere, alcune opere di misericordia, dall'altra il mondo lasciato nelle mani degli esperti della “trasformazione delle pietre in pani” a fin di bene. Si è persa di vista la capacità di riconoscere il bene dal male e di capire di conseguenza che la modernità non si può accettare in toto e acriticamente, perché spesso entra in contrasto col Vangelo: i riferimenti etici, teologici e il senso del limite non si confanno alla sua natura.

Non a caso la modernità iniziava nel momento in cui il domenicano e servo di Dio Girolamo Savonarola veniva giustiziato (con il placet di certi cattolici), “reo” di aver indicato il legame tra etica e arte, etica e politica, etica ed economia, fondamento essenziale di una civiltà umana. Da allora la divaricazione fra vita quotidiana e preghiera, corpo e anima, ha cominciato a diffondersi – grazie anche alla riforma protestante, che ha rotto l'unità cristiana in Europa - un po' alla volta in ogni campo: politico, universitario, medico... fino ad arrivare alla cosiddetta globalizzazione che ha messo il mondo nelle mani, appunto, di “imperi dal volto sconosciuto”, che prendono anche il nome di corporazioni transnazionali, guidate da uomini che odiano i popoli, la loro cultura, la loro spiritualità e prima di tutto la Chiesa, l'unico vero baluardo a difesa loro.  Assediati da questo mondo, i cattolici sembrano vacillare e dimenticare che Cristo è Dio incarnato e per questo entrato nella storia, e che quindi tutto c'entra con Lui.

Manca un certo realismo cattolico, che permetta di conoscere il vero significato della santificazione della vita quotidiana; che permetta ad essa di "incarnarsi", esprimersi attraverso l'impegno pubblico, e non la semplice testimonianza da “pacca sulla spalla e sorrisi, perché vorrebbe dire non prendere sul serio la propria missione, la persona di fronte e l'ambiente in cui si vive”. Bisogna mettere la propria faccia, in piazza, a scuola, all'università, in parlamento, all'ospedale e in ogni altro luogo pubblico.

Ricordiamoci che questa società vive dei frammenti dell'antica civiltà cristiana che le rivoluzioni non hanno ancora spazzato via, e che la misericordia di Dio ha salvato finora dal naufragio. Mostriamoci dunque come siamo nel profondo, cattolici convinti. Chi non è cattolico ci temerà per un po' di tempo. Se li aduleremo adottandone il linguaggio, li divertiremo per un istante, poi ci dimenticheranno perché non avremo fatto loro un’ impressione profonda. Si riconosceranno in noi e, siccome hanno poca fiducia in se stessi, ne avranno altrettanto poca in noi.
C'e una grazia legata alla professione piena e completa della Fede. Questa professione è la salvezza, ci ricorda San Paolo (per esempio si veda in Rm capp. 10 e 11; 1 Ts 1), di coloro che la fanno e l'esperienza dimostra che è anche la salvezza di coloro che l'ascoltano. Siamo dunque cattolici e soltanto cattolici, rifuggiamo i sostenitori di “un dialogo utopico” e saremo il lievito di cui il Signore dice che fa fermentare il pane. E così fu all'inizio, quando Cristo scelse i Suoi Apostoli, e così è tutt'ora: la salvezza della società può venire solo dalla fermezza dei cristiani. E' un dato di fatto che il cristianesimo si impone non con la violenza, bensì per l'autorevolezza del fatto storico che lo anima, e di chi lo testimonia attraverso le opere.

Due assi guidano il cristiano nella sua fede e nel comportamento che ne deriva; il primo asse riguarda la sua adesione al Dio unico, Padre, Figlio e Spirito Santo, creatore, redentore e santificatore. Si tratta dell'asse teologale unitario. Il secondo asse è l'adesione a Gesù Cristo, Messia, Verbo di Dio Incarnato, nuovo Adamo, che è venuto a redimire l'uomo per restaurarlo nella nuova creazione. Per questo il cristiano colloca tutta la sua attività sotto lo sguardo di Dio, quindi per lui la cultura, la scienza, la politica, il diritto, la società, sono dati basilari nella sua vita. Il cristiano deve partecipare in modo attivo a tutti i livelli della vita della città, dei paesi, della campagna; deve farlo affermando la propria visione cristiana. Spinto e animato dalla sua Fede e dalla sua antropologia - questa può essere accolta anche dai non credenti che riconoscono l'esistenza del diritto e delle virtù naturali; Cicerone un esempio - il cristiano diventa propulsore, motore di una vita più buona, bella e vera. Il centuplo quaggiù, un assaggio della gloria del Paradiso. La storia è ricca di testimonianze che confermano quanto appena detto: tutti i popoli che hanno abbracciato il cristianesimo hanno visto una proposta di giustizia, razionalità, fraternità, morale, cultura, bene comune mai eguagliato da nessuno nella storia dell'umanità. E mai lo sarà.

Non accettare “questo calice”, dimenticarselo, non combattere il potere (rappresentato da diverse ideologie: consumismo, gender etc) che cerca costantemente di governare i desideri dell'uomo, perché il desiderio è l'emblema della libertà – direbbe don Luigi Giussani - come pare facciano Vitali Tornielli and Co, è venir meno di fronte a Dio. Mi spiace usare toni forti, ma questa scelta porta inevitabilmente ad un'altra religione, che scimmiotta (ricordando Fulton Sheen) l'unica vera, la Chiesa cattolica. Questa è pertinènte solo a una strada facile. Afferma Chesterton in Cosa c'è di sbagliato nel mondo: “L'ideale cristiano non è stato messo alla prova e trovato manchevole: è stato giudicato difficile, e non ci si è mai provati ad applicarlo”. L'autore inglese, quasi un profeta del nostro tempo, conosceva molto bene i protestanti primi ad aver abbandonato la Chiesa di Roma per presunte difficoltà... E' vero la vita cristiana non è una passeggiata, però noi cattolici abbiamo una marcia in più rispetto a tutti, quella che ci fa sperare contro ogni speranza: la Grazia santificante. Il Signore dà le croci, però, non dimentica di dare le Grazie per portarle. Occorre lavorare, faticare, per Dio che è con noi: la meraviglia, lo stupore, la Speranza non mancheranno. Un grande poeta irlandese, Patrick Kavanagh esprime tale Verità con una splendida poesia to the wonder: “Per una crepa troppo ampia non passa alcuna meraviglia, solo una stanza oscura, il pane nero e il tè senza zucchero potranno ridonarci la bellezza gloriosa dell'animo di un bambino." Non a caso i bambini sanno meravigliarsi e non perdere la Speranza.  

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