07 febbraio 2017

Elogio di Pasquino. E dell’autocritica


di Giorgio Enrico Cavallo

Con la colla e qualche foglio
tutta Roma ha sconquassato:
già si mormora: «è tornato!»,
ma se torna è per Bergoglio.

Con due righe in romanesco
ha portato la discordia:
«Ma dov’è Misericordia
nel papato di Francesco?».

I giornali progressisti
han gridato al gran misfatto;
«Chi l’ha fatto è un mentecatto,
colpa degli oscurantisti!».

Ma la colpa è a Santa Marta,
dove regna la furbizia
e nel nome di laetitia,
è la fede che si scarta.

Contro il povero attacchino
hanno sporto pur reclamo;
noi da soli l’acclamiamo:
viva, viva il buon Pasquino!

Permettetemi il divertissement poetico. Perché in fondo, parlando di Pasquino, scrivere in versi viene naturale. E già: Pasquino, la «statua parlante» che nel corso dei secoli si è fatta beffe di papi e cardinali, qualche giorno fa è tornata a far parlare di sé. Certo, si è evoluta: al posto del cartello appeso al collo della scultura della piazza omonima, qualche buontempone (?) ha affisso una serie di manifesti in giro per l’Urbe. Ad essere preso di mira per la sua «falsa» misericordia è nientemeno che papa Francesco.

Apriti cielo. Il volto del papa non può finire sui manifesti. Men che mai, il papa non può essere preso in giro. E non è solo la stampa cattolica che si è strappata le vesti di fronte ai manifesti del Pasquino 2.0: si è assistito ad una manfrina incredibile, tanto che la vicenda è finita sotto la lente della digos. La digos, sì. Che dovrebbe indagare sull’antagonismo, sull’eversione politica, sul terrorismo. E tutto per quattro manifesti che al massimo possono andare incontro ad una tirata d’orecchie per affissione abusiva.
Proviamo a fare un po’ di fantacronaca: immaginiamo che ad essere bersaglio di un manifesto del genere fosse stato Benedetto XVI. Riuscite ad immaginare la levata di scudi unanime e la condanna del folle gesto? Riuscite ad immaginare un padre Spadaro qualsiasi che arrivi a definire – come ha fatto – che i manifesti sono «minacce ed intimidazioni»?

Sì, perché dietro questi manifesti pericolosissimi «c'è gente corrotta e ci sono poteri forti che montano strategie per staccare il Papa dal cuore della gente». Vabbè. Siamo di fronte alla solita questione dell’assenza di autocritica propria di una certa parte del mondo culturale contemporaneo. Anche di fronte ad una situazione evidentemente problematica, con un pontificato per niente conciliante che, per giunta, lascia insolute importanti discussioni teologiche (quasi fossero questioni di lana caprina), certa parte del mondo cattolico si rifiuta di utilizzare quel sano strumento che Nostro Signore ci ha messo a disposizione in modo del tutto gratuito: l’autocritica.
E si dirà che il papa è infallibile, e si dirà che un cattolico se contesta il papa finisce per fare come Lutero, e si dirà che il papa è il successore di Pietro e si diranno tante belle cose, che però sono spesso tirate fuori dal cassetto nel momento sbagliato e nel modo sbagliato. Tanto che alla fine ci si dimentica, ad esempio, che l’infallibilità del Romano Pontefice è solo ex cathedra. Oppure ci si dimentica dei tanti santi che hanno saputo criticare l’operato del papa – vedasi Caterina da Siena – per il bene della Chiesa.

L’indifendibile non può essere difeso: e questo pontificato, ovunque lo si guardi, presenta criticità tali da rendere doverosa una critica costruttiva. I manifesti del novello Pasquino rientrano in questo ambito? Forse sono troppo diretti, un po’ brutali e “popolari”; ma proprio per questo possono contribuire a dissipare quel fumo intellettuale che stagna attorno ai Sacri Palazzi: un fumo fatto di quelle parole-chiave del pontificato di Bergoglio (misericordia, abbattere i muri, amore, Chiesa in uscita, riforme…) che sono utilizzate da certuni come “jolly” per scusare ogni pecca del papa e come armi per attaccare chiunque provi a contestare uno stato delle cose che preoccupa. E beninteso: preoccupa perché il «fumo» di cui parlo avvolge una moltitudine di pastori, dai cardinali ai semplici sacerdoti. Che avrebbero bisogno di un po’ di sana autocritica. E magari anche di farsi una bella risata.  

1 commento :

  1. Beh, io me ne sono fatte due di risate, fa buon sangue, i poster sono tutt'altro che volgari, se paragonati alle copertine 'affettuosamente dedicate' a Papa Ratzinger, ma allora non si gridava al gomblotto, altri tempi.......mai troppo poco rimpianti, spero che il novello Pasquino ne sforni altri di manifesti, così qualcuno uscirà dal letargo.

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