11 febbraio 2017

Globalismo e sovranità: opzioni politiche per l'Italia che verrà



di Alessandro Elia 

Suadere atque agere,” ovvero “persuadere e agire” è il motto del Centro Studi Politici e Strategici Machiavelli, che ieri ha tenuto il convegno “Globalismo e sovranità: opzioni politiche per l'Italia che verrà”. Hanno partecipato tre illustri relatori quali l’economista Ettore Gotti Tedeschi, il giornalista e saggista Marcello Veneziani e l’economista Alberto Bagnai. Di particolare rilevanza è stata la presenza di Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord, deputato ed europarlamentare che ha fatto della difesa della sovranità popolare uno dei suoi cavalli di battaglia.

Il convegno si è proposto il fine di giustificare e spiegare dal punto di vista politico ed economico la reazione populista che sta sorgendo nel palcoscenico politico italiano e internazionale.
Il primo dei relatori, Ettore Gotti Tedeschi, ha voluto parlare partendo dalla sua esperienza professionale che l’ha portato a essere non solo studioso dei grandi processi economici degli ultimi decenni ma anche parte in causa nel ruolo di banchiere o esperto del settore. Ha voluto mettere in chiaro che “se si sbaglia la diagnosi, si sbaglia la prognosi” e quindi la prima cosa da chiedersi per comprendere l’attuale crisi economica è: come ci siamo arrivati? Gotti Tedeschi ha individuato quattro momenti decisivi del graduale processo che è giunto fino ai nostri giorni, nei quali stiamo assistendo alla quarta e ultima tappa, “la spartizione del cadavere”, dato che, economicamente parlando, il nostro paese è a tutti gli effetti morto. Negli anni settanta c’è stato un primo segno di indebolimento del nostro paese dovuto alla constante crescita del PIL non adeguatamente sostenuta da una crescita demografica, la quale invece si trovava in graduale calo. Il problema demografico può essere ricondotto alla disgregazione del nucleo famigliare dovuto alle rivoluzionarie tendenze sessantottine e al lassismo morale della gerarchia ecclesiastica che, essendo imbevuta dello spirito conciliare, non è stata una guida stabile nei princìpi morali come lo era prima. Il colpo mortale è stato messo in atto con l’Euro, una moneta così forte da penalizzare le imprese esportatrici italiane costringendole così ad andare all’estero. Infine il “colpo di grazia” è stato inflitto con la catastrofica crisi del 2008 in cui gli Stati Uniti, pur di salvare le banche, hanno nazionalizzato il debito privato raddoppiando in questo modo il debito pubblico.

Marcello Veneziani ha spiegato che l’unica autentica novità politica degli ultimi venti anni è stata il populismo, una reazione al “sistema globalitario” (neologismo coniato da Veneziani), il quale è alimentato da due fattori: il mercato globale liberista accompagnato dal progresso tecnologico e un’ideologia planetaria radical chic di derivazione marxista. Questa ideologia totalizzante, identificabile con il “politicamente corretto”, odia essenzialmente tutto ciò che è reale e considera la cultura come emancipazione dalla natura. Il populismo è stato l’unico fenomeno in grado di combattere il mondialismo e si è caratterizzato, nelle sue diverse manifestazioni, con quattro capisaldi che ne costituiscono il comune denominatore in tutti i paesi. Primo fra questi la sovranità, intesa non come iper-democratismo popolare ma come rispetto e valorizzazione dei legami tradizionali e del tessuto sociale di un popolo. Altro punto irrinunciabile è il limite, perché una società che ne faccia a meno diviene priva di regole, senza ordine né misura e regna il relativismo. Terzo punto comune a tutti i populismi è la protezione economica, “variamente intesa e determinata” che non è riducibile al semplice “protezionismo” di cui è insensatamente accusato Donald Trump. Infine, la ripresa del tema della famiglia che indica la necessità di tornare alla realtà e al diritto naturale, perché non esistono civiltà senza famiglia. Veneziani ha voluto altresì ricordare che non basta una reazione popolare ma bisogna formare una classe politica che in futura sappia governare, perché – Aristotele docet – il popolo non può essere ad un tempo il governato e il governante.

Infine Alberto Bagnai ha fatto notare come sia un vantaggio per l’economia di scala – a scapito dei popoli - cancellare le differenze – persino le più evidenti come quelle tra uomo e donna - per creare un “uomo globale” ovvero un consumatore indistinto dai gusti conformisti; in questo modo le multinazionali e le potenti oligarchie, avendo ampliato la dimensione della domanda, potranno rendere il processo di produzione più efficace per guadagnarci. Bagnai ha sottolineato l’importanza di ristabilire la “mediazione democratica” per arginare l’impatto politico e sociale delle multinazionali che non agiscono negli interessi del popolo.
Il convegno è stato permeato da un clima di speranza in una rinascita delle identità europee e di determinazione per non farsi scappare la ghiotta occasione che oggi si presenta di arrestare la marcia distruttiva del “sistema globalitario”.

(versione completa dell'articolo apparso su La Verità)

 

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