03 febbraio 2017

La rivoluzione conservatrice di Trump passa per il ritorno alle origini della Costituzione


Il Presidente nomina Neil Gorsuch alla Corte Suprema: non conservatore, ma “originalista”

di Alessandro Rico
Per sostituire il giudice Antonin Scalia, morto improvvisamente lo scorso anno, Donald Trump ha scelto Neil Gorsuch, quarantanovenne del Colorado che i giornali italiani si sono affrettati a definire “conservatore”, per le sue posizioni sui temi eticamente sensibili.

In realtà, il conservatorismo di Gorsuch è qualcosa che va ben oltre le sue idee su certe questioni specifiche e, come un filo rosso, lo lega intimamente al predecessore Scalia; il che mostra come la nomina di Trump, che dovrà essere ratificata dal Senato, non sia meramente strategica (scegliere un giudice amico dei repubblicani), ma un atto di indirizzo politico in piena sintonia con quella parte della destra americana distante dai neocon stile Bush, liberaldemocratici, fanatici del capitalismo e imperialisti. Il conservatorismo di Gorsuch è quello dei giuristi cosiddetti “originalisti”.

L’originalismo è una vera e propria dottrina di filosofia del diritto con risvolti sensibili sulla realtà concreta. La sua essenza coincide con il tentativo, da parte del giudice costituzionale, di non frapporre, tra sé e il testo, le categorie di giudizio del proprio tempo, interpretando dunque la Costituzione nella maniera più fedele possibile al dettato originale. Non si tratta di risalire alle intenzioni dei padri costituenti (uno dei due approcci originalisti che oggi è meno in voga), bensì di comprendere che cosa la Costituzione significasse, o come potesse essere intesa da un uomo di lingua inglese nelle circostanze storiche in cui essa fu scritta. È questa la versione dell’originalismo abbracciata e popolarizzata da Scalia, che amava ripetere come il miglior modo per uccidere la Costituzione fosse considerarla “vivente”: essa, al contrario, è un testo “morto”, che va interpretato come se il suo significato si fosse esaurito nel momento in cui è stato scritto e non come se andasse di volta in volta attualizzato.

Si vede bene che l’originalismo è conservatore solo in un senso molto specifico, cioè nella misura in cui ambisce a “conservare” il significato originario del documento costituzionale. Se gli originalisti sono conservatori anche nell’accezione politica, è perché il dettato originario della Costituzione caldeggia chiaramente dei principi oggi associati con la destra: i diritti dell’individuo contro le prevaricazioni del governo, la libertà d’iniziativa economica, certi valori religiosi cristiani con profonde radici culturali nel passato americano. Se gli originalisti dovessero applicare lo stesso ragionamento alla Costituzione italiana, ad esempio, è molto probabile che gli effetti sarebbero diversi, vista l’insistenza della nostra carta costituzionale sui cosiddetti diritti sociali.

Il conservatorismo che Trump vorrebbe inoculare all’interno della Corte Suprema è una sorta di ritorno alle origini, contro le derive che il supremo organo giudiziario statunitense è andato assumendo dall’epoca del New Deal in poi: con la scusa di “attualizzare” la Costituzione, essa è stata stravolta. Nel nome della giustizia sociale è stata intaccata la libertà economica, poi nel nome dei presunti diritti civili sono stati soppressi dei principi morali che trovano largo consenso nella società americana, dalla sacralità della vita all’unicità del matrimonio tra uomo e donna. L’impressione è che, per quanto i progressisti possano protestare, il nuovo Presidente non abbia intenzione di cedere di un passo. E con l’appoggio della Corte Suprema, Trump può andare molto lontano.  

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