01 febbraio 2017

Qualche divagazione sul film Silence


di Alfredo Incollingo

Il Giappone ci ammalia: sushi, manga, anime (i cartoni animati) e tutta la chincaglieria nipponica ha conquistato centinaia di migliaia di fan nell'altrettanto ingegnoso e eccelso occidente. Forse oggi avremo da ridire su questi aggettivi, ma sarebbe un tradimento negare la luce dei secoli passati, anche di quelli che sono solitamente definiti bui. Siamo sinceri, i gusti sono gusti: c'è chi ama il sushi e i manga e chi non li apprezza. Piena libertà. Eppure le luci stroboscopiche dei cartoni animati nipponici e la tecnologia futuristica, aggiungiamo anche Yukio Mishima e i kimono, ci portano a esaltare una civiltà originale, sì, fedele a stessa, altrettanto, ma non superiore alla nostra. Nel nostro Kali Yuga permane una parvenza di verità e di luminosità. Il problema è trovare questa luce nell'oscurità odierna e la cerchiamo invece in luoghi lontani che ci paiono più chiari e sani di noi. I samurai ci piacciono e la nostra cavalleria? Erano bellatores disciplinati e devoti, ma c'è Verità e verità: c'è quella cristiana, l'unica, e quella del bushido e del buddismo, che avrà segni di fondatezza (che l'avvicinano al cristianesimo), ma non si può prescindere da ciò che ci allontana. Le proporzioni tra le similitudine e le differenze sono a favore della seconda. L'ultimo film di Martin Scorsese, Silence, ci ha posto di fronte a tante domande. E' lecita l'apostasia in caso di pericolo e il perdono è possibile? Il gesuita padre Cristovao Ferreira nel film ritiene incompatibile Cristo con la cultura giapponese e anzi propone una versione addolcita del cristianesimo. Gli Shogun massacrano i cristiani? Allora vuol dire che Cristo non è adatto a questo popolo, sostiene l'apostata missionario. Meglio abiurare la propria fede, cercando Dio nella tradizione giapponese, o convertendosi addirittura al buddismo. Cristo lo mettiamo da parte per tempi migliori. Non trovate similitudine con la situazione dei cattolici odierni? Nell'errore vi cade anche il gesuita Rodrigues quando accetta di negare la sua missione apostolica per seguire l'atteggiamento del suo maestro. Era partito per il Giappone nel tentativo di salvare Ferreira, ma finisce nel cadere nella rete del nemico. Quanti di noi pensano di trovare la salvezza in Oriente? O quanti pensano che le dottrine filosofiche e religiose orientali siano compatibili con il cristianesimo? René Guénon, che va trattato con una certa cautela, biasimava l'orientalismo della cultura europea. Come il gesuita apostata anche la Francia della Belle Epoque, di fronte alle nevrosi della modernità, cercava la sua anima in Sud America o in Asia, dimenticandosi di avere monasteri, chiese e un patrimonio spirituale immenso dentro di sé. L'acceso anticlericalismo aveva sviato intenzionalmente la ricerca delle proprie radici cristiani, portando il francese a guardare in Oriente, verso qualche improbabile sorgente di vera fede. In Oriente e Occidente Guénon critica questo atteggiamento, definendolo blando e d'erudizione: è facile mettere insieme, a caso spesso, le varie ritualità religiose; è difficile invece capire l'essenza sacra (tradizionale, direbbe lo scrittore) che farebbe coincidere queste forme essoteriche del sacro. Ammesso che ci sia. Il cattolico che fa ciò è un fedele confuso, molto confuso. I Ferreira abbondano anche nella Chiesa moderna. Quanti sacerdoti, missionari e cardinali mettono da parte l'apostolato per non turbare le coscienze altrui o per vivere in tutta tranquillità?
Abbiamo di fronte a noi uomini di Chiesa tentennanti (meglio i tanti laici che testimoniano il Vangelo anche nel pericolo), occidentali smemorati (e resi ignoranti intenzionalmente) e un Giappone tradizionalista e modernista, che si lacera in questi opposti, capace anche di perseguitare una religione che portava un Dio d'amore nell'arcipelago. I samurai saranno anche affascinanti, ma nessuno toglie la fierezza, la fede e il sano carattere aristocratico della cavalleria templare, dei maltesi difensori d'Europa e dei tanti ordini militari e monastici che ci hanno protetto nei secoli passati. Nel Cristo Re e nel Cristo amante degli ultimi ritroviamo quell'unità e quella ragione d'essere che nessun Budda e nessun imperatore potrebbe darci.  

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