05 febbraio 2017

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: le “zoccolette” e le convertite (Parte XXVII)


di Alfredo Incollingo

La prostituzione è un tema caldo della politica italiana contemporanea. Da anni si chiede la regolamentazione del “mestiere più antico del mondo” per dare sicurezza alle (infelici) ragazze e trarne guadagno per le casse dello Stato. Non è sbagliato affermare che il movente economico sia quello sostanziale. Nessun politico finora si è mai interrogato sulla felicità di queste donne, se soffrano per i continui abusi o se invece siano contente di darsi a sconosciuti. C'è sicuramente una minoranza femminile che per capriccio e per libidine si concede facilmente al sesso maschile, ma c'è una maggioranza silenziosa che “batte” le strade cittadine per costrizione. E' giusto che lo Stato lucri su queste? O è lecito invece che le salvi dal loro personale inferno? Come?
Guardiamo alla storia, alla Chiesa Cattolica e al suo realismo secolare. Nel medioevo Roma era l'Amsterdam di quei secoli: le prostitute, le concubine e le dame di compagnia (per uomini) abbondavano nei palazzi nobiliari, non disprezzando di servire laidi e mondani cardinali (e papi purtroppo). Non tutte tuttavia godevano delle ricchezze dei casati romani: la maggior parte era di umili origini e “batteva” per strada tra la violenza quotidiana dei quartieri popolari e la miseria. I papi si preoccuparono di salvare queste anime dall'Inferno, persuadendole, e quindi non forzandole, a cambiare vita. In che modo? Con carità, umiltà e misericordia (quella vera, che nasce prima di tutto dalla constatazione del peccato e da una pena espiatoria). Prima di tutto le prostitute romane furono tolte dalle strade e chiuse in appositi locali, siti in alcune vie della città. Ancora oggi esiste una “Via delle Zoccolette” che nel nome ricorda queste povere fanciulle in balia della libido maschile. Vi è anche una “Via delle Convertite”, sempre nel centro storico di Roma. La Chiesa dava modo a queste donne di vivere in condizioni igieniche migliori (controllate da un medico specializzato, per esempio) e le censiva, come i clienti. Questi, schedati in tutto e per tutto, subivano il severo giudizio della Chiesa. Le “lucciole”, invece, avevano modo di riscattarsi: nei pressi di questi “quartieri a luci rosse” vi erano dei conventi di suore che aiutavano queste donne a cambiare vita. Chi decideva volontariamente di convertirsi poteva trovare conforto e soccorso in questi luoghi: venivano educate, imparavano un mestiere e veniva donata una dote per trovare un buon marito. “Via delle Convertite” commemora le centinaia di migliaia di donne salvate da queste suore che molto spesso, come loro, erano state prostitute. La Chiesa Cattolica tollerò la prostituzione, ma con l'intento di migliorare l'esistenza delle “lucciole” e stimolare la conversione: per decoro le si circoscriveva in alcune vie, le si concedeva delle condizioni igieniche migliori e le si persuadeva a darsi a Gesù. Questa “Chiesa in uscita” era efficacie, realista e misericordiosa con coloro che facevano penitenza per i propri peccati. Forse oggi si sarebbe gridato allo scandalo e all'eccessiva severità. Alla fine anche la prostituzione pare essere un'attività da svolgere secondo coscienza.
Il viaggio continua.  

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