28 marzo 2017

Brescia pro-life: la testimonianza di Gianna Jessen


di Amicizia san Benedetto Brixia

Per una sera almeno, quella di venerdì 24 marzo, Brescia si è scoperta pro-life. L’occasione è stata offerta dalla presenza di Gianna Jessen, la quarantenne americana che, sopravvissuta ad aborto salino, nonché sfuggita miracolosamente ai tentativi di strangolamento del medico illuminato di turno, ora gira il mondo raccontando la propria storia e portando la testimonianza della “bambina di Dio”, abbandonata da tutti ma non dal Padreterno. Bello il racconto di Janna, che ha intrecciato tre livelli di riflessione: l’olocausto dell’aborto, l’annuncio di fede cristiana, l’invito alla riscoperta di una virilità e di una femminilità all’insegna della purezza. Mi preme particolarmente ricordare due commenti della Jessen: il primo di totale stroncatura nei confronti del progetto di legge liberticida che la Francia giacobina e anti-libertaria ha in cantiere, un progetto “terribile” e dannoso per tutti (non solo per i cattolici, con buona pace della Stampa illuminata), a dire della quotatissima testimone non cattolica; il secondo un endorsement biblico a Trump, “non trovate curioso - chiede ironica Gianna - che Dio abbia scelto una persona così particolare per attuare il suo grande progetto?” Non servono commenti.
E ora torniamo al risveglio pro-life di Brescia. A suo modo Brescia è una realtà dalla vivacità che davvero impressiona: piccola ma tenace, la sua attività culturale è continuamente tagliata da influssi di sinistra e di destra - se concedete la semplificazione. Non mancano periodici interventi dei grandi nomi à la page: Cacciari, Mancuso, Bianchi, Kung (sventato all’ultimo) e gli altri grandi ospiti del “pensiero pericoloso” (per dirla con i dizionaristi del Timone); sono già stati celebrati i primi matrimoni omosessuali in comune; si attende a settimane la profanazione del Corpus Domini con la sfilata del Gay-pride. D’altro canto la Leonessa ha sfornato in questi ultimi anni fenomeni del calibro delle Sentinelle in Piedi (da subito attivissime in questa sede); testimonial d’impatto nazionale come Massimo Gandolfini e ha raccolto in pochi mesi la presenza di nomi quali il card. Burke (due volte in meno di un anno), Amato (con e senza Povia), Miriano (con e senza p. Botta), Gotti Tedeschi, don Bux, il card. Sarah. Interessante, non trovate? Evidentemente i due spiriti del beato Paolo VI continuano a soffiare. E insomma non è stato per nulla scontato venerdì scorso trovarsi nella chiesa di S. Maria del Carmine e scoprirla stracolma di fedeli e sacerdoti, esponenti progressive e conservative, movimenti laicali e ordini religiosi, assessori e uomini di Curia (quest’ultimi mica troppi, a meno di aver visto male). Mi ha colpito in particolare notare come l’invito di Gianna Jessen abbia catalizzato e messo in stretta collaborazione svariati gruppi tra loro. Teniamo la doppia lezione: del fatto che il popolo pro-life non è né esiguo, né pavido, né disarticolato, né arrendevole e del fatto che se i gruppi variamente legati alla tradizione si uniscono tra loro, possono fare davvero la differenza su larga scala. Un insegnamento semplice, ma non banale per la causa contro-rivoluzionaria.

 

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